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ArcelorMittal conferma ai sindacati dei metalmeccanici riuniti nella sede di Confindustria la volontà di ricorrere alla cassa integrazione per circa 1.400 addetti dello stabilimento di Taranto (Ex Ilva) a partire dal prossimo primo luglio per 13 settimane. Lo riferiscono i sindacalisti presenti al tavolo aggiungendo che, da parte loro, hanno richiesto all’azienda un ripensamento e sono in attesa di essere convocati al Mise per un incontro istituzionale col ministro Luigi Di Maio.

«L'azienda ha ribadito che si tratta di una misura temporanea che non ha niente a che vedere con la strategia di lungo termine e gli accordi presi». Così ArcelorMittal in una nota ribadendo che si tratta di una misura «temporanea che non ha niente a che vedere con la strategia di lungo termine e gli accordi presi» ma anche di «una scelta difficile, che si rende necessaria a causa delle critiche condizioni del mercato dell’acciaio».

Sull'annuncio di far scattare la cassa integrazione dal primo luglio per 1.400 addetti dello stabilimento ex Ilva di Taranto, «abbiamo chiesto ad ArcelorMittal di rivedere la sua posizione e magari aspettare qualche giorno per avviare la procedura della cassa integrazione». Cosi il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, al termine dell’incontro tenutosi oggi con i vertici aziendali a Confindustria.

«Abbiamo fatto un appello finale: evitate un provvedimento del genere che non trova giustificazione perché avrebbe effetti gravi sulla città di Taranto», ha continuato Palombella.

LE PAROLE DI FIOM - Ad ArcelorMittal «abbiamo chiesto di verificare e ripensare la scelta di ricorrere alla Cig perché le difficoltà di mercato, che ci erano state già presentate, potevano e dovevano essere risolte esclusivamente attraverso la mancata risalita della produzione, che era già prevista a 6 milioni di tonnellate e si fermerà invece a 5». Così il segretario nazionale della Fiom Cgil, Gianni Venturi, al termine dell’incontro con i vertici della multinazionale dell’acciaio sulla volontà di ricorrere alla Cig per 1.400 dipendenti dello stabilimento ex Ilva di Taranto.

«Continuiamo a chiedere al Mise un incontro per una verifica della tenuta complessiva dell’accordo dello scorso 6 settembre», ha aggiunto Venturi che ha chi gli chiede se l’azienda si è mostrata possibilista su un ripensamenti ha risposto: «Abbiamo molte riserve, ci è sembrato che i margini di ripensamento non siano molto ampi»

L'OPINIONE DI FIM - CISL - Sull'annuncio, oggi confermato, da parte di ArcelorMittal della cassa integrazione per 1.400 addetti dello stabilimento ex Ilva di Taranto «abbiamo evidenziato l’impatto negativo che ha avuto sui lavoratori che vedono nella scommessa Arcelor Mittal un rilancio ma trovano, sebbene in condizioni di mercato e produttive inequivocabili, una ulteriore frenata». Così il segretario nazionale della Fim Cisl, Valerio D’Alò, al termine dell’incontro con i vertici aziendali aggiungendo che ii è così chiesto ad ArcelorMittal di verificare se ci siano le condizioni per evitare il ricorso agli ammortizzatori sociali.

«Abbiamo chiesto che sia completato al più presto il numero delle assunzioni previste nell’accordo», ha continuato D’Alò, sottolineando che «è sicuramente positivo che le opere di messa a norma degli impianti proseguano nelle scadenze previste ma ci teniamo a tenere alta l’attenzione su tutta una serie di manutenzioni ordinarie e straordinarie che sono ancora carenti».

Per la Fim Cisl va bene fare incontri di verifica ma «serve anche la convocazione al Mise, così come prevista nel testo dell’accordo, perché è importante capire come si procederà con il tema bonifiche nei siti di Genova e Taranto, su questo il Ministero è completamente assente, vertenze delicate come questa vanno seguite e verificate giorno dopo giorno non possono essere abbandonate a ogni giro di campagna elettorale».

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IL FATTO - Il rispetto dell’accordo sindacale per lo stabilimento siderurgico di Taranto siglato al Mise il 6 settembre del 2018 sarà al centro di un incontro che si svolgerà oggi, a partire dalle 10, nella sede di Federmeccanica a Roma. All’ordine del giorno la questione delle graduatorie degli assunti e degli esuberi, al centro di polemiche e azioni legali. Quanti ritengono di essere stati ingiustamente dichiarati in esubero per errata attribuzione dei punteggi tra i lavoratori del Siderurgico di Taranto rimasti in capo all’azienda in amministrazione straordinaria a zero ore dopo il passaggio dell’ex Ilva ad ArcelorMittal, dovranno intraprendere individualmente azioni legali. È quanto emerso nella riunione dell’altroieri tra azienda e sindacati.

Il 22 marzo scorso, accogliendo un ricorso dell’Usb, il Giudice del Lavoro di Taranto Lorenzo De Napoli ha condannato l’azienda per condotta antisindacale rilevando mancanza di trasparenza nella comunicazione delle graduatorie e dei criteri scelti per l’individuazione di assunti ed esuberi. Fim, Fiom e Uilm nell’incontro con l’azienda hanno segnalato «tutta la serie di criticità e zone d’ombra - è detto in una nota - su una parte del processo selettivo adottato dall’azienda. Per effetto della sentenza è diventato di fatto impraticabile continuare il percorso sindacale intrapreso da Fim, Fiom e Uilm, risultato per il quale ogni eventuale caso rientra in un contesto di diritto individuale del lavoratore e non più collettivo». Sarà «dunque opportuno - aggiungono i sindacati - che ogni singolo caso dovrà necessariamente rivendicare l’eventuale diritto con impugnativa in sede stragiudiziale. Gli uffici legali di Fim, Fiom e Uilm saranno a disposizione per il consulto di ogni singolo caso cui ne deriverà eventuale procedimento impugnativo».

Domani, invece, in sede di confronto azienda-consiglio di fabbrica, ci sarà il secondo round sulla richiesta di cassa integrazione ordinaria per 1.395 dipendenti sugli 8.250 in forza allo stabilimento di Taranto, a partire dall’1 luglio prossimo e per 13 settimane.

L’Usb sostiene di aver trovato «un muro alzato dai gestori dello stabilimento, ArcelorMittal, che non hanno nessuna intenzione di dialogare in merito agli errori commessi e non sono disponibili ad intavolare nessun tipo di accordo». L’azienda ha un atteggiamento ambiguo che prende in giro l’intera città di Taranto, non solo i lavoratori: da una parte dà l’impressione di essere aperta e presente negli eventi pubblici vissuti dalla comunità, dall’altra mostra segni di indifferenza e disprezzo rispetto al sacrosanto diritto alla salute e al lavoro dei lavoratori e dei cittadini».

Secondo l’Usb, «questa ulteriore cassa non è conseguente all’aspetto produttivo, che non è variato negli anni, ma è una reazione alla sentenza del tribunale e all’annuncio da parte del Ministero alla riapertura dell’Autorizzazione Integrata Ambientale».

Quanto avviene, denuncia il coordinatore provinciale del sindacato di base, Francesco Rizzo, «è un “regolamento dei conti” ed ArcelorMittal sta mostrando i muscoli nei confronti del sindacato che lo ha portato in Tribunale, nei confronti del Governo e di una comunità intera e quindi fa passare un solo messaggio: “qui si fa come dico io”. A questo punto ci appelliamo al Governo che dovrebbe richiamare ArcelorMittal, che ricordiamo è gestore in affitto e non è il proprietario, che si è palesemente reso inaffidabile nella gestione dello stabilimento».

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