Venerdì 20 Settembre 2019 | 05:10

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TARANTO - «Manca qualsiasi riscontro oggettivo circa la pretesa situazione emergenziale necessaria a supportare qualsiasi provvedimento volto a limitare l'esercizio dello stabilimento di Taranto»: firmato Matthieu Jehl, amministratore delegato di ArcerlorMittal Italia e Samuele Pasi, responsabile dei rapporti istituzionali della stessa azienda. A ridosso del 2 aprile, scadenza fissata dal sindaco Rinaldo Melucci per conoscere dagli organi di controllo la reale situazione circa l'inquinamento prodotto dalle industrie, anche la multinazionale che gestisce dallo scorso 1 novembre in fitto biennale finalizzato all'acquisto lo stabilimento siderurgico di Taranto ha inteso dire la sua, inviando al primo cittadino un dossier articolato e documentato, pubblicato sul sito del Comune.

«Comprendiamo la sua volontà – scrivono Jehl e Pasi - nel responsabile esercizio delle funzioni che la legge le attribuisce, di fare chiarezza rispetto alla reale situazione ambientale e sanitaria di Taranto alla luce delle fuorvianti e contraddittorie esternazioni riprese dalla stampa che si sono succedute nell'ultimo periodo, che - condividiamo - hanno contribuito ad accrescere senza motivo le preoccupazioni della cittadinanza e dell'opinione pubblica. Ma non possiamo esimerci dal rilevare che, dalle evidenze ad oggi già ampiamente disponibili, non emerge alcuna emergenza sanitaria o ambientale, con la conseguenza che eventuali provvedimenti adottati nei confronti dello stabilimento siderurgico di Taranto sarebbero ingiustificati, carenti dei necessari presupposti e certamente dannosi». L'azienda sottolinea, così, che «la produzione delle cokerie non è aumentata e non può aumentare in ossequio alle prescrizioni imposte dal DPCM 29.09.2017. Ogni contraria indicazione è destituita di alcun fondamento» e che «l'impianto viene gestito. Sul punto, l'Ispra, nel verbale dell'ultima riunione dell'Osservatorio permanente per il monitoraggio dell'attuazione del Piano Ambientale tenutasi in data 28 marzo 2019, ha dato atto del fatto che, da novembre 2018 a marzo 2019, "non sono state riscontrate nel periodo criticità né in ordine al rispetto dei valori limite di emissione Aia né in ordine all'attuazione degli interventi del Piano Ambientale”. Non solo dunque risultano rispettati i limiti di emissione ma è stata finalmente superata la stasi determinata, in passato, dalla carenza di fondi e le prescrizioni ambientali sono finalmente in corso di attuazione».
Viene quindi sottolineato che «solo l'attuazione del piano ambientale nei tempi stringenti dettati dal DPCM 29 settembre 2017 ed ulteriormente accelerati dall'Addendum firmato con i Commissari Straordinari il 14 settembre 2018 consentirà di porre in essere, nel più breve tempo possibile, interventi che non solo sono coerenti con le migliori tecnologie oggi disponibili (BAT) ma in molti casi si pongono ben oltre le BAT medesime (come, ad esempio, nel caso della copertura dei parchi primari e secondari; della chiusura completa dei nastri trasportatori, del rispetto del limite per le polveri pari ad 8 mg/Nm3 alle batterie; ecc.). Tale percorso di attuazione degli interventi ambientali è, appunto, ben avviato e prosegue a pieno ritmo».
Un passaggio viene dedicato alle collinette ecologiche per chiarire che «esse sono state realizzate negli anni '70 quale presidio fisico a protezione del quartiere Tamburi» e, dunque, «non sono interessate da alcuna attività operativa dello stabilimento» e pertanto «nessun provvedimento adottato per contrastare asseriti rischi derivanti dalle "collinette ecologiche" potrebbe essere diretto ad ArcelorMittal e, soprattutto, potrebbe limitare l'attività industriale dello stabilimento».

In conclusione, «un'eventuale ordinanza di sospensione dell'attività dello stabilimento comporterebbe invece danni gravissimi proprio rispetto a quei beni - la salute e l'ambiente - che il provvedimento vorrebbe asseritamente tutelare. Come noto, infatti, le fasi di arresto (così come quelle di riavvio) di impianti determinano emissioni più elevate rispetto a quelle ordinarie comportando dunque, un impatto ambientale serio e certo - pur attuando ogni necessaria precauzione volta a ridurre tale impatto al minimo - a fronte di una situazione emissiva coerente con i limiti di legge e rispetto a cui non risulta comprovato alcun rischio. Sotto altro profilo, le operazioni di fermata degli impianti implicano un rischio elevato in termini di sicurezza. Per poter essere effettuate in sicurezza per i lavoratori e per la pubblica incolumità dette azioni debbono essere correttamente programmate e necessitano un tempo tecnico di attuazione molto lungo che varia a seconda dei diversi impianti (altoforni, batterie, ecc.). Un'eventuale fermata delle cokerie determinerebbe pertanto l'impossibilità tecnica di riattivazione e la conseguente chiusura di tutto lo stabilimento in modo permanente data la dimensione dello stesso». Insomma, detto che non ci sono le condizioni oggettive per ricorrere ad un simile provvedimento, viene chiarito che «Le gravi criticità in termini di sicurezza e di danno ambientale si aggiungono agli impatti, fin troppo ovvi, che il provvedimento avrebbe in termini occupazionali nonché alle conseguenze di natura economica, rispetto a cui ArcelorMittal si riserva fin d'ora ogni più ampio diritto».

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