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A taranto

Centro autismo rischia chiusura, protestano famiglie

Il sit-in questa mattina a Bari per chiedere l'attivazione dei servizi di riabilitazione

autismo

I genitori dei ragazzi autistici di Taranto chiedono l’attivazione dei servizi di riabilitazione previsti dal regolamento regionale.
Manifesteranno sotto la sede del consiglio regionale di Bari, questa mattina alle 10,30 le circa quaranta famiglie del territorio ionico che temono per il futuro dei loro figli. Il centro socio-educativo Logos, al quale finora si sono rivolti genitori e ragazzi ottenendo servizi specifici nel trattamento delle patologie connesse allo spettro autistico, ed ispirate al metodo ABA, rischia infatti di chiudere i battenti per mancanza di fondi. Finora, l’attesa e promessa trasformazione da centro ex articolo 60 a centro 60 quater, non è avvenuta.


La notizia di questa protesta ha già fatto il giro dei social, attraverso la condivisione del post di Barbara Mennella, madre di un ragazzo autistico: «A ben due anni dall’entrata in vigore del regolamento regionale sull’autismo, aspettiamo e rivendichiamo l’attivazione dei servizi previsti. Nonostante i buoni propositi e le promesse ricevute in questi anni dalle istituzioni, ad oggi sul nostro territorio non abbiamo nessun tipo di servizio riabilitativo attivo». Il perdurare di questa situazione comincia purtroppo a produrre i suoi effetti devastanti: «A breve 40 tra bambini e ragazzi autistici rimarranno senza trattamenti riabilitativi specifici e ritorneranno nel limbo dell’improvvisazione e dei compromessi terapeutici. La Logos in questi anni non ha solo colmato un vuoto terapeutico ma ha rappresentato anche per noi famiglie un posto dove condividere esperienze e progettare un futuro per i nostri figli».


«Sono passati due anni - aggiunge Damiano Cecere, genitore di un ragazzo autistico di 15 anni - da quando è stata prevista l’attivazione dei moduli. Ma attualmente nessun servizio riabilitativo è iniziato a Taranto. E l’unica struttura dalla quale abbiamo finora ricevuto assistenza potrebbe chiudere perché dalla Asl hanno fatto sapere che non rimborseranno le prestazioni erogate ai ragazzi autistici. Noi però abbiamo il diritto, ed anche il dovere nei confronti dei nostri figli, di chiedere l’attivazione dei servizi previsti dalla legge e che davvero possono migliorare le condizioni dei nostri ragazzi. Poter beneficiare soltanto di terapie generiche come psicomotricità e logopedia, non sarà sufficiente. Certamente positivo, ma limitativo per chi è autistico».


Il centro di via Genova 27 finora è riuscito a rispondere in maniera adeguata alle esigenze di questi ragazzi speciali anche perché per lo più formato dai genitori e dalle famiglie degli stessi utenti. Se chiuderà, non ci saranno altri punti di riferimento.
E’ questo che le famiglie cercheranno di spiegare oggi a Bari, sperando di poter contare sulla sensibilità e sulla competenza dei presenti al consiglio regionale.
«Tra i primi punti all’ordine del giorno della seduta - conclude Damiano Cecere - ci sarà proprio la discussione sui centri socio-sanitari. Riteniamo quindi di poter incontrare politici e tecnici che sono realmente a conoscenza della situazione e che possono fornirci delle risposte concrete».

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