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Emiliano: «Melucci ritiri dimissioni e vada a lavorare»

Il governatore: «È stata sconfitta la sua ambizione insensata»

Emiliano: «Melucci ritiri dimissioni e vada a lavorare»

«Il sindaco la smetta, diciamo così, di fare l’offeso, ritiri le dimissioni e e vada a lavorare». Firmato Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia ieri all’ospedale «Nord» per inaugurare il reparto di Pneumologia. Certo, formalmente, si tratta di un invito, ma il tono ruvido e le critiche rivolte confermano come i rapporti tra il Governatore e Rinaldo Melucci siano ai minimi termini.


Il presidente della giunta regionale, rispondendo alle domande dei giornalisti, afferma: «Mah, guardate io su questa campagna per le Provinciali, non ho detto una parola. E poi, per me, rimane un mistero il fatto che abbia deciso di candidarsi alla Provincia. Già, un mistero visto che, in tutta sincerità, avrebbe fatto bene a fare il sindaco di Taranto - prosegue Emiliano - e non ad ambire a progressi di carriera in una situazione difficile come quella della città. Purtroppo, ha messo a rischio se stesso e la sua città a causa di un’ambizione personale insensata. Ed è stato sconfitto. Tutto qui». E infine, Emiliano conclude: «Parlare di questa roba, non ha senso. Ora il sindaco, farebbe bene a ritirare le dimissioni e ad andare a lavorare dandosi da fare per questa città perché noi abbiamo bisogno che al Comune di Taranto ci sia un sindaco. Quindi, smetta di fare, diciamo così, l’offeso e vada a lavorare».


Intanto, qualche ora prima, in Municipio, c’era stata una seduta - lampo del Consiglio comunale. E, alla fine, non poteva essere diversamente. Dal pomeriggio del 2 novembre, ovvero dal momento in cui Rinaldo Melucci ha rassegnato le dimissioni da sindaco di Taranto, è come se su Palazzo di Città si fosse posata una lastra. Che, con il passar del tempo, può diventare sempre più spessa sino a trasformarsi in ghiaccio. Impenetrabile.
Ora, la cronaca dei fatti. La riunione del Consiglio comunale convocata in modalità question time, si apre con la proposta del capogruppo del Pd. Gianni Azzaro, a nome della maggioranza, chiede il rinvio della discussione di tutti i punti all'ordine del giorno. La richiesta si regge proprio sulle dimissioni presentate dal sindaco, ma anche sull’assenza degli assessori che avrebbero dovuto rispondere alle domande dxei consiglieri. Si va ai voti e la proposta dell’esponente Dem passa con 12 voti favorevoli e 7 contrari.


Tanto basta per scatenare la reazioni delle minoranze. In un video messaggio pubblicato sulla sua pagina Facebook, Massimo Battista (Indipendente), invita i consiglieri comunali a raccogliere le diciassette firme necessarie «per arrivare allo scioglimento del Consiglio comunale». Il tema posto dall’ex M5S è degno di nota, ma nell’attuale situazione politica municipale si scontrano due debolezze: quella della maggioranza che, oltre a non avere i numeri per governare, ha diversi «strappi» da ricucire (la prima) e quella delle opposizioni che, al tempo stesso, non hanno la forza per arrivare alla fatidica quota 17 e scrivere la parola «fine» su questa problematica consiliatura.


Il capogruppo di Forza Italia, Giampaolo Vietri, non ha dubbi: «Il fatto che la maggioranza dei consiglieri tarantini non l’abbiano votato quale presidente della Provincia - per il forzista - è un evidente segnale di sfiducia politica. Il sindaco può trovare 16 consiglieri disposti a proseguire la consiliatura ma non avrà più - sentenza Vietri - l’autorevolezza necessaria per rappresentare Taranto. La bocciatura di Melucci è la naturale conseguenza di un anno e mezzo di cattiva amministrazione. Il sindaco non può governare ricercando ogni giorno i numeri in consiglio; è ormai delegittimato».
Secondo Tony Cannone («Taranto nel cuore»): «La città langue e i componenti della maggioranza dell'amministrazione Melucci e i suoi assessori, per risolvere le beghe tutte in organico al proprio interno, non solo fanno saltare il Consiglio comunale, ma sospendono persino tutte le commissioni, paralizzando così ogni attività amministrativa della città. La questione è tutta qui. Sindaco - conclude Cannone - spero non ci ripensi, che confermi le sue dimissioni».

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