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Un talento di Bari: il volo di Rebecca tra sogno e favola

Difronzo e l’esordio in A contro l’Inter: «Fantastico. Come le lacrime di mia madre»

Un talento di Bari: il volo di Rebecca tra sogno e favola

Rebecca Difronzo, classe 2003

Il Covid che bussa alle porte dello spogliatoio mettendo fuori causa 5 calciatrici, la sesta sconfitta consecutiva in campionato rimediata sabato contro l’Inter e il sorpasso in classifica del San Marino che vale il penultimo posto in graduatoria. In casa Pink Bari sono poche le note liete dell’ultimo periodo. Tra queste, però, c’è sicuramente l’esordio da titolare in serie A di Rebecca Difronzo. A Milano il portiere classe 2003 è scesa in campo dal primo minuto per sostituire Paula Myllyoja, positiva al coronavirus, e nella truppa biancorossa è stata il soldato migliore.

Difronzo, esordio da titolare in serie A a 17 anni contro un avversario affascinante come l’Inter. Che tipo di sensazioni ha provato?
«Emozioni intense vissute per tutta la settimana. Ero consapevole di dover giocare, così i primi giorni sono stati di grande tensione. Ho cercato di farmi forza, di allenarmi bene e sono riuscita a trovare la giusta tranquillità. Il segreto, forse, è stato quello di pensare alla gara come a una partita del campionato Primavera. Una volta in campo, poi, temevo che l’ansia potesse giocarmi brutti scherzi. Invece no. Avrei potuto fare meglio, ma nel complesso sono contenta. Mi sono goduta il momento e alla fine sono stata felice di aver realizzato un sogno che coltivavo sin da bambina».

Ha sostituito una veterana come Myllyoja. Dopo la partita le ha inviato un sms per complimentarsi?

«Sì, ci siamo sentite. Mi ha detto di essere felice per il mio esordio e molto fiera di me. Paula è un esempio da seguire dentro e fuori dal campo. Ha una mentalità che non avevo mai visto prima: sempre sul pezzo, positiva e propositiva. Spero possa tornare presto, magari dopo avermi lasciato qualche altra partita (ride, ndc). A parte gli scherzi, ovviamente, mi piacerebbe giocare ancora. Vivere quei 90 minuti da protagonista, a questi livelli, è davvero speciale. Lo immagini tante volte, quando inizi il tuo percorso da calciatrice, ma la realtà supera la fantasia».
Lei è cresciuta nelle giovanili della Pink, ma ha già fatto un’esperienza all’estero. Le va di raccontarla?

«Per tre anni di fila, in estate, sono stata a Manchester per uno stage nell’Academy del City. Mi sono allenata su campi fantastici. È stata un’esperienza bellissima. Lì ti insegnano a giocare “alla Guardiola” e nel frattempo impari l’inglese. Anche quello che serve su un campo da calcio. Nozioni che mi sono tornate utili alla Pink: con tante ragazze straniere, ho dato una mano allo staff come traduttrice per far capire alle mie compagne di squadra gli aspetti tecnico-tattici che richiedono una terminologia un po’ più sofisticata. Una bella soddisfazione.

Come nasce in una bambina la voglia di giocare al calcio e di scegliere poi un ruolo particolare come quello del portiere?

«È un mondo che mi ha sempre affascinato. Da piccola ero tifosa del Milan: quello di gente come Ronaldinho, Robinho e Dida per intenderci. Il ruolo di portiere è nato per caso. Merito di mio cugino. Lui voleva sempre giocare, si divertiva a calciare e così mi chiedeva di stare in porta. Sfida dopo sfida, alla fine, sono rimasta lì. I miei amici mi vedono ancora un po’ come una marziana, i miei giocatori sono molto orgogliosi. Mi hanno detto che sabato mia mamma, alla prima parata, si è messa a piangere».
In giro per il mondo ci sono tanti portieri forti. Quali sono i suoi preferiti?

«Per quanto riguarda il maschile sono Ter Stegen del Barcellona ed Ederson del Manchester City, due portiere molto bravi con i piedi che cerco sempre di imitare. In particolare per quanto riguarda un fondamentale: il rinvio mano-piede. Nel femminile, invece, il mio idolo è sempre stata Hope Solo. Adesso non gioca più, ma per anni è stata l’ultimo baluardo della Nazionale degli Stati Uniti. Un vero fenomeno».

Il calcio rappresenta una parte importante della sua vita, ma a 17 anni c’è anche molto altro. Cosa fa quando non è in campo?
«Seguo le lezioni del mio ultimo anno di liceo, sono iscritta allo Scacchi. Poi faccio dei corsi di inglese, una passione che coltivo da diversi anni. Nel mio tempo libero, invece, c’è sempre il calcio. Mi piace guardare le partite ed i video degli allenamenti dei portieri. E lo sport, in generale: quando capita gioco a tennis o a beach volley. Pensando al futuro, vorrei continuare a studiare e a fare la calciatrice. Una volta appesi gli scarpini al chiodo, poi, mi piacerebbe rimanere in questo mondo e aiutare il movimento a crescere. A raggiungere gli stessi diritti e magari anche gli stipendi (ride, ndc) del maschile».

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