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BARI - Una storia al limite della realtà. Quella della piccola Rebecca Volpe, 17enne barese innamorata dell’atletica leggera che la vita ha voluto mettere duramente alla prova, forse troppo per i comuni mortali, non abbastanza per una come lei. Difficile immaginare che il fato avrebbe potuto accanirsi con tanta pervicacia contro una ragazza bella e semplice come lei, difficile accettare che una serie di malattie autoimmuni l’avrebbero presa di mira senza risparmiare la sua adolescenza.

Ma lei, giovane mezzofondista di belle speranze al 4° anno del liceo scientifico sportivo privato, ha voluto essere più forte del dolore e della tristezza respingendo anche gli attacchi della sindrome di «Schoenlein - Henoch», una forma di vascolite che colpisce cute, articolazioni e organi delicati come reni ed intestino. Una delle più rare delle patologie non le ha però impedito di correre e di vincere mettendo in mostra un talento fino a oggi ancora inesplorato.
«Quando corro non sento più nulla e dimentico tuto, esisto solo io e la corsa ed il mio cuore sembra scoppiare due volte. Ai miei amici ripeto sempre che non è importante vincere, quando taglio il traguardo per me è sempre una vittoria, se poi sono io a vincere allora ho vinto due volte».

«Le prime difficoltà motorie di Rebecca sono state il suo stimolo più grande – racconta la madre, Loredana – ed hanno avuto l’effetto di spingerla ben oltre i suoi stessi limiti perché lei avrebbe dovuto vivere dentro una campana ed anche un semplice raffreddore avrebbe potuto causarle conseguenze ben più gravi».
I sacrifici sono il suo pane quotidiano, la linfa vitale di un cuore che sembra impazzire due volte dalla gioia e dalla emozione che prova ogni volta che indossa le scarpette da corsa. Quando solo il suo maestro di educazione fisica delle elementari, Giuseppe Pavone, la fa partecipare ai Giochi Studenteschi lei lo ripaga con il 2° posto ma nei due anni successivi riuscirà a mettersi tutti alle spalle. «Io ce la posso fare» – ricorda Rebecca di aver recitato come un mantra in quei mesi al punto che in famiglia tutti sono d’accordo nell’iscriverla ad atletica.

I tecnici Michele Paparella e Piero Allegretti la seguono amorevolmente ma il secondo, in particolare, diventa quasi un secondo padre per lei. Da sette anni non perde un allenamento e quando la domenica non deve scendere in pista si allena incurante dei divertimenti che le renderebbero momenti di svago sconosciuti. «Si allena in ogni condizione di tempo, non la ferma neanche la neve - ci racconta la mamma - e sulle sue orme ha trascinato anche la sorella Viviana, la sua migliore amica di sempre».
Poi arrivarono anni di vittorie e di complicazioni: 5 titoli regionali e le convocazioni nelle rappresentative regionali ai campionati italiani di mezzofondo con il 3° posto nel ranking nazionale sui 10mila metri dello scorso anno ed il primato regionale sui 3mila metri indoor conquistato ad Ancona due settimane fa. All’inizio non amava parlare dei suoi problemi, oggi esorta i suoi coetanei a non arrendersi mai e ad inseguire anche il sogno più improbabile.

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