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Sanremo 2020, le prove generali: tutte le anticipazioni, applausi per Diodato, Junior Cally senza maschera

Abbiamo assistito alle prove del Festival: ecco cosa ci ha convinto e cosa, invece, necessita di un secondo ascolto

Sanremo 2020, le prove generali: tutte le anticipazioni, applausi per Diodato, Junior Cally senza maschera

foto Ansa

C’è una cosa che appare chiarissima dopo aver ascoltato in prova generale le canzoni in gara al Festival di Sanremo 2020, in partenza domani: l’esperienza radiofonica di Amadeus ha avuto un ruolo prepotente nella scelta dei brani. I pezzi che tra poche ore entreranno inevitabilmente nelle case di tanti italiani, sono tutti orecchiabili, con sonorità moderne, anche da parte di quei nomi da cui ci si aspetterebbe un maggiore attaccamento alla tradizione. Siamo stati alle prove aperte alla stampa, ed ecco a cosa abbiamo assistito: nessun voto o pagella, solo qualche anticipazione su ció che abbiamo visto e che ci ha convinto, e ció che aspettiamo di riascoltare meglio domani durante la diretta, in ordine rigorosamente alfabetico.

Promossi:

- Bugo e Morgan: il pezzo funziona perfettamente, con un Morgan in piena forma vocale, che fonde il cantato con quello di Cristian (“Bugo” Bugatti) come se cantassero insieme da sempre. Grande complicità sul palco, tanta curiosità per la resa in radio.

- Diodato: enorme orgoglio per l’artista tarantino, che porta al Festival un piccolo gioiello, crea un'atmosfera magica e guadagna gli applausi a scena aperta prima ancora della fine della sua esibizione. Vogliamo sbilanciarci, non per appartenenza territoriale, ma anche dopo aver sentito gli umori in sala: «Fai rumore», già vincitrice del Premio Lunezia per il miglior testo, può aspirare al podio.

- Elettra Lamborghini: si presenta con una camicia e una gonna longuette aderente che evidenzia le sue forme generose, tanto che qualcuno, citando il titolo della sua canzone, scrive su Twitter che «Quando si gira... il resto scompare». Con un ritmo a metà tra l'orientaleggiante e lo spagnolo, il ritornello entra immediatamente in testa, ed è accompagnato dal battito di mani a tempo di tutti, orchestra compresa. Ce la porteremo dietro fino all'estate.

- Elodie: la sua «Andromeda» porta, tra le altre, la firma di Mahmood, vincitore dello scorso anno, che si sente pienamente (non c'è da stupirsi se, più in là, i due pensassero di inciderla nuovamente in duetto). Splendida prova vocale per Elodie, molto più netta di altre volte. Fa (e farà) ballare, accompagnata dalla sua sempre disarmante bellezza.

- Irene Grandi: si sa, la grinta o ce l'hai o non ce l'hai, e Irene Grandi, con i suoi 50 anni da poco compiuti, dà una lezione di energia a tutti. Il pezzo è carico, molto in linea con il personaggio e la sua lunga carriera. Non delude.

- Junior Cally: si presenta sul palco senza maschera, e la sua era una fra le performance più attese. Nonostante le polemiche dei giorni scorsi, il brano è di forte impatto, travolgente, con quel «No grazie!» scandito a ritmo che accompagna tutta l'esibizione. Piacerà, soprattutto ai più giovani.

- Le Vibrazioni: la loro performance resterà nella storia di questo festival soprattutto per la presenza di un figurante, che alle spalle di Francesco Sarcina, quasi danzando, "traduce" tutta la canzone nel linguaggio dei segni. Un momento intenso e delicato, che regala quel qualcosa in più alla canzone. Tanti applausi per l'inossidabile Peppe Vessicchio, che dirige l'orchestra.

- Levante: una prova positiva la sua «Tikibombom», che a dispetto del titolo racconta storie intense e difficili di persone con animi sensibili e problemi profondi. Buona la resa vocale, si presenta in scena con un tailleur verde acqua e dei tacchi altissimi su cui saltella e balla senza problemi. Piacevole.

- Marco Masini: pezzo orecchiabile, che funziona, parte al pianoforte e cresce fino alla fine. Piacerà allo spettatore medio del festival.

- Piero Pelù: se dovessimo racchiudere la sua esibizione con una parola, sarebbe "divertente". Perché Piero diverte e si diverte. Un pezzo scanzonato, dedicato al nipote, che chiama anche "Piccolo Buddha": pantalone di pelle, amplificatori alle spalle, salta sul palco, poi scende e si infila tra il pubblico, scambiando sorrisi con l'aria di chi è a Sanremo per collezionare un'altra esperienza indimenticabile in una lunga carriera di successi. Da premiare per l'atteggiamento positivo.

- Pinguini Tattici Nucleari: Convincenti, allegri, scanzonati. Si presentano sul palco indossando camicie con i fiori di Sanremo. Un pezzo che li farà conoscere anche al grande pubblico, meritatamente.

- Rancore: l'anno scorso c'era il "clap clap" del battito di mani di "Soldi" di Mahmood, quest'anno c'è il "ta ta ta" di "Eden". Che diventerà un tormentone, e si sa, i tormentoni piacciono. Sul finale si butta per terra, quasi sfinito: lo farà anche in diretta?

- Tosca: la sua classe e l'innata eleganza sono fuori gara. Un pezzo delicato e intenso allo stesso tempo, eseguito con grazia e tecnica vocale impeccabile: il canto di Tiziana Donati è come un morbido cappotto avvolgente, di piena atmosfera. Da brivido.

- La scenografia: merita un plauso, perché vista dal vivo appare molto più luminosa dell'anno scorso, creando profondità e recuperando la solita "scalinata". Palco molto ampio, orchestra ad altezza pubblico: la resa televisiva potrebbe premiarla ancora più di quello che è dal vivo.

Rimandati:

- Enrico Nigiotti: forse un po' di tensione, forse la normale ansia prima del debutto, non rendono la performance memorabile, nonostante la canzone sia interessante e intensa. Da riascoltare.

- Francesco Gabbani: inizia al piano, poi cresce, con un ritmo scandito anche da un fischio. Non c'è lo stesso impatto di Occidentali's Karma, vocalmente bene, ma al primo ascolto non entusiasma. 

- Giordana Angi: l'intenzione è buona, si percepisce la profondità del messaggio e della dedica alla madre, ma forse non riesce ad arrivare fino in fondo.

- Raphael Gualazzi: il pezzo ha un inciso che entra immediatamente in testa, ma forse non arriva completamente, e scostandosi dalla produzione a cui siamo abituati, spiazza un po'. Sul palco insieme a lui gli Ottolini Jazz, che con giacche e completi eccentrici lo accompagnano ai fiati. Non saranno un elemento di distrazione?

- Riki: ripete il pezzo un paio di volte per problemi tecnici, ma nonostante il doppio ascolto il brano sembra non ingranare. Basteranno cinque serate, o resterà prerogativa dei fan più sfegatati?

Menzione speciale per Gabriella Martinelli e Lula, che portano il pezzo "Il Gigante d'acciaio", dedicato a Taranto e all'ex Ilva. E lo fanno con grinta, energia e rock, senza pietà, ma quasi urlando una disperazione che solo chi vive sulla propria pelle può capire. A prescindere da come si piazzerà in classifica, riuscire a portare un racconto del genere sul palco musicale più importante d'Italia è già una grande vittoria.

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