Lunedì 03 Ottobre 2022 | 06:58

In Puglia e Basilicata

IL REPORTAGE

Mariupol, bere e lavarsi con l’acqua contaminata

Mariupol, bere e lavarsi con l’acqua contaminata

L'inferno di Mariupol

Tanti i pazienti oncologici: nel sistema idrico i veleni del fiume Donetsk

31 Marzo 2022

Donatella Cianci

Ismayl (Ucraina) - Papa Francesco, all’udienza del mercoledì, ha ribadito la sua ferma condanna: «Torniamo a pensare alla crudeltà della guerra e rinnoviamo le preghiere, perché si fermi questa crudeltà selvaggia». Chiedendo la cessazione del conflitto, ha anche rivolto un saluto a quei ragazzini accolti, anni fa, in Italia e sopravvissuti al disastro di Chernobyl.
Non sono poche le riflessioni che quel disastro, citato oggi dal Pontefice, ci richiamano alla mente, soprattutto vedendo il gran numero di giovanissimi malati oncologici in Ucraina, che restano nei letti degli ospedali, sotto il pericolo delle bombe, o che vengono trasferiti in alcuni Paesi europei, fra cui l’Italia, per continuare, con più serenità, le cure. Come mai così tanti tumori polmonari e leucemie? Innanzitutto non va dimenticato che quella terra è in guerra da anni e che ha anche subito alcuni effetti disastrosi delle centrali nucleari, ma anche delle armi pensanti usate in Crimea e nel Donbass. Da anni il cielo dell’est è più grigio del solito e questo ci pensare anche al cielo di Belgrado o di Pristina. I discorsi sui danni delle guerre hanno molte implicazioni, spesso nascoste: visibili e invisibili al tempo stesso.

Nella città portuale di Mariupol, così tristemente citata in queste ultimissime ore, i pochi residenti rimasti hanno sopportato per anni il costante eruttare di fuliggine e fumo da due impianti siderurgici, oltre che i bombardamenti e il lancio di razzi di queste settimane. «Si può vedere il fumo. C'è un odore acre», aveva denunciato il National Geographic a fine 2021. Secondo l'Unicef, in queste ore di guerra, azioni come bere e lavarsi sono diventate una sfida quotidiana, in quanto anni di guerra precedenti hanno degradato profondamente le infrastrutture idriche della regione, inquinando i fiumi e, con loro, le falde acquifere. Ora gli effetti stanno diventando macroscopici oltre che più noti al resto del mondo, proprio a causa del trasferimento dei malati, anche grazie alla Croce Rossa, vergognosamente attaccata in queste ore. Occorre precisare che la mancanza di un sistema idrico sicuro ha portato molte persone, in questi ultimi 8 anni, a fare fin troppo affidamento sul fiume Donetsk, non sapendo che proprio il degrado delle acque, e i relativi danni dei combattimenti, hanno causato il rilascio di liquami non trattati, con conseguenze negative per la salute. Stuart Parkinson, direttore esecutivo dell’organizzazione Scientists for Global Responsibility ha illustrato i dati più recenti riguardanti soprattutto le emissioni di carbonio prodotte dalle complessive attività militari nel mondo, fra cui quelle delle zone ucraine (dati spesso omessi nei documenti politici, ma raccolti nel report internazionale The carbon boot-print of the military).

Qui si legge che «le detonazioni controllate sono spesso il modo più sicuro di neutralizzare gli innumerevoli frammenti di munizioni perse o gettate intenzionalmente sul fondo del mare nel corso del ventesimo secolo. L'ubicazione di queste discariche mortali è scarsamente documentata. Si stima, ad esempio, che le acque tedesche del mare del Nord e quelle del mar Baltico contengano, da sole, circa 1,8 milioni di tonnellate di armi convenzionali e chimiche. È stato calcolato che almeno 50 mila tonnellate di munizioni chimiche siano finite nel Baltico dopo la seconda guerra mondiale, provocando effetti ancora oggi. Veleni mortali come gas nervino e sostanze chimiche asfissianti si liberano in quello che è già considerato uno degli ecosistemi marini più inquinati al mondo. Da quest’inquinamento, scendendo più a sud, non è immune neanche il conteso Mar Nero». L'Ukraine Crisis Media Center ha evidenziato ulteriori emergenze, come l'aumento del rischio di incendi boschivi causati da fuoco militare o esplosioni, così come è già successo quando 20 mila ettari, nella regione di Luhansk, sono bruciati nel 2020. Questi rischi ambientali non sono limitati al martoriato Donbass, esistono anche nella nota città di mare di Berdianske, vicino Mariupol, dove peraltro le spiagge sono già disseminate di mine.

Il bravo giornalista scientifico, Stefano Cisternino, ha fornito ulteriori dati sugli effetti ambientali delle guerre. Ha infatti aggiunto che, sebbene non esista un legame monocausale tra il cambiamento climatico e conflitti, l’impatto della guerra sul cambiamento ambientale non può essere sottovalutato, né per l’ambiente, né per gli effetti sulle persone. E intanto una decina di pazienti oncologici sono stati trasferiti da Kherson a Bucarest. È proprio il caso di citare Bergoglio: «È l'ora di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell'umanità prima che sia la guerra a cancellare l'umanità».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725