Ci sono legami che non si spezzano. Piuttosto si allungano, attraversano l’Italia, prendono il treno dell’alta velocità, si fermano in una stazione della metro che si chiama «Bisceglie» (sì, proprio come il paese in provincia di Bari) e continuano a battere forte, come un cuore innamorato, sotto la giacca elegante di chi ce l’ha fatta. Non sono cervelli in fuga. Sono talenti da esportazione. E la differenza è tutta lì.
«La Puglia non è una terra da lasciare, è una terra da portare con sé». Giuseppe Di Noia, 49 anni originario di Minervino Murge, oggi assessore al Marketing territoriale del Comune di Assago, alle porte di Milano, la Puglia non l’ha mai abbandonata. L’ha trasformata in bussola. Di Noia ha studiato a Milano, è tornato giù per ragioni familiari, ha vissuto dieci anni a Roma, poi di nuovo Milano. Ha fondato una società (Yoodata) che si occupa di sondaggi, ricerche di mercato, consulenza aziendale e ha continuato a nutrire all’ombra della Madonnina il sogno della politica il cui seme aveva piantato anni prima a Minervino Murge.
Una rotta, la sua, che non è di sola andata verso il Nord, ma un continuo ritorno, fisico o simbolico, verso le radici. «Milano mi dà quello di cui ho bisogno - racconta -. Opportunità, organizzazione, una macchina amministrativa che funziona». Ma quando parla del Sud, il tono cambia. Si fa più caldo. Più viscerale. La “sua” Assago è un piccolo «principato» dell’hinterland milanese: servizi efficienti, piste ciclabili, un bilancio solido, e soprattutto il Forum, l’arena indoor più importante d’Italia, teatro di eventi internazionali e ora anche protagonista delle Olimpiadi invernali con pattinaggio artistico e short track. È qui che Di Noia, eletto con una lista civica di centrodestra e risultato il più votato della città, nel 2024 ha ricevuto la delega al marketing territoriale. Una scelta non casuale: alle porte di un evento globale, serviva una regia capace di raccontare il territorio al mondo.
Ci sono pugliesi che partono con la valigia piena di titoli, sacrifici e memoria, oltre che di taralli. E quando arrivano a Milano non chiedono spazio, piuttosto lo costruiscono e poi lo arredano. Giuseppe Di Noia è uno di loro. Minervino Murge nel sangue, Assago sulla pelle, la Puglia come orizzonte interiore che non si sfoca mai. Il Comune che ha accolto Di Noia non conta più di 10 mila abitanti, ma è ricchissimo e strategico. È l’unico collegato direttamente al centro dalla metropolitana. Il sindaco, Lorenzo Musella, guida la città ininterrottamente dal 1985. Una stabilità politica rara. Un bilancio in attivo di tre milioni di euro. Nessuna addizionale comunale per i cittadini. Mai pagata, perché i conti tornano senza gravare sulle famiglie. Ma c’è di più. Asili nido per tutti, con rette sostenibili. Libri scolastici gratuiti fino al secondo liceo. Mensa comunale anche per gli studenti delle medie. Centoventimila euro l’anno destinati al diritto allo studio. Servizi pubblici di altissimo livello. Nel 2022 Assago è stato il Comune con la più alta vivibilità in Italia.
E qui la storia si fa interessante e volge lo sguardo di nuovo a Mezzogiorno. Perché Di Noia l’assessore lo aveva già fatto a Minervino. Lì dove, da assessore appunto, faticava persino a reperire i fondi per riparare l’auto dei vigili urbani. Dai gironi, ai cerchi... per usare una facile metafora dantesca, ma senza mai perdere il senso della misura. E il calore di casa.
La giunta di Assago è composta da quattro assessori più il sindaco. Tre sono pugliesi. Oltre a Di Noia, due donne: una originaria di Maglie, l’altra di San Severo. Il sessanta per cento degli abitanti è meridionale. La Puglia è la prima comunità, una comunità che ha saputo crescere senza smarrire coesione e il richiamo della terra. Che detta così sembra un po’ la trama di un film di Zalone. Qui Di Noia è stato il consigliere più suffragato. Non un’eccezione folkloristica, ma la prova che il merito non ha latitudine. Che la competenza si riconosce. Che l’identità non è un limite ma un valore aggiunto.
In quel mondo che parla inglese e stringe mani a delegazioni straniere, la Puglia resta un filo rosso. «Assago – sorride lui – potrebbe quasi essere in provincia di Bari. Perché la comunità pugliese nell’area milanese è imponente. La prima comunità». Una presenza che non è nostalgia, ma energia produttiva. «Mi sento a casa», dice. E non è solo una formula. Nelle scuole dei figli, nei negozi, nelle relazioni quotidiane, la Puglia la incontri ovunque. «È nelle cime di rapa che si trovano senza fatica nei mercati milanesi. È nei cognomi. È in quella frase che da bambino sentivo ripetere a Bari: “Guarda che vetrina, sembra di stare a Milano”. Oggi, forse, accade il contrario».
Milano e la Puglia non sono opposti. Sono specchi. Bari una piccola Milano. Milano una grande Bari. La comunicazione è anche nostalgia, verrebbe da dire. E Di Noia lo sa bene. Il marketing territoriale non è solo promozione di eventi. È racconto di appartenenze. È capacità di tenere insieme modernità e memoria. In un comune che ospita leader internazionali, che accoglie delegazioni straniere, un assessore pugliese porta in dote qualcosa che non si insegna nei master: il senso profondo della comunità.
Perché chi viene dal Sud sa cosa significa amministrare con poco. Sa cosa significa far quadrare i conti quando i conti non tornano. E quando trova strumenti, risorse, visione, li usa con rispetto. Con misura. Con gratitudine. Un giorno, forse l’assessore Di Noia tornerà definitivamente in Puglia. Non lo esclude. «Per ora Milano è casa. I figli crescono bene. L’unica pecca, talvolta, è il sole. Ma il sole, in fondo, è un’eredità che non si perde. Ce la portiamo dentro sempre».
C’è un dettaglio che dice molto di questa Milano che chiama la Puglia e viceversa: una fermata della metro meneghina si chiama «Bisceglie». È il segno concreto di un’emigrazione che nel dopoguerra ha riempito fabbriche, uffici, cantieri, che ha cambiato la storia del Sud ma anche più ancora quella del Nord. Oggi quei figli e quei nipoti non occupano più solo le catene di montaggio delle grandi fabbriche, ma siedono nei consigli comunali, guidano assessorati, dirigono aziende, le fondano e fanno fatturati da capogiro, e soprattutto costruiscono ponti tra territori. E allora «Puglia chiama Milano, andata e ritorno», non è uno slogan o solo il titolo della nostra prossima rubrica. È una sottile linea rossa che unisce la nostra terra al capolinea della metropolitana che porta al Duomo, Minervino al Forum, le pietre antiche al vetro dei grattacieli futuribili. È la prova che le radici non trattengono, ma piuttosto sostengono le ali. E quando il treno fa sosta a «Bisceglie», in piena Milano, quella non è solo una fermata. È un promemoria potente. Che la Puglia, ovunque si vada, continua a chiamare. E qualcuno, con orgoglio, continua a rispondere.









