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Pinto e la poetica d’acciaio sconosciuta solo a Taranto

Pinto e la poetica d’acciaio sconosciuta solo a Taranto

 
giuse alemanno

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giuse alemanno

Pinto e la poetica d’acciaio sconosciuta solo a Taranto

Quello che è successo è storia condivisa

Domenica 11 Febbraio 2024, 13:51

Pasquale Pinto guardava il mare di Taranto. Onde e scintille nei suoi occhi. E parole, per esprimere quello che gli colava da dentro. Ciò che era nato nella fabbrica. In ‘quella’ fabbrica. Versi che sono raccolti nel libro curato da Stefano Modeo per “Marcos y Marcos”: «La terra di ferro». Poesie fatte di ferro e carbonio, lavorate attraverso un processo di fusione ad alta temperatura. Ghisa poetica incandescente che permette di rievocare un concetto di Paul Valèry. Egli descrive la fatica di un autore come «il nome di tutto ciò che ha a che fare con la creazione o con la composizione di opere il cui linguaggio è insieme sostanza e mezzo». Il lavoro di Stefano Modeo, un altro illustre tarantino da esportazione (…ma quanti ce n’è?!), permette così di definire finalmente Pasquale Pinto come poeta completo, non solo dell’acciaieria.

È curioso il destino degli autori che si occupano con profondità di un aspetto della realtà che li circonda: sembrano sempre di seconda fascia, relegati in un recinto angusto, occhiuti dello specifico e inadeguati a raccontar di temi universali. Utile sarebbe, per analizzare con cognizione tale opinione limitante, una rilettura attenta di ‘Scrittori e popolo’ di Alberto Asor Rosa. È un libro del 1965, ma tale è l’assenza di guide culturali nel nostro tempo, che anche un’opera di 59 anni fa continua ad essere punto di riferimento. Eppure i classici dovrebbero averlo insegnato: Macondo per Garcia Màrquez, Acitrezza per Verga e il castello di Kronborg a Elisonore per Shakespeare, sono micro mondi che contengono tutta l’umanità. Così come la fabbrica dell’acciaio di Taranto contiene tutta l’umanità operaia, oggetto della poetica di Pasquale Pinto.

Il fatto che il lavoro di divulgazione che Stefano Modeo ha attivato in tutta Italia, permetta a tanti di conoscere la voce amara delle poesie di Pasquale Pinto, è operazione encomiabile e degna di molta attenzione. Taranto, e tutto il territorio collegato alla Città dei Due Mari, ha bisogno di riqualificarsi. Troppo è stata mortificata, umiliata, sfregiata la Città da una produzione di acciaio troppo spesso fuori dalle regole. Riqualificare, però, esclude il rimuovere.

Quello che è successo, quello a cui le poesie di Pasquale Pinto ha dato voce, non si può far finta non sia accaduto. Non può essere nascosto da giochi e luci colorate. Fa parte della storia di Taranto. Fa parte della storia di tutti. E con la Storia bisogna fare i conti. Sempre. Altrimenti tornerà peggio di prima, trasformando la tragedia in paradosso. E se non bastasse la bellezza delle poesie di Pasquale Pinto e si cercasse la loro utilità, si potrebbe dire che quei versi servono a tale scopo. Pasquale Pinto lo sapeva: onde e scintille nei suoi occhi.

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