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In mezzo scorreva il fiume «Ostone»

In mezzo scorreva il fiume «Ostone»

Il canale dei Cupi a Marina di Lizzano

14 Agosto 2022

Omar Di Monopoli

Nell’assai sparagnino complesso fluviale pugliese, il fiume Ostone, nel tarantino, riveste importanza primaria sia per dimensioni (è lungo 13 chilometri) che per retaggio storico e ambientale.

Il corso d’acqua è detto anche «Li Cupi» (il toponimo trae origine dalla vicinanza del fiume a una grande depressione carsica - la Cupa, appunto - che comprende Lecce e i centri limitrofi) ed è in tutto e per tutto il fiume di Lizzano, poiché nasce a nord-ovest del centro abitato di quella cittadina e, dopo averne attraversato l’intero agro comunale, sfocia nella sua frazione balneare, Marina di Lizzano. La sua identificazione con il territorio non è però solo fisica, ma anche legata alla memoria ancestrale di quei luoghi. Lungo le rive dell’Ostone, infatti, verso il mare, sono stati rinvenuti preziosi reperti archeologici (vasellame, oro, ceramiche, pietre lavorate, tempietti votivi, necropoli), che ne attestano la frequentazione nel Neolitico, durante l’età del bronzo e in periodo magno-greco. Sotto il profilo naturalistico, il corso d’acqua e le sue sponde si caratterizzano per la presenza di anfibi, pesci (soprattutto anguille) e diverse specie di uccelli. La ricca vegetazione conta, invece, numerosi canneti ed esemplari di Pino d’Aleppo, lentisco, fillirea, mirto, ginepro e tamerice.

In passato era alimentato da una serie di sorgenti (la fontana, le Trigne, Pòrvica, li canali) obliterate artificialmente o esaurite a causa dell’utilizzo smodato delle acque di falda a partire dagli anni Sessanta del Novecento: ne rimangono al momento pochissime, insufficienti per un’alimentazione naturale del fiume. A 11 km dalla foce l’Ostone riceve, come affluente, il Canale dei Cupi, scavato nella seconda metà dell’800 e utilizzato per prosciugare e bonificare la Palude Rotonda nei pressi di San Crispieri. Attualmente, a 6 km a nord della foce, convoglia parte delle acque provenienti dal depuratore consortile di Lizzano gestito dall’Acquedotto Pugliese. Purtroppo non tutte queste «nuove» acque sono depurate e ciò ha creato - e continua a creare - numerosi problemi di contaminazione (Legambiente segnala la foce come “fortemente inquinata”). Quasi non si riesce a immaginare quale ricchezza deve avere rappresentato in tempi remoti questo piccolo corso d’acqua, riverito e rispettato come un tesoro dagli antichi, mentre la contemporaneità per fini speculativi non si fa vergogna di stravolgerne, in barba a ogni buon senso, i delicati equilibri.

È scoraggiante assistere all’inesorabile declino indotto di tutto ciò che rende questi luoghi magici: tremiamo allora fortemente per il destino del poco distante fiume Chidro, presto potenzialmente interessato dagli sversamenti di un nuovo, costruendo depuratore.

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