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IL CASO

Rimane la bellezza grazie a Battistella, derubato (come Dante) a Foggia

Rimane la bellezza grazie a Battistella, derubato (come Dante) a Foggia

Giorgio Battistella novello Dante

Comprensibile lo sfogo del divulgatore letterario: nel tour italiano il mezzo di trasporto ha un valore affettivo enorme

17 Luglio 2022

Rossella Palmieri

Ingannato, fu ingannato anche Dante quando – prima di entrare nella bolgia dei ladri – viene beffato dal barattiere Malacoda salvo poi confortarsi come fa il contadino che scambia la brina per neve: la sua pena dura un attimo e subito dopo va, risollevato, al suo lavoro. Vorremmo che la stessa cosa accadesse al bravo Giorgio Battistella; che per lui la brina si sciolga per far posto al sole. Noto e amato dai fan della letteratura e non solo, Battistella sta portando in Italia Dante e la sua opera immortale con declamazioni, letture e divagazioni su dannati e beati, dall’Inferno al Paradiso. E lo sta facendo con un suggestivo tour in bicicletta. Tutto bellissimo, specie in estate, all’aria aperta, in cammino. Se non fosse che proprio a Foggia a Battistella hanno rubato la bicicletta. È stata una distrazione di pochi secondi e qualcuno l’ha presa dileguandosi. Comprensibile lo sfogo del divulgatore dantesco: in un contesto del genere, in lungo e in largo per l’Italia, la bici non è soltanto un mezzo di trasporto, ma ha un valore affettivo enorme, come lui stesso ha dichiarato alla stampa.

Mentre scriviamo ci anima la speranza che il ladro possa averci ripensato e abbia restituito la bicicletta al suo legittimo proprietario che ora è ritornato nella sua Treviso. Nel frattempo gli dobbiamo tutti delle scuse, perché la bellezza della letteratura è stata ripagata con un furto, la generosità di un raffinato cultore dantesco – che ha dato un po’ di ossigeno in mezzo alle evidenti brutture che respiriamo – ha impattato contro noti cliché. Che non è assolutamente tutta così; non lo è neanche per la metà, e tuttavia non perde occasione di mostrare il suo lato altamente respingente e odioso. Sappiamo bene il contrappasso scelto da Dante per punire i ladri nel canto XXIV dell’Inferno. La settima e ottava bolgia sono piene di orribili serpenti; lì corrono i dannati con le mani legate dietro la schiena terrorizzati alla vista di questo immondo spettacolo e ancor più prosaicamente dai serpenti stessi che insinuano capo e coda intorno ai loro fianchi.

«La memoria il sangue ancor mi scipa» dice Dante, che nel solo atto di ricordare gli si guasta il sangue. Tutta la vita – anche quella toccata dalla grazia, non solo dalle dannazioni – è un grande metafora dantesca. Per questo motivo a Giorgio auguriamo di salire «più lunga scala» e di inforcare ancora la sua bicicletta per ricordarci sempre di seguire «virtute e canoscenza». Oltrepassando il cerchio dei ladri.

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