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Per un edonismo monopolitano

Per un edonismo monopolitano

Edonisti al Sottocoperta , foto Teresa Imbriani

La città svetta in business turistico su tutte le località del circondario, trovare un autoctono ed esaminarlo non è facile

10 Luglio 2022

Alberto Selvaggi (foto Teresa Imbriani)

BARI - Sapete che l’ultimo scorcio storicamente caratterizzato, cioè dotato di una pur vaporosa personalità, fu l’età dell’edonismo reaganiano. Non sapete forse che già prima di questo, o da sempre esiste un edonismo monopolitano. Variante connaturata alla città incline allo sgargio più di quanto concesso dal salario, all’apparenza griffata, alla parlata rotolante, al camminare atteggiato, a una vitellonesca convivialità nottambula: «Acquénne móre móre, acquénne chémbe chémbe» (quando muoio muoio, quando vivo vivo).

Certamente adesso che Monopoli svetta in business turistico su tutte le località del circondario, trovare un autoctono ed esaminarlo non è facile. Vagando nello stupendo centro storico, avviluppato in un candore privo di volgarità, è roba che devi pagare uno straniero per chiedere: per favore, puoi pronunciare quattro parole in italiano? E anche quando ti pare di scorgere tra la fiumana in un chiasso (corte) una vegliarda sopravvissuta, scopri che è in realtà una figurante rumena assoldata da qualche catena di B&B per fare folklore. Si sarà votata al poliglottismo pure la venerata Madonna della Madia. Ma chi conosce questa sede vescovile e nobiliare, stracarica di ville di campagna con pochi eguali in Italia, sa che l’edonismo monopolitano ha lasciato il segno già prima degli Ottanta.

Il monopolitano tendenzialmente sciala, offre, difficilmente è ammalato di micragnosità. E paga il prezzo anche pericolando fra espedienti illusionistici pur di soddisfare l’attitudine per la quale è nato. Il villaggio Cala Corvino, centro del turismo seminale assieme a Pugnochiuso nel Gargano, fu teatro della serie tv cult «Professione vacanze», con Jerry Calà, Mara Venier, Jenny Tamburi compianta, manifesto del disimpegno militante, non a caso girata sotto l’ala di Silvio Berlusconi, che ne lesse una proiezione dell’anima. Monopoli al Capitolo lanciò la più grande ondata discotecara, paralizzando le strade d’accesso per anni, e ancora oggi è tempestata di locali vocati alla mondanità, quali il più antico Sottocoperta. Per cui se trovate qualcuno a Castellana Grotte o a Conversano che cammina atteggiato, offre agli amici a scorno dei debitucci vari, beve lo champagnino piantandosi plasticamente la mano sinistra su un fianco, siate certi che è un edonista sfrattato dall’invasione turistica dalla patria. «L’abbete na fésce u mòneche» (l’abito non fa il monaco), ma fa sicuramente il monopolitano.

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