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In Puglia e Basilicata

Punti di vista

Le culture diverse ma complementari

Le culture diverse ma complementari

Sono stata prima a Parigi per un concerto e poi in UK per la promozione del mio romanzo che è stato tradotto in inglese e si è ritrovato a cambiare titolo, copertina e, ovviamente, parole

22 Maggio 2022

Erica Mou

Nell’ultima settimana ho parlato tre lingue, facendo molti errori. Ma la necessità di comunicare supera la correttezza grammaticale e poche cose mi rendono felice come maneggiare parole nuove, che ho importato nella voce da adulta, che mastico con l’incertezza di chi assaggia per la prima volta il sushi confuso tra bacchette, consistenze e condimenti forti che ti passano dalla bocca al naso fin su al cervello, aprendo orizzonti scomodi e prelibati. Sono stata prima a Parigi per un concerto e poi in UK per la promozione del mio romanzo che è stato tradotto in inglese e si è ritrovato a cambiare titolo, copertina e, ovviamente, parole.

Nella traduzione essere conservatori porta all’infelicità, occorrono percorsi nuovi. E lo sappiamo bene noi che abbiamo una madre lingua antica ed esclusiva. Come glielo spieghi a un marchigiano il dettagliatissimo concetto che si nasconde dentro la parola priscio? Che non è né gioia né desiderio ma un fatto che non ha parole alternative, come tanti termini che ci cullano sin dall’infanzia.

Molti anni fa ho passato un mese negli USA e sulla via del ritorno, in aereo, mi sono vergognata perché ho pensato che le persone che in quel tempo avevo conosciuto avessero di me una considerazione bassa, che fossi sembrata stupida per via delle tante frasi sbagliate, incapace di esprimere la mia identità. Ho creduto che amare le parole fosse una condanna. Poi ho capito che l’errore è pensare che ci sia solo una via che conduce a casa. Che esista solo un modo e che quel modo vada copiato e incollato, esportato come uno di quei franchising di hamburger che trovi uguali in ogni angolo del globo, rassicuranti e senza cura. Oggi a Bari c’è la Festa dei Popoli e ci ritroveremo insieme a esponenti di culture, lingue, ricette e pensieri diversi, che si dividono lo spazio di una città. Perché un’espressione unica non c’è e la traduzione, se già problematica su carta, nelle vite poi è un fatto impossibile. Complementari, siamo. Pezzi diversi e punti di vista di un unico articolatissimo e squisito discorso.

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