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Lottizzazione abusiva illegittima la confisca se il reato è prescritto

BARI – E' illegittima la confisca di un bene se il reato di lottizzazione abusiva è prescritto. Lo ha stabilito la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu), che ha condannato l’Italia al risarcimento dei danni morali per 10mila euro e patrimoniali da concordare con lo Stato (la difesa ha chiesto 500mila euro) in favore di un imprenditore pugliese sottoposto a sei gradi di giudizio in dieci anni. Il procedimento si riferisce ad una presunta lottizzazione abusiva a Cassano delle Murge (Bari), nei pressi della Foresta di Mercadante, area sottoposta a vincolo paesaggistico
Lottizzazione abusiva illegittima la confisca se il reato è prescritto
BARI – E' illegittima la confisca di un bene se il reato di lottizzazione abusiva è prescritto. Lo ha stabilito la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu), che ha condannato l’Italia al risarcimento dei danni morali per 10mila euro e patrimoniali da concordare con lo Stato (la difesa ha chiesto 500mila euro) in favore di un imprenditore pugliese sottoposto a sei gradi di giudizio in dieci anni. Il procedimento si riferisce ad una presunta lottizzazione abusiva a Cassano delle Murge (Bari), nei pressi della Foresta di Mercadante, area sottoposta a vincolo paesaggistico.

La vicenda processuale comincia nel 1985. Un 42enne di Gravina in Puglia (oggi 70enne) realizza un complesso residenziale di 17 edifici con 4 appartamenti ciascuno, dopo aver stipulato un piano di lottizzazione approvato dal Comune. Qualche mese dopo l’avvio dei lavori viene promulgato il decreto ministeriale che sottopone quelle aree a vincolo paesaggistico dando alla Regione Puglia la giurisdizione esclusiva sulla tutela del paesaggio. Le aree limitrofe alla Foresta di Mercadante vengono quindi dichiarate inedificabili in assenza di una convenzione di lottizzazione col Comune approvata prima del 6 giugno 1990 (come in questo caso perchè le autorizzazioni risalivano al 1985). Nel 1993, a lavori ancora in corso, ci si rende conto però che nell’autorizzazione del 1985 era compresa anche un’area attraversata da un acquedotto, perciò se ne richiede una revisione. La variante viene ritenuta un nuovo progetto di lottizzazione e non già un emendamento al progetto approvato 10 anni prima. Ne deriva un processo penale per lottizzazione abusiva.

Nel 1997 il complesso viene sottoposto a sequestro conservativo. Un anno dopo l’imprenditore viene condannato a 9 mesi di reclusione. Nel 2001 la Corte di Appello di Bari lo assolve "perchè il fatto non sussiste". La Cassazione annulla con rinvio la sentenza e il processo torna in Corte d’Appello (condanna nel 2003). Nuovamente interpellata, la Cassazione annulla con rinvio anche questa sentenza. Nel 2006 la Corte d’Appello di Bari, che per la terza volta si trova a giudicare questo caso, dichiara prescritto il reato di lottizzazione abusiva contestato all’imputato ma non revoca la confisca. Quindi il ricorso alla Cedu, che accoglie le richieste dell’imprenditore pugliese, difeso dall’avvocato Alessandro Dello Russo, perchè la confisca in presenza di prescrizione "viola i principi di legalità e di tutela della proprietà privata". Da qui il riconoscimento dei danni.

“La Corte europea di Giustizia condanna nuovamente lo Stato italiano a risarcire un privato, – ha commentato l’avvocato Dello Russo – ritenendo illegittimo un orientamento giurisprudenziale da anni contrastato dagli avvocati nelle aule di Tribunale. La cosa che dispiace è che noi lo gridavamo da tempo e che adesso di tali costi (non indifferenti) si faranno carico tutti i contribuenti, già tartassati da uno Stato che, almeno nel caso di specie, dopo ben sei gradi di giudizio, non ha voluto proprio saperne di prendere in considerazione quello che gli veniva detto”.

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