La stretta sugli autovelox italiani entra nella fase decisiva. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha completato il primo censimento nazionale dei dispositivi di controllo della velocità, rivelando un quadro che definire preoccupante è poco. Su circa 11 mila apparecchi informalmente presenti sulle strade italiane, solo 3.800 risultano registrati sulla piattaforma telematica del Mit, attiva da fine settembre. E di questi, appena poco più di mille rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione previsti dal nuovo decreto in fase di adozione.
Numeri che mostrano quanto il sistema fosse frammentato, privo di uniformità e spesso non conforme alle norme.
Il Mit ha trasmesso il decreto al Mit per la notifica a Bruxelles nell’ambito della procedura Tris, che prevede una fase di «stand still» (o termine dilatorio) di 90 giorni. Nel frattempo, sul sito del Ministero è disponibile l’elenco ufficiale e aggiornato dei misuratori di velocità omologati, consultabile tramite piattaforma telematica dedicata (cliccando sul QRCODE è possibile consultare all’intero elenco regione per regione). Un registro pubblico che certifica marca, modello e decreto di approvazione: i dispositivi non presenti in questo elenco non possono elevare sanzioni valide.
Il nuovo decreto autovelox (emanato l’11 aprile 2024 ed entrato in vigore il 12 giugno) rappresenta la prima regolamentazione organica dopo anni di utilizzo disomogeneo dei dispositivi. Stabilisce distanze minime tra segnaletica e apparecchi, vieta l’uso in presenza di limiti troppo bassi (meno di 50 km/h in città, o riduzioni superiori a 20 km/h sulle extraurbane), impone criteri tecnici stringenti e introduce regole chiare per la tutela della privacy, con immagini oscurate e accessibili solo su richiesta.
Il censimento era obbligatorio: gli enti avevano due mesi per caricare sulla piattaforma ministeriale marca, modello, matricola e decreto di approvazione dei propri dispositivi. Chi non ha adempiuto dovrà spegnere gli apparecchi fino a regolarizzazione.
Le comunicazioni arrivate a Porta Pia rappresentano appena un terzo degli autovelox effettivamente diffusi sul territorio, e quelli conformi ai requisiti di omologazione sono meno del 10%.
«Oggi finalmente abbiamo un quadro trasparente e verificabile di tutti gli apparecchi in uso», sottolinea il Mit, ricordando che l’obiettivo è garantire che gli autovelox «siano strumenti utili esclusivamente per evitare incidenti e non per fare cassa».
Una linea politica rafforzata dalla sentenza della Corte di Cassazione dell’aprile 2024, che ha dichiarato nulle le multe elevate da dispositivi approvati ma non omologati. Una decisione che potrebbe aprire la strada a migliaia di ricorsi.
Dai dati raccolti emerge una situazione eterogenea anche in Puglia. Diversi Comandi hanno completato la procedura e dispongono di dispositivi omologati: a Bari, per esempio, registrati «Autovelox 106» e «Velomatic 512», con decreti aggiornati.
Ad Andria è invece in uso il telelaser «TruCam hd» con omologazione 3248/2011. Anche a Barletta il telelaser «TruCam» regolarmente approvato.
A Noci, ancora, via libera al dispositivo «EnVes Evo Mvd» 1605 (è un avanzato sistema automatico di rilevamento delle infrazioni stradali utilizzato per accertare il passaggio con il semaforo rosso e il superamento dei limiti di velocità, operando h24 anche in condizioni notturne) omologato con decreto 183/2020.
A Brindisi e provincia, omologati vari «Autovelox 106» e «Velomatic 512D» con estensioni di approvazione. A Trepuzzi, in Salento, occhio invece agli apparecchi «T-Exspeed» (sono evoluti sistemi digitali di rilevamento automatico delle infrazioni stradali, utilizzati per controllare la velocità istantanea e media, il passaggio col rosso e le traiettorie dei veicoli) omologati nel 2023.
Nel Tarantino, a Massafra e Statte sono stati regolarmente registrati dispositivi «T-Exspeed» e «Autovelox 106».
Accanto a questi, però, non mancano casi di apparecchi privi di matricola, con decreti non indicati o con dati incompleti: situazioni che potrebbero portare allo spegnimento dei dispositivi non conformi.
Il decreto prevede dodici mesi per adeguare i vecchi autovelox alle nuove regole. Trascorso questo periodo, gli apparecchi non conformi dovranno essere rimossi o disattivati. Le nuove norme puntano a ridurre l’uso improprio dei dispositivi, a garantire trasparenza e a rendere più difficile contestare le sanzioni quando gli apparecchi sono pienamente conformi.
La rivoluzione degli autovelox, insomma, è appena iniziata. E la Puglia, con il suo mosaico di dispositivi tra omologati, in revisione e da regolarizzare, rappresenta un osservatorio privilegiato per capire come cambierà davvero il controllo della velocità sulle strade italiane.
















