Una panchina nera dedicata a una vittima di mafia sradicata a poche ore dall’inaugurazione, a Bitonto. Un gesto che suona come una sfida allo Stato e che proprio per questo non poteva essere lasciato passare. La Dda di Bari ha individuato la presunta responsabile, una donna, donna come la 84enne Anna Rosa Tarantino che nel 2017 fu uccisa durante uno scontro a fuoco tra esponenti dei clan locali: si chiama Anna Rita Depalma, ed è la moglie di un pezzo grosso della criminalità cittadina che risiede a cento passi da quella piazza e che è stato condannato anche per aver partecipato a una sparatoria.
La panchina dedicata alle vittime di mafia e in particolare alla povera Tarantino, uccisa mentre tornava dalla messa, è stata inaugurata alle 20 del 28 agosto 2024 alla presenza, tra gli altri, del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, e dell’allora procuratore aggiunto Francesco Giannella. La mattina dopo il sindaco di Bitonto, Francesco Paolo Ricci, denunciò che la panchina era stata distrutta. Ed è apparso subito chiaro che non si trattava di una bravata: troppo importante il simbolo, troppo eclatante il gesto in una piazza che si trova non lontano dalle roccaforti dei clan locali. L’indagine, delegata alla Polizia di Stato, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari con la pm Grazia Errede. Un’indagine che si è mossa in un clima di omertà: diverse persone hanno assistito al gesto, ma a quanto sembra nessuno ha collaborato.
Anna Rita Depalma è la moglie di Rocco Mena, ritenuto appartenente al clan Cipriano di Bitonto e già condannato a 14 anni per la partecipazione all’associazione a delinquere di stampo mafioso capeggiata da Francesco Colasuonno...
















