Giovedì 05 Febbraio 2026 | 11:30

Liste d'attesa, le Asl pugliesi hanno chiamato 5342 persone: uno su due ha rinunciato ad anticipare

Liste d'attesa, le Asl pugliesi hanno chiamato 5342 persone: uno su due ha rinunciato ad anticipare

 
massimiliano scagliarini

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massimiliano scagliarini

Liste d’attesa in Puglia, ecco come sta andando il nuovo piano: chiamati in 5.342, ma uno su due ha rinunciato

Partenza sprint per primi tre giorni del piano straordinario per visite ed esami urgenti: eseguite 1.301 prestazioni (visite ed esami) e 48 interventi chirurgici

Giovedì 05 Febbraio 2026, 09:06

09:19

Dall’avvio del piano sperimentale per l’abbattimento delle liste d’attesa le aziende sanitarie hanno contattato 5.342 persone, eseguendo 1.301 prestazioni (visite ed esami) e 48 interventi chirurgici. Dai dati del monitoraggio della Regione, aggiornati al terzo giorno, emerge quindi una partenza sprint. Ma emerge anche che i numeri - ossia le 124mila prestazioni da recuperare in sei mesi - potrebbero essere fuorvianti.

Il piano straordinario voluto da Decaro mira a recuperare le prestazioni «U» (urgente, da eseguire in tre giorni) e «B» (breve, dieci giorni) e gli interventi di fascia A (essenzialmente quelli oncologici) ai quali le Asl non hanno dato risposta nei termini previsti. Per farlo, la Regione ha messo sul tavolo 15 milioni di euro che dovrebbero coprire i turni extra del personale: per questo sono stati allungati gli orari degli ambulatori e programmate aperture extra anche di domenica. Uno sforzo che da un lato dimostra la volontà politica di affrontare un tema molto sentito, dall’altro fa emergere l’esistenza di un problema atavico.

Le telefonate di questi giorni servono ad anticipare le prestazioni in attesa. A fronte delle 5.342 persone contattate (4.473 per visite ed esami, 869 per ricoveri), sono state anticipate 2.237 prestazioni ambulatoriali e 45 ricoveri (di cui 1.301 prestazioni e 48 interventi già eseguiti). Ma 2.391 persone chiamate hanno rinunciato all'anticipo della prenotazione. Può significare due cose: la prima è che, per non attendere i tempi lunghi della sanità pubblica, il paziente ha nel frattempo usufruito della prestazione a pagamento. La seconda è che invece non desideri anticipare, e - dunque - che l’urgenza indicata in fase di prenotazione probabilmente non era tale.

I dati verranno analizzati al termine del programma sperimentale, anche per ottenere indicazioni utili al confronto con i medici di base che compilano le ricette bianche contenenti le richieste e indicano la classe di priorità. Ma la percentuale di chi non è interessato ad anticipare (oppure rinuncia) tende al 50%. E quindi si può ipotizzare che delle 124mila prestazioni da recuperare alla fine ne verranno effettuate circa la metà, ossia all’incirca 10mila al mese.

In testa alla classifica delle prestazioni eseguite nei primi tre giorni c’è l’Asl Bat, che ne ha registrate 199 (ecografie, risonanze, Tac, visite specialistiche) davanti alla Asl Foggia con 173 e alla Asl Brindisi con 105. La Asl Foggia è anche in testa alla classifica dei rifiuti/disdette con 167 su 417 persone contattate. I Riuniti di Foggia hanno fatto finora il maggior numero di telefonate (562), ma registrano anche il maggior numero di pazienti irreperibili (193): un altro dato che dovrà essere analizzato. Il Policlinico di Bari è invece in testa per il numero di telefonate effettuate per l’anticipazione dei ricoveri (109), a fronte dei quali ben 93 persone hanno rifiutato l’anticipo o disdetto. In totale, a fronte di 869 chiamate per anticipare ricoveri, i rifiuti sono stati 758.

Il piano straordinario prevede che il monitoraggio ufficiale avvenga su base mensile. I 15 milioni sono stati suddivisi sulla base delle prestazioni da recuperare, ma può essere - per quanto detto - che alla fine i numeri cambino e quindi anche le proporzioni: sulla carta chi ha più prestazioni arretrate è la Asl Bari (44mila, un terzo del totale) seguita dalla Asl Bat (20mila) e dal Policlinico di Bari (14mila). Sempre sulla carta, al piano di recupero dovrebbero partecipare anche i privati e gli enti ecclesiastici ma utilizzando le risorse finanziarie già assegnate.

È ipotizzabile che i numeri cresceranno nelle prossime settimane, perché soltanto dopo aver avuto certezza delle risorse disponibili le aziende sanitarie hanno potuto programmare i turni aggiuntivi: ciascuna sta operando in autonomia, alcune tipo l’Asl Bat erano già partite utilizzando risorse contrattuali proprie. Ma la vera sfida starà nello stabilizzare il sistema per evitare che, finito il piano straordinario, si ritorni alla situazione precedente. E questo può avvenire soltanto agendo sulla domanda (quindi limitando il numero di prenotazioni, in particolare di prestazioni urgenti) e con una migliore gestione delle agende di prenotazione. Il nuovo Cup unico (una piattaforma informatica diversa da quella attuale, già aggiudicata per circa 7 milioni di euro) dovrebbe consentire anche un monitoraggio più puntuale, ma per mandarlo a regime serviranno almeno 12 mesi.

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