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«L’ex Garden Village va restituito ai proprietari»: dopo 28 anni scoppia il caso della Punta Perotti di Cassano Murge

«L’ex Garden Village va restituito ai proprietari»: dopo 28 anni scoppia il caso della Punta Perotti di Cassano Murge

 
Redazione online

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«L’ex Garden Village va restituito ai proprietari»: dopo 28 anni scoppia il caso della Punta Perotti di Cassano Murge

La Cassazione ha annullato la confisca della lottizzazione sequestrata nel 1997, ma nel frattempo il Comune ha trasformato gli edifici in case popolari

Giovedì 05 Febbraio 2026, 17:12

17:40

A quarant'anni dall’inizio della vicenda e dopo nove processi, è stata revocata la confisca dei suoli sui quali negli anni Ottanta era stata costruita una lottizzazione, ritenuta poi abusiva perché in zona sottoposta a vincolo paesaggistico per la vicina Foresta Mercadante, nel Barese. I terreni, l’ex Garden Village alla periferia di Cassano delle Murge, dovranno quindi essere restituiti dal Comune, che nel frattempo vi ha realizzato un progetto di rigenerazione urbana.

La lunga e articolata vicenda amministrativo-giudiziaria inizia nel 1985. L’imprenditore ottiene l’ok del Comune alla costruzione di un complesso residenziale di 17 edifici. Qualche mese dopo l’avvio dei lavori, un decreto ministeriale sottopone quelle aree a vincolo paesaggistico di inedificabilità. Per via di una variante al progetto, le nuove autorizzazioni devono fare i conti con le ultime norme e quindi la lottizzazione viene dichiarata abusiva. Nel 1997 il complesso viene sottoposto a sequestro. Un anno dopo, il proprietario dei suoli viene condannato e i terreni confiscati. Nel 2001 la Corte di Appello di Bari lo assolve e revoca la confisca. Sentenza annullata con rinvio dalla Cassazione nel 2002. Passa un altro anno e il processo di appello bis conferma la condanna di primo grado e quindi la confisca. Nel 2004 nuovo annullamento con rinvio della Cassazione. Nel 2006 i giudici di appello, chiamati per la terza volta a pronunciarsi sul caso, dichiarano la prescrizione dei reati, confermando però la confisca dei suoli, resa irrevocabile due anni dopo dalla Cassazione. La proprietà dei terreni confiscati viene quindi trasferita al Comune, che approva un progetto di rifunzionalizzazione degli immobili, destinando una parte alla creazione di spazi dedicati ad attività socio-educative.

La battaglia giudiziaria del proprietario va avanti. Nel 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo dichiara la confisca illegittima, condannando lo Stato italiano a un risarcimento di 10mila euro come danno morale e, nove anni dopo, nel 2024, dispone la restituzione dei terreni quantificando in 100mila euro il danno materiale. Lo Stato fino ad oggi ha provveduto a pagare i risarcimenti ma non alla restituzione dei suoli. L'ultimo ricorso dell’imputato, assistito dall’avvocato Alessandro Dello Russo, è arrivato ancora una volta in Cassazione, con il via libera definitivo dei giudici alla revoca della confisca e la conseguente restituzione dei suoli.

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