Lunedì 22 Luglio 2019 | 01:25

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Iraq, acqua risorsa strategicauna minaccia alla stabilità

L'ambasciatore Pasquino

Alla fine della scorsa estate Bassora, città dell’Iraq meridionale, era uno dei luoghi più inospitali della terra per via del caldo, della mancanza d’acqua, dell’inquinamento e delle malattie infettive diffuse tra la popolazione stremata. Eppure l’Iraq è un paese ricco di acqua; ce lo ricorda uno dei tanti volumi scritti sull’argomento: “L’acqua. Una risorsa strategica una minaccia alla stabilità” di Daniele Cellamare (Ed. Rivista Militare, Roma, 2009). Il volume contiene diversi contributi e tra questi quello di Elisabetta Trenta, all’epoca ricercatrice ed oggi ministro della Difesa in carica, che tratta il problema idrico nel capitolo dedicato all’Asia. Il destino geopolitico dell’Iraq è legato all’oro nero, il petrolio, e all’oro blu, l’acqua. Il paese è attraversato da due grandi fiumi il Tigri e l’Eufrate che garantiscono un flusso annuale medio in totale di oltre 75 miliardi di metri cubi (circa 48 il Tigri e oltre 27 l’Eufrate). Ma il settore idrico, deteriorato da anni di guerre, sta subendo un peggioramento continuo a causa della cattiva gestione dei bacini, della mancanza di coordinamento tra gli enti preposti, dei limiti della politica interna e delle difficili relazioni internazionali per la divisione equa delle risorse tra i paesi rivieraschi. Lo stress idrico che ha colpito Bassora, tra la fine dell’estate ed l’autunno del 2018, ha ragioni diverse: il forte aumento della domanda dovuto all’incremento demografico e all’industria, conflitti interni e corruzione, spechi e politiche agricole sbagliate. Tuttavia, ci sono anche dei fattori esterni dovuti ai paesi vicini. La Turchia con il progetto “Sud Est Anatolia” ha costruito sui due fiumi cari alla storia della civiltà oltre venticinque dighe che hanno diminuito enormemente il flusso verso la Siria ed l’Iraq.
L’Iran ha ridotto enormemente, durante l’estate, la fornitura di acqua verso l’Iraq tanto che un collaboratore del ministro iraniano dell’agricoltura Ali Murad Akbari ha dichiarato che le quantità di acqua sono state usate per tre importanti progetti di irrigazione di cui due sono stati realizzati nella regione di Khuzestan e l’altro ad Ilam. Il medesimo ha sottolineato che i progetti faranno aumentare la produzione agricola ammettendo che la mancanza d’acqua è una delle minacce più serie che l’Iran deve affrontare e che è necessario trovare delle soluzioni e tenere il problema sotto controllo.
Il governo regionale del Kurdistan iracheno ha fatto sapere che recentemente l’Iran ha deviato il corso del fiume Karun e costruito tre grandi dighe sulla sponda occidentale del Tigri, detta Karkh, e questi fiumi sono le principali risorse di acqua della regione e dell’intero Iraq.
Non c’è solo un problema di quantità dell’acqua, ma anche di qualità, in Iraq si è riscontrato un elevato aumento della salinità delle acque ricevute dalla Turchia, tanto che a Bassora molte terre irrigate sono state perse. Poi, c’è il problema della risalita di acqua salmastra dal Golfo Persico verso lo Shatt al-Arab a causa della diminuita pressione in corrispondenza dell’immenso delta del fiume.
Non è un caso se la scelta principale dell’Italia nella regione sia stata la difesa della diga di Mosul dopo che i miliziani di nero vestiti hanno preso la città nel 2014, manifestando interesse anche per la grande infrastruttura risalente ai tempi di Saddam Hussein e realizzata su un progetto elvetico da un consorzio tedesco ed italiano. L’intervento nazionale ha coinciso con l’assegnazione dei lavori di manutenzione e consolidamento alla ditta Trevi; su quel sedime operano anche gli specialisti del corpo degli ingegneri dell’Esercito americano. La Puglia ha giocato un ruolo da protagonista nella considerazione che il comando della task force Praesidium, nell’ambito dell’operazione “Prima Parthica”, sia stato affidato per un lungo periodo ai militari dell’82° reggimento fanteria “Torino” di Barletta. L’ambasciatore d’Italia in Iraq Bruno Antonio Pasquino durante una sua visita ai fanti venuti dalla Città della Disfida li ha ringraziati unitamente alle forze americane della Coalizione ed ai membri delle forze di sicurezza locali per il delicato compito svolto nella piana di Ninive.

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