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Depuratori, servono 118 mln
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Depuratori, servono 118 mln la Regione ne ha solo 30

piero miolla

Circa 118 milioni di euro per definire gli interventi relativi alla depurazione: a tanto ammonta, euro in più, euro meno, la somma necessaria per dare corso alle opere necessarie all’adeguamento del settore in Basilicata. Un settore che, come è noto, è già stato oggetto delle attenzioni dell’Unione Europea con la procedura d’infrazione numero 2014/2059, attraverso la quale l’Italia è stata sanzionata per i gravi ritardi nel rispetto della direttiva comunitaria che prevede, da oltre 10 anni, la messa a norma dei sistemi fognari e depurativi. Per questo, la Regione Basilicata è stata commissariata: Vito Marsico, dirigente generale della Regione, è stato nominato commissario dal Governo con lo «Sblocca Italia» e si sta occupando di progettazione, affidamento e realizzazione dei lavori relativi agli interventi su 6 impianti finanziati dal Cipe nel 2012. L’esecutivo guidato da Matteo Renzi ha anche fissato paletti precisi per la costituzione degli enti di governo degli ambiti e per affrontare la situazione emergenziale, prevedendo la possibilità di ricorrere all’azione dei commissari di Governo al fine di accelerare l’attuazione degli interventi, già completamente finanziati, necessari a superare le procedure di infrazione. Ciò nonostante, l’Italia paga salate sanzioni all’Europa: a dicembre scorso, infatti, la Commissione Europea comunicò al Governo che avrebbe proposto alla Corte di Giustizia l’importo delle sanzioni. Le carenze a carico della Basilicata sarebbero relative alla gestione nel settore da parte di Acquedotto Lucano: sotto accusa, dunque, la governance del settore idrico che, allo stato, non avrebbe ancora portato a termine numerosi impianti, anche per la carenza di fondi. Dove trovare i soldi necessari, dunque?

Alla Basilicata, su un totale di poco più di 118 milioni di euro, ne servirebbero circa 80: 30, infatti, sono stati già stanziati e, di questi, circa 8 sarebbero stati consumati. Il Governo, in verità, aveva preannunciato che con il «Patto per la Basilicata» avrebbe garantito investimenti pubblici nelle situazioni ancora a rischio di sanzioni. Come quella lucana, appunto. Non a caso, via Anzio, ha candidato 40 agglomerati per la depurazione, per un totale di 118 milioni di euro, al «Patto per la Basilicata» e, dagli uffici regionali, emerge che tutte le opere sarebbero comunque finanziate.

Il tema, però, è sempre attuale: non a caso, le Regioni italiane che presentano il maggior numero di situazioni di infrazione comunitaria sulle fognature e sulla depurazione sono proprio quelle che non hanno attuato la riforma nel settore idrico. In attesa che la riforma della governance venga varata anche in Basilicata, l’Italia manifesta problemi corposi anche per le acque reflue, peraltro già accertati dalla sentenza di condanna del 2012, a tenore della quale 72 agglomerati urbani non sono in regola. Sapere che si tratta solo del primo dei tre procedimenti pendenti contro il nostro Paese, ovviamente, non rincuora. Così come non è del tutto tranquillizzante sapere che da Roma puntano il dito contro gli enti locali, additati quali unici responsabili di siffatte «distrazioni». Alle Regioni, dunque, serve un sistema di gestione efficiente, organizzato e capace di realizzare economie di scala.

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