Martedì 18 Settembre 2018 | 15:23

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È lucano l’assessore alla Mobilità del Comune di Valencia in Spagna

È lucano l’assessore alla Mobilità del Comune di Valencia in Spagna
di Massimo Brancati

POTENZA - Ha metabolizzato l’accento spagnolo. O, per meglio dire, valenciano. Incespica qualche volta sull’italiano («non lo parlo quasi più»), ma non dimentica le sue radici lucane che «innaffia» ogni estate quando torna a trovare i genitori a Latronico. Da quindici anni vive qui, in una città di 800mila abitanti, «assorbendo» non solo la lingua, ma l’attitudine, i costumi e gli usi. Giuseppe Grezzi, 42 anni, era arrivato a Valencia quando ne aveva 27, seguendo le rotte di un amore conosciuto a Bologna negli ambienti universitari. Da maggio scorso, dopo aver vinto le elezioni con una coalizione di Sinistra, ricopre l’incarico di assessore comunale alla Mobilità, considerato dagli spagnoli uno dei dipartimenti strategici per lo sviluppo urbanistico.

Lo si vede in giro sempre in bicicletta, fedele al suo credo ecologista e alle sue direttive in tema di trasporti, improntate alla sostenibilità: «I valenciani - dice con orgoglio - stanno recependo il messaggio e, infatti, sono sempre di più i cittadini che si spostano in bici».

Valencia è una città di pianura. A Potenza e nella sua Latronico, con i sali-scendi, andare in bici non è semplice...

«C’è sempre la bicicletta elettrica. Meglio dell’auto che inquina».

Però da noi nove mesi su dodici fa freddo...

«Una scusa. A Copenaghen, dove le temperature sono sempre molto rigide, il 40 per cento dei cittadini si sposta con le due ruote. È un fatto di approccio, di mentalità».

Con la sua bicicletta ne avrà fatta di strada. Anche metaforicamente...

«Beh, da quando sono arrivato a Valencia è cambiato molto della mia vita. Per sbarcare il lunario ho fatto numerosi lavori, a cominciare dall’interprete».

E quando ha deciso di buttarsi in politica?

«Per la verità ci sono sempre stato, fino da quando ero giovanissimo. A Latronico stavo con Rifondazione comunista. A Valencia sono quasi subito entrato in contatto con i Verdi, un piccolo partito che però ha una lunga tradizione da queste parti. Dal 2003 ho cominciato a collaborare con un deputato regionale che mi ha aiutato a conoscere le dinamiche e gli ingranaggi della politica locale. Ho capito tante cose, denunciando le storture e gli aspetti poco limpidi a livello amministrativo».

Anche lì? In Italia siamo dei maestri...

«In questo Valencia è italianissima. D’altra parte, la città è stata fondata dai romani ed entrambi i Paesi hanno vissuto un periodo sotto la corona degli Aragonesi. Qualcosa, nel profondo, ci sarà di simile per quanto riguarda l’atteggiamento. Non lo dico solo per questioni negative, sia chiaro. C’è anche del buono. Qui la mentalità è molto simile al nostro Paese, ecco perché mi sono sentito subito a casa».

Parlava di storture della politica. Cos’è accaduto?

«Per 24 anni al comando c’è stata sempre una coalizione, protagonista spesso di vicende giudiziarie legate alla speculazione edilizia. Proprio l’altro giorno un ex amministratore è finito in carcere».

Il «magna magna», insomma, non è esclusiva dell’Italia...

«Già. Ma ora abbiamo messo fine a questo andazzo. E si cambia pagina».

Se ci agganciamo di nuovo al suo impegno ambientalista e alle origini, è inevitabile parlare di petrolio. Saprà senz’altro delle estrazioni in Basilicata. Cosa ne pensa?

«Non conosco nei dettagli la vicenda. Mi sembra che ci siano molti problemi di natura ambientale, con zone contaminate. Ma quello che mi ha colpito di più è il fatto che nonostante tutto questo petrolio non ci siano grandi riflessi economici sul territorio. Cercherò di approfondire la questione».

Dalla Spagna è un po’ complicato...

«Sarò a Latronico ad agosto, come tutti gli anni, per ritrovare la mia famiglia d’origine, a cominciare dai miei genitori. Prometto che m’informerò di più sul petrolio girando da un paese all’altro».

In bici?

«È ovvio».

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