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Frutta e verdura a peso d’oro: in Basilicata dai banconi spariscono i prezzi per non «spaventare»

Frutta e verdura a peso d’oro: in Basilicata dai banconi spariscono i prezzi per non «spaventare»

Commercianti: «Rialzi contenuti. Conosciamo bene le difficoltà di tutti». Acquirenti «Tagliamo la spesa: compriamo lo stretto necessario»

07 Maggio 2022

Massimo Brancati

Non bastavano il clima impazzito che devasta i campi e una catena del valore ancora non equa per gli agricoltori. L’ortofrutta porta già sulle spalle il peso di problematiche non risolte, ma ora le conseguenze della guerra in Ucraina rischiano di mettere definitivamente fuori gioco il settore. Il forte squilibrio di filiera (su 100 euro spesi dal consumatore, al produttore rimangono in tasca solo tra i 6 e gli 8 euro netti) si sta inevitabilmente riverberando sulle tasche dei consumatori, costretti a «tagliare» la spesa per rientrare nel budget familiare. I rincari energetici, così come quelli di fertilizzanti, trasporti e imballaggi, hanno più che raddoppiato i costi correnti per la produzione di frutta e verdura, con incrementi tra il 65% e il 70% e perdite di reddito che raggiungono anche l’80% nelle aziende specializzate, solo in parte compensate dai rincari finora attuati in linea generale.

Ieri abbiamo fatto un giro in uno dei mercati più importanti di Potenza, in via Milano (rione Risorgimento) per registrare l’andamento dei prezzi di frutta e verdura. Un primo aspetto emerge su tutti: tra i banconi non sempre si trovano i prodotti con i relativi prezzi. Palese violazione di un obbligo di legge: l'articolo 14 del decreto Bersani stabilisce in modo dettagliato che su qualsiasi prodotto esposto per la vendita debba essere indicato «in modo chiaro e ben leggibile» il prezzo di vendita al pubblico attraverso un cartellino o con modalità simili.

Probabilmente il commerciante evita di esporre il prezzo al chilo per non «spaventare» l’acquirente. Un sottile gioco psicologico: se il consumatore non si avvicina, perché ha visto il costo lievitato, non comprerà nulla, ma una volta davanti al bancone c’è la possibilità che faccia la spesa, anche se riducendo la quantità da acquistare. Meglio di niente.

Diciamo subito che gli aumenti sono tangibili, anche se i commercianti tendono a parlare di un lievissimo rialzo. Qualche esempio: spinaci 3,5 euro al chilo, peperoni 3, finocchi 2,50, pomodori da 3 a 4 euro, pomodori pachino 5, mele 1-2 al chilo, banane da 1,5 a 2 euro, fragole da 2 a 5 euro. Sono apparse anche le primizie, ma a peso d’oro: le pesche vanno a 5 euro al chilo. E non sono «nostre» ma provenienti dalla Spagna.

Raccogliendo le voci di clienti e fruttivendoli c’è un filo conduttore, quello della preoccupazione per gli effetti della guerra in Ucraina, con riflessi su tutto il sistema. «Inutile negarlo - dice Giovanni Onofrio - gli aumenti ci sono stati tra il 20 e il 25 per cento. Non resta che ridurre la spesa per portare a casa lo stretto necessario». Gli fa da eco Maria Gerardi: «Non compro come una volta. Ho ridotto ciò che porto a casa per evitare di sballare sui conti. Speriamo che non peggiori». Anche Maria Cecere compra con maggiore oculatezza: «Per quasi ogni prodotto - spiega - ho riscontrato un aumento da 50 a un euro. Alla fine della spesa il rischio è di non ritrovarsi con quanto si ha in borsetta».

Dai consumatori ai commercianti. Il tenore delle dichiarazioni cambia. Michele Sabia, dietro al suo bancone di ortofrutta, mette subito le cose in chiaro: «Non ho aumentato niente. È vero, ci sono difficoltà e costi lievitati anche per noi che vendiamo la merce, ma evito di scaricare tutto sui clienti. Spero che sia un periodo transitorio, che passi tutto». Il collega Lorenzo Grieco ammette che c’è stato un ritocco dei prezzi: «La causa è soprattutto imputabile - dice - all’aumento dei costi di trasporto, con il carburante arrivato alle stelle. Speriamo in un’inversione di tendenza, altrimenti sarà sempre peggio». Angelo Capece, figura storica del mercato di rione Risorgimento, dice di aver alzato un muro per impedire che la situazione diventi un peso solo per i clienti: «Cerchiamo di avere un 20 per cento di guadagni, non di più. Anche noi abbiamo famiglia e so bene cosa significa fare i conti con le bollette da pagare. Ecco perché evitiamo di «trasmettere» ai consumatori gli effetti di questa situazione». Ma gli aumenti, seppur contenuti, ci sono. Come reagiscono i cittadini? «Prima - dice Capece - prendevano tre chili di mandarini, ora la metà. L’andamento è un po’ questo per tutti i prodotti».

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