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In Puglia e Basilicata

Il caso

Caso Cotrab Potenza, La De Micheli avverte: «Ferrara deve dimettersi». Bardi: «Si rimoduli scelta presidente»

Caso Cotrab Potenza, La De Micheli avverte: «Ferrara deve dimettersi»

Il ministro in campo contro il presidente condannato per violenza sessuale

28 Agosto 2020

Massimo Brancati

POTENZA - Confermato nella carica di presidente del Cotrab (Consorzio trasporti Basilicata) nonostante la condanna per violenza sessuale ai danni di una sua dipendente alla Sita Sud. I fatti risalgono al 2009 e dopo dieci anni è arrivato l’imprimatur della Cassazione a rendere definitiva la sentenza inflittagli dalla Corte d’Appello di Potenza: 2 anni e 6 mesi. Lo scorso 20 agosto - come anticipato dalla Gazzetta - Giulio Ferrara, 69 anni, fresco di condanna, si è visto riconfermare al vertice Cotrab nel corso di un’assemblea costituita dai rappresentanti delle aziende di trasporto aderenti al consorzio.
Il caso ha subito scatenato un acceso dibattito in Basilicata con echi anche a livello nazionale. Sono fioccate interrogazioni parlamentari, dure prese di posizione da parte di associazioni femminili ed è stata organizzata una petizione on line che in pochi giorni ha raccolto oltre trentamila firme. La richiesta è univoca: Ferrara si dimetta o venga sollevato dall’incarico dai soci del Cotrab.

Sulla vicenda è intervenuta ieri anche il ministro dei Trasporti Paola De Micheli che nel chiedere di destituire Ferrara dal suo incarico ha annunciato la volontà di proporre una legge in grado di stoppare analoghe situazioni in futuro: «Sono sgomenta come donna, prima ancora che come ministra. Ho messo in atto - dice De Micheli - tutto quanto nelle mie possibilità affinché venga rimosso dall’incarico. Intendo, inoltre, proporre una norma con la quale chi ha subito condanne per gli stessi motivi del signor Ferrara non acceda mai più a simili incarichi». Una norma necessaria perché al momento, nonostante le polemiche e gli appelli a lasciare, nessuno ha il potere di rimuovere il presidente Cotrab. Ferrara dovrebbe dimettersi o il Cda farsi tutto da parte.

«La rielezione di Ferrara - tuona la presidente di Telefono Donna Basilicata, Cinzia Marroccoli - espone la vittima al rischio di ritorsioni ed è la manifestazione evidente di una inaccettabile tracotanza e collusione con la cultura dello stupro da parte di chi ha rieletto Ferrara, e ci chiediamo perché i rappresentanti politici della Regione non abbiano chiesto la sua rimozione». Di qui la diffida della Consigliera regionale di Parità, Ivana Pipponzi, inviata a Cotrab e Sita Sud per chiedere «quali azioni sono state poste in essere a tutela della dipendente, tali da scongiurare qualsiasi contatto o interazione tra Ferrara e la lavoratrice».
Si unisce all’indignazione delle associazioni, dei centri antiviolenza e dei sindacati l’ex presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini che ieri mattina, sulla questione, ha depositato un’interrogazione chiedendo al governo di intervenire per rimuovere Ferrara dall’incarico, «anche perché - aggiunge - la vittima è ancora impiegata presso la stessa azienda. Come si fa a ritenere accettabile o normale che una donna che ha subito violenza sia costretta a rapportarsi tutti i giorni sul posto di lavoro con l’uomo che l’ha abusata, e che perdipiù è anche il suo capo?». L’assessore regionale ai Trasporti, Donatella Merra, ha preferito smarcarsi dal «tiro al bersaglio», sottolineando che lei, come rappresentante istituzionale, sta valutando la gestione del servizio da parte di Ferrara, non la sua condotta morale. Criticata per non aver espresso una posizione netta contro Ferrara, l’assessore precisa: «Come donna condanno ciò che ha fatto, ci mancherebbe, ma come assessore mi soffermo solo sul suo operato che, peraltro, giudico fortemente negativo». 

IL COMMENTO DEL GOVERNATORE BARDI - Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha chiesto al Cotrab - il Consorzio trasporti aziende Basilicata - «nel suo interesse». di "rimodulare la scelta già fatta» del presidente, incarico affidato a Giulio Ferrara, che è però stato condannato in via definitiva per violenza sessuale ai danni di una dipendente dello stesso consorzio.
Bardi e la giunta regionale lucana hanno definito «del tutto evidente che motivi di opportunità avrebbero dovuto suggerire alle aziende private che formano il Consorzio Cotrab di evitare che un condannato in via definitiva per un reato grave contro la persona fosse eletto quale loro rappresentante. È evidente, pure, che la Regione non ha nessun potere se non quello di stigmatizzare il fatto che una persona che ha subito una condanna secondo legge e che, quindi, non ha più i requisiti di onorabilità sia stato messo a capo del Cotrab. C'è un palese vuoto normativo - ha aggiunto Bardi, attraverso l’ufficio stampa della giunta regionale lucana - a cui il Parlamento e il governo devono porre rimedio, non avendo la giunta, purtroppo, nessun titolo in materia. Le polemiche di queste ore sul ruolo dell’esecutivo regionale sono prive di fondamento. Perché è evidente che abbiamo subito la nomina che attiene alla competenza di soggetti privati. 

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