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Basilicata, Corte Costituzionale: «La Regione può avere ancora gli inceneritori»

Cancellato il divieto di costruzione degli impianti

Basilicata, Cassazione: «La Regione può avere ancora gli inceneritori»

Degli inceneritori, o meglio i termovalorizzatori, non se ne può fare a meno. Probabilmente nella pratica dello smaltimento dei rifiuti, sicuramente nella programmazione nella relativa legislazione regionale.
Lo ha detto, anzi lo ha ripetuto, la Corte di Cassazione alla Regione Basilicata, bocciando per la seconda volta una norma con cui, nell’arco di 4 anni, l’ente lucano aveva inteso limitare, o meglio eliminare, a possibilità di realizzare altri impianti di questo tipo. Due leggi, una del 2015 bocciata nel 2016, l’altra del 2018 impugnata dal Governo e ora caducata dalla Consulta.
La nuova norma, precisamente il comma 7 dell’articolo 17 della legge 35/2018, a differenza della prima, utilizzava una formulazione che si prestava a una doppia lettura in relazione alla fase autorizzativa dell’impiantistica e prevedeva che fossero valutabili «le istanze relative ad impianti esclusivamente di recupero di materia che dimostrino, con specifica analisi, il rispetto del principio di prossimità». Il problema nasce da quell’«esclusivamente»: è riferito al «recupero di materiali» (ossia si possono valutare solo impianti di recupero materiali) come sostenuto dal Governo o al «principio di prossimità» (ossia si valutano solo gli impianti che rispettano questo principio)? La Corte Costituzionale nel dubbio ne ha dichiarato l’incostituzionalità anche perché l’interpretazione ostativa agli inceneritori faceva il paio con le dichiarazioni in tal senso rilasciate dall’allora assessore all’Ambiente della Regione, Francesco Pietrantuono. «In particolare, nella parte sui rifiuti – aveva detto dopo il ricorso del Governo lamentando una volontà impositiva di senso contrario – abbiamo vietato la realizzazione di inceneritori e discariche in Basilicata. Rendiamo procedibili unicamente gli impianti di recupero di materia».

E i giudici hanno spiegato che, al di là delle interpretazioni possibili, «nel giudizio in via d’azione vanno tenute presenti anche le possibili distorsioni applicative di determinate disposizioni legislative» che, in questo caso, avrebbero quanto meno fatto cadere in errore anche l’assessore che quelle norme le aveva proposte.
Questo perché gli inceneritori, ossia gli impianti di trattamento dei rifiuti finalizzati al recupero energetico, sono previsti dalla legislazione nazionale al pari di quelli per il recupero dei materiali e tale previsione non può essere eliminata a livello regionale. Anche perché la legislazione nazionale dà atto di un deficit di incenerimento per la Regione Basilicata pari a oltre 28.000 tonnellate annue. Si avrebbe così, per un verso, la possibilità che la Regione Basilicata, che voleva sottrarsi alla possibilità di trattare sul suo territorio rifiuti prodotti altrove, dovesse ricorrere ad inceneritori di altre regioni, per un altro che alla fine la quota incombusta finisse in discarica, cosa espressamente escluse dalle nuove norme e direttive.

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