Venerdì 05 Giugno 2020 | 16:42

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Basilicata: è emergenza gioco d'azzardo, spesi 525 milioni

Si parla di oltre 900 euro a persona e 2000 a famiglia

Truffa delle slot machine«Così non si pagavano le tasse»

Sono sconcertanti e allarmanti i dati ufficiali diffusi dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli su quanto è stato speso in Basilicata nel corso del 2018 per il gioco, tra lotterie istantanee, slot-machine, lotto e superenalotto: 524 milioni e 757 mila euro. Quasi 320 milioni in provincia di Potenza. Oltre 900 euro a persona. Oltre 2.000 euro a famiglia. Il gioco d’azzardo patologico è diventato ormai anche nel nostro territorio un’emergenza sociale, che si diffonde in maniera impressionante con conseguente drammatiche per molte famiglie e lo stesso tessuto sociale.

«Sono sempre più numerose, infatti - ha ribadito il segretario generale Spi Cgil Potenza Pasquale Paolino - le persone che, subendo le ristrettezze della crisi, si rifugiano tra gratta& vinci, slot-machine e numeri del Lotto, nel tentativo di dare una svolta alla propria vita, non rendendosi conto che il gioco è “a perdere”. Dietro la promessa di facili vincite, di continui rilanci e incapacità di porsi limiti, si nascondono drammi di persone che hanno trasformato il gioco in una patologia, una vera e propria dipendenza, come quella delle droghe e parimenti distruttiva».

Il boom delle diverse forme di gioco d’azzardo nel nostro Paese negli ultimi anni ha assunto una dimensione massiccia e, soprattutto, si sono sviluppate forme assai diffuse di vera e propria patologia sociale, che colpiscono fasce di popolazione particolarmente vulnerabili, come i pensionati a basso reddito, i disoccupati, i precari, con un crescente coinvolgimento in maniera esponenziale dei giovani. Il gettito fiscale proveniente da giochi e scommesse in Italia è sempre più rilevante: il doppio di Francia e Regno Unito, il quadruplo di Spagna e Germania. Nessuno gioca e scommette quanto gli italiani.
Un settore che non conosce crisi con 6.600 imprese coinvolte, oltre 100.000 occupati, il 20% facenti capo alla filiera diretta e l’80% a quella indiretta (punti vendita, tabaccherie, bar, autogrill, edicole). Senza contare l’indotto del settore (costruttori di giochi e componenti elettronici, commercio dei macchinari, noleggiatori e gestori di attrezzature, ricevitorie, sale bingo, gaming hall). Nell’ultimo decennio player come Sisal e Lottomatica hanno investito miliardi in pubblicità. Insomma, l’industria del gioco è quella più in salute d’Italia.

L’indagine condotta da Spi Cgil di Potenza, Asp e Associazione «Famiglie Fuori Gioco», è un campione rappresentativo per contribuire alla conoscenza di situazioni, spesso sottovalutate.
«La diffusione del gioco d’azzardo, infatti, - sottolinea l’esponente del sindacato dei pensionati - comporta un rischio in particolari gruppi di persone ad alta vulnerabilità e può sfociare in una vera e propria dipendenza comportamentale, il cosiddetto Gioco d’Azzardo Patologico, riconosciuto come un disturbo compulsivo complesso che causa gravi disagi per la persona derivanti dall’incontrollabilità del proprio comportamento di gioco e notevoli problemi sanitari e sociali. Dal punto di vista sociale i soggetti affetti da Gap presentano un elevato rischio di compromissione finanziaria personale che ha evidenti ripercussioni in ambito familiare e lavorativo, fino ad arrivare a gravi indebitamenti e alla richiesta di prestiti usuranti».
Come tutte le altre forme di dipendenza patologica, anche per il gioco d’azzardo patologico esistono persone più vulnerabili di altre e la loro identificazione precoce è la prima forma di prevenzione da attivare, oltre ad una serie di altre misure socio-ambientali che necessariamente devono accompagnare gli interventi sull’individuo che, in caso contrario, potrebbero venire vanificati.

E proprio la prevenzione e le politiche sociali possono davvero contribuire a mettere un argine al dilagare del gioco d’azzardo patologico. Il giocatore erroneamente considera il gioco di azzardo un gioco di abilità ed è convinto che ci siano circostanze favorevoli o sfavorevoli, fortuna o sfortuna. Tendenzialmente ricorda più le vincite che le perdite. In questa direzione, molto prezioso è il lavoro di conoscenza e sensibilizzazione che sta portando avanti l’associazione potentina PariMpari onlus, nata per diffondere la cultura scientifico matematica attraverso la logica ed il gioco, che ha ideato un’applicazione web, consultabile dal sito internet di PariMpari, che simula il funzionamento delle slot. Conoscere il cervello di una di queste “macchine mangiasoldi” e capire cosa accade quando questi congegni, diffusissimi nei casinò, nei bar, nelle case da gioco e nei centri scommesse, sono truccati può rendere consapevoli delle vere e proprie beffe nei confronti dei giocatori, attraverso illusioni di doppie, importanti vittorie a fine partita, così da stimolare a continuare a giocare, nell’abbaglio di essere andati vicino a una vincita.
«Siamo convinti - ha ribadito Pasquale Paolino - che il sindacato abbia il dovere di stare vicino a queste persone, di interrogarsi sugli effetti economico e sociali di questo business e riflettere su quanto sia subdolo il fatto che troppo spesso chi cede alla passione per l’azzardo non sia nemmeno consapevole di fare il gioco della criminalità organizzata».

Le politiche sociali possono andare a colmare quel deficit di luoghi di socializzazione che isola sempre di più alcune categorie di persone. Ma occorrono risposte diversificate perché non tutti gli anziani hanno le stesse condizioni economiche e in Basilicata sono tanti i pensionati al minimo. Altra importante differenza riguarda le condizioni di vita, ovvero se si vive da soli o in famiglia o qualora si assista una persona non autosufficiente; infine, lo stato di salute. Variabili che inducono ad agire, prima ancora che nell’ambito dei servizi sociali, su una pluralità di dimensioni: condizioni abitative, mobilità, spazi pubblici, ambiente, tecnologie, partecipazione, apprendimento, tariffe, sicurezza, lavoro, comunicazione. «Malgrado la nostra regione abbia una popolazione sempre più anziana - sottolinea l’esponente sindacale -, non sembra in grado di organizzare servizi all’altezza di questa sfida».

È necessario ripensare l’insieme di servizi e attività, utilizzando come parametro di riferimento la loro fruibilità da parte di persone anziane. In questa prospettiva gli stessi fondamentali aspetti sanitari e assistenziali saranno solo uno degli aspetti delle politiche verso la terza età, evitando che essi divengano l’unica dimensione in cui l’anziano viene considerato».

GLI ANZIANI GIOCANO PERCHE' SOLI O IN CERCA DI FORTUNA - È una situazione drammatica quella del gioco d’azzardo in Basilicata a giudicare dai dati. Ne parliamo con Michele Cusato, presidente dell’Associazione «Famiglie fuori gioco».
Siamo di fronte a numeri preoccupanti?
«Molte volte ci soffermiamo più sui dati e non badiamo a ciò che opportunamente va fatto per fronteggiare una dipendenza che colpisce tutte le età».
Un impegno che vi vede in prima linea?
«L’associazione è nata nel 2010 perché c’eravamo resi conto dell’esigenza delle famiglie e delle stesse vittime di questa dipendenza, di essere supportati da personale specializzato: psicologi, assistenti sociali».
Cosa fate per loro?
«Come associazione intercettiamo la domanda. Ci sono famiglie rovinate che non sanno proprio a chi rivolgersi. Attualmente sono circa 40 le famiglie che seguiamo attraverso due gruppi di auto-mutuo-aiuto
(Ama)».
E con quali risultati?
«Ci sono e sono importanti. Riusciamo a recuperare l’80% delle persone che si rivolgono a noi. In 10 anni abbiamo seguito 360 famiglie e, poiché rimaniamo in contatto con loro, sono poche le ricadute. L’approccio non è diretto alla sola persona, ma si lavora con tutta la famiglia mettendo a confronto le esperienze. Poi educhiamo al valore del denaro».
E per conoscere meglio la portata del fenomeno, avete promosso un’indagine.
«Insieme allo Spi Cigl e al Serd (Servizio dipendenze) della Asp nel mese di giugno abbiamo sottoposto un questionario a un campione di pensionati di circa 700 persone, reclutati all’ingresso dei parchi, dei mercati, delle case per anziani nella città di Potenza. Proprio perché anonimi e consegnati in busta chiusa sono attendibili nei risultati che fotografano un quadro allarmante e con numeri in crescita».
In particolare, cosa emerge?
«Il risultato dell’indagine indica che i nostri anziani passano la gran parte delle giornate davanti alla TV, al bar con amici, alla cura dei nipoti e sono collegati ad internet. Il gioco più gettonato è il gratta&vinci, il lotto e il 10 e lotto e il luogo più frequentato è il bar, la tabaccheria e le ricevitorie».
Ma perché si gioca?
«La gran parte ha dichiarato che gioca per tentare la fortuna o per solitudine. La tabaccheria risulta un luogo di incontro per scambiare qualche parola con tutte quelle persone che si trovano lì in quel momento».
Un fenomeno in aumento e non solo tra gli anziani?
«A rischio sono anche minori e donne. Al Serd poi affluiscono anche soggetti che presentano diversi tipi di dipendenza: alcol e gioco d’azzardo spesso si intrecciano».
Ma quanto è cambiata la ludopatia?
«È aumentata anche con l’incremento nell’offerta dei giochi, ma ora si dovranno monitorare gli effetti dell’eliminazione da luglio della pubblicità dai canali radio-televisivi. Anche se è da sottolineare che se lo Stato non la smette di contare sul gioco d’azzardo per fare cassa, sarà difficile che le cose possano cambiare. Quando andiamo nelle scuole a portare la nostra testimonianza troviamo ragazzini di 15 anni già entrati in contatto con slot-machine e gratta&vinci».
Il gioco d’azzardo cresce anche tra le donne?
«Pur se in associazione e al Serd è scarsa l’affluenza femminile, dal questionario, invece, è emerso che sono tantissime e che giocano somme molto alte. Molte arrivano dai paesi vicini e non si rendono conto di quanto spendono, proprio perché la cifra cresce nel tempo. In alcuni casi c’è gente che si è vista pignorare la casa. E il gioco d’azzardo finisce così per intrecciarsi con l’usura. Di qui il lavoro in rete con il Cestrim e con le forze dell’ordine. Si commettono anche reati per coprire i debiti».
E le istituzioni?
«La Basilicata, pur all’avanguardia rispetto al resto del Paese, nel 2014 si è dotata di una legge regionale per il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico, ma attende che venga rinominato l’Osservatorio regionale sulla dipendenza da gioco d’azzardo. Lo Stato ha stanziato da 4 anni i fondi, divisi tra l’Asp di Potenza e l’Asm di Matera (circa 500 mila euro l’anno), che ancora non possono essere utilizzati. E il nostro progetto presentato al ministero della salute e valutato tra i migliori perché entrava nei territori ancora è fermo. Sono partiti i primi protocolli di intesa con alcuni Comuni, siamo in attesa di siglarli con il Comune di Potenza». 

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