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Vi sentite realizzati perché, finalmente, avete fatto l’abbonamento alla Pay-Tv per vedere il calcio? Abbassate lo sguardo, perché c’è chi ha direttamente gli spalti dello stadio nel giardino di casa. Il signor Domenico Di Pierro di Roccanova, un paese dell’area sud del Potentino, non sembra però essere tanto felice per quel risultato e non certo perché disdegna il pur non blasonato calcio locale.

Il problema è che quelle tribune sono state costruite contro la sua volontà, anzi a sua insaputa e che ora il Comune ha anche in programma di risistemarle grazie a un finanziamento. E guai a pensare se la squadra dovesse aver fortuna e richiedere un ampliamento della struttura...

Il problema viene alla luce nel 2015. Dopo i dubbi e le interlocuzioni il malcapitato si decide a dare l'incarico a un tecnico che certifica che i suoi dubbi erano fondati: la gradinata è nel suo terreno. Che, va aggiunto, non è mai stato oggetto di un provvedimento di esproprio.

Che la situazione vada risolta appare ovvio. Per legge, anzi, il signor Di Pierro potrebbe rivendicare la proprietà di quegli spalti, dato che ciò che viene realizzato su un suolo diventa automaticamente del proprietario, salvo la facoltà di richiedere il ripristino dello stato precedente. Paradossalmente, la domenica, potrebbe mettersi sulla gradinata e far pagare l’accesso a chi vuol vedere le gesta della squadra locale. Ma non lo fa. Torna a segnalare la cosa al Comune che, siamo sempre nel 2015, gli assicura la volontà di rimediare bonariamente al problema.

Tutto risolto? A quattro anni di distanza c’è da dire di no. Ma, dato che essere coerenti è importanti, dal Palazzo municipale continuano ad assicurare l’intenzione di una soluzione bonaria. Ovviamente dopo i necessari approfondimenti e valutazioni.
Stia calmo il nostro malcapitato e si sieda su quegli spalti ad attendere vedendo una partita, che, stando ai precedenti, per avere il risultato finale di quella giudiziario-amministrativa rischia di dover attendere molti campionati.

Ne sanno qualcosa alcuni suoi corregionali di Potenza che sui propri terreni hanno visto spuntare non uno stadio ma una mezza città: era il dopo-terremoto del 1980, il Comune diede l’autorizzazione a costruire delle cooperative a persone che avevano bisogno di una casa, ma nessuno si premurò di acquisire o espropriare i terreni in questione. Col risultato che, a quanto emerge dagli atti processuali, un bel giorno uno dei proprietari si rese conto che nel suo «spazio verde» erano spuntati funghi di cemento in cui vivevano centinaia e centinaia di persone.

Anche in quel caso si parlò di varie ipotesi di soluzione: le immancabili bonarie, quelle transattive, quelle legali e alla fine si sono susseguite una serie di sentenze che, in via alternativa, dicevano al comune o agli inquilini di pagare somme che erano ben superiori a quelle dei terreni spogli di 40 anni fa. Al punto che, meno i un mese fa, c’è stata la nomina di un commissario ad acta per sostituire il Comune nella liquidazione delle ultime particelle di terreno per le quali i proprietari ancora non avevano ricevuto i soldi.

In confronto a questo l’idea di mettersi a sbigliettare la domenica non sembra la cosa più assurda.
Giovanni Rivelli

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