Giovedì 24 Gennaio 2019 | 07:04

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Mafia, racket e traffico di droga: scacco a 3 clan lucani, 25 arresti

Nel mirino i gruppi Schettino, Russo e Donadio che operavano sul litorale jonico: operazione di Polizia, Cc e Gdf

Mafia, racket e traffico di drogascacco a 3 clan a Potenza: 25 arresti

Foto Filippo Mele

In Basilicata la mafia esiste e opera in particolare nel Metapontino, dove ha creato un clima di "omertà e assoggettamento» che - neanche al verificarsi di gravi episodi estorsivi e di intimidazione - permette agli investigatori di ricevere dalle vittime elementi utili alle indagini. E’ quanto è emerso da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza che stamani ha portato all’arresto di 25 persone (12 in carcere e 13 ai domiciliari) componenti di tre clan, uno dei quali caratterizzato da una "mafiosità emersa in tutta la sua evidenza». Si tratta del clan "Schettino», con base a Scanzano Jonico (Matera), capeggiato proprio da Gerardo Schettino, di 53 anni, un ex carabiniere finito agli arresti per la prima volta nel 2004 e da quel momento figura di spicco della criminalità della fascia jonica lucana.

Il clan Schettino, l’unico riconosciuto dal gip di Potenza come un’associazione di stampo mafioso, dal 2012, quando si è rotta la collaborazione, si contende con il clan dei «Russo», con base a Tursi (Matera) nella stessa zona jonica, il controllo di estorsioni ai danni di imprenditori (per lo più agricoli) e traffico di droga (soprattutto hascisc e cocaina). E’ da notare che i dissidi tra i due clan hanno portato a diversi tentativi di omicidio. Di spessore criminale inferiore, invece - hanno ricostruito gli investigatori di Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza - gli appartenenti ai «Donadio», operanti a Montalbano Jonico (Matera) e dediti solo al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, di cui si rifornivano anche dai più «strutturati» Schettino e Russo.

Le tre organizzazioni hanno trasformato il Metapontino, al confine con la Calabria da una parte e con la Puglia dall’altra, in una «realtà criminale di eccezione pericolosità», con un "costante collegamento con i sodalizi operanti nelle regioni limitrofe», in particolare con la 'ndrangheta, che - secondo la Dda - «riconosce lo status mafioso» agli Schettino e ai Russo. Un elemento basato - hanno accertato le indagini - su vere e proprie cerimonie di affiliazione, disponibilità di armi da guerra, «repressione violenta dei dissidi interni» e «assistenza agli affiliati in difficoltà o detenuti».

Intanto con l’operazione della notte scorsa - a cui hanno partecipato centinaia di uomini delle forze dell’ordine - «è stato inferto - ha evidenziato in conferenza stampa il Procuratore distrettuale antimafia di Potenza, Francesco Curcio - un colpo importante: questa è una buona giornata per lo Stato che, in una terra non più isola felice, ha dato quelle risposte che in precedenza non era riuscito a fornire ai cittadini». Il riferimento è alle «tensioni» di alcuni anni fa tra la Dda potentina e la Procura materana, evidenziate anche in alcune relazioni annuali della Direzione nazionale antimafia: «Adesso però, finalmente, - ha concluso Curcio, a capo della Dda lucana da alcuni mesi - la collaborazione è delle migliori: questo è solo un punto di partenza».

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