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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Truffa a Potenza

Finta badante si offre di venire in Italia per assistere anziana, riceve i documenti e sparisce

La 22enne, albanese, aveva adescato un uomo su Facebook: voleva farsi assumere per badare alla madre

Le mani della mafia dell’Est  sul «business» delle badanti

È stato adescato con il pretesto di offrire assistenza all’anziana madre bisognosa di attenzioni.
Così una giovane albanese di ventidue anni si è presa gioco di uomo di sessanta dell’area sud della Basilicata che si era iscritto sulla pagina facebook «cerco/offro lavoro come badante h 24 Italia/estero».
La ragazza ha dapprima dato la sua disponibilità a raggiungere l’Italia in tempi brevi a patto di ricevere la modica cifra di cinquecento euro mensili per occuparsi dell’anziana e delle faccende domestiche, tutti i giorni della settimana.
L’accordo sembrava raggiunto, peccato solo che una volta ottenuto il domicilio italiano a casa dell’anziana lucana per motivi di lavoro, la giovane ha abilmente fatto perdere le tracce della sua esistenza.
Inutili i tentativi di contatto sul web, vane le ricerche, solo tanta incertezza. «Ho deciso di denunciare il caso alle autorità di pubblica sicurezza, perché non dormo più sonni tranquilli da quando so che una sconosciuta, peraltro in malafede, ha impropriamente utilizzato i dati della residenza di mia madre come se fosse il posto in cui vivere e lavorare stabilmente in Italia».
A parlare è il figlio della signora che avrebbe dovuto ricevere assistenza. Il tentativo di truffa messo a segno dalla giovane albanese rientrerebbe, secondo fonti investigative qualificate, in un filone d’inchiesta molto più ampio e di valenza internazionale: quello delle colf irregolari e finte badanti mai assunte.
Molte le operazioni messe a segno dalla Polizia sul territorio nazionale che sono riuscite a smascherare un grosso giro di affari di più di un milione di euro fatto di lavoro irregolare e di documenti contraffatti.
Il meccanismo fraudolento era semplice quanto efficace: la metodica utilizzata dalle finte badanti era copia conforme in tutti i casi, anche in quello lucano. Gentilezza e cortesia, contatti veloci sul web, raramente al telefono, in cambio di documenti da far pervenire in tempi record per «aggiudicarsi» un permesso di soggiorno e organizzare il viaggio dagli stati esteri, senza arrivare mai a destinazione.
Il meccanismo che si è innescato viaggia, quasi sicuramente, attraverso un passaparola, che ha trovato il suo volano privilegiato soprattutto sul web, probabilmente su blog non italiani. Funzionava così: gli immigrati chiedevano informazioni sul rilascio di permessi di soggiorno ai malcapitati, che di conseguenza richiedevano credenziali sulla loro attività di badante, un bonifico estero o un MoneyGram sancivano il sodalizio con l’esborso di una piccola somma, pari a 20 euro a copertura delle spese vive per il viaggio che in realtà non ci sarebbe mai stato.
Così il colpo era definitivamente messo a segno: agli stranieri, come alla giovane albanese nel caso lucano, veniva rilasciata una carta intestata contenente la dichiarazione di domicilio presso la persona bisognosa di assistenza.

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