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Santo Spirito, a mare in bici o col trenino

Si tenta di realizzare una pista ciclabile e un percorso pedonale tra il bivio di Santo Spirito e Santo Spirito Lido ideata tempo fa da Vito Domenico Didonna

Santo Spirito, a mare in bici o col trenino

SANTO SPIRITO - La patina del tempo non ha ingiallito le carte del progetto. E il suo ideatore, Vito Domenico Didonna, tecnico aeroportuale, ci crede: «Una pista ciclabile e un percorso pedonale tra il bivio di Santo Spirito e Santo Spirito Lido.

Sul vecchio tracciato della ferrovia che in parte sopravvive. Un trenino su gomma che resusciti i fasti dell’antica linea balneare e che permetta di liberare la zona dal cappio del traffico auto. Cederei le carte a chiunque voglia realizzarlo senza specularci, senza speculare sul territorio».

CINQUE ANNI È il tempo trascorso da quando Didonna, all’epoca attraverso l’associazione «Ecomuseo del Nord Barese» di cui faceva parte, avanzò l’idea di rivitalizzare l’«ultimo miglio» (un chilometro e mezzo per la precisione) della ferrovia che collegava Bitonto a Santo Spirito. Oggi Vito Domenico Didonna non fa più parte dell’associazione ecomuseale, ma l’idea continua a coltivarla senza arrendersi. «Perché non siamo riusciti a realizzare il progetto? Perché c’erano - spiega alla “Gazzetta” - interessi contrari. Non si volevano né pista, né percorso pedonale, né trenino. Credo ci sia stata una forte resistenza dei commercianti della zona. Pensano di perdere clientela e introiti se a Santo Spirito non arrivi più in auto. Ci sono esperienze in giro per l’Italia e l’Europa che raccontano altro. Intanto confido nella possibilità che il Comune di Bari e le Ferrovie Bari-nord, nel 2015 interessate al progetto, battano un colpo».

NUMERI La ferrovia che collegava Bitonto al lido di Santo Spirito era lunga 8 chilometri e 200 metri. Fu inaugurata nel 1928 e chiusa nel 1963 dopo un incidente senza vittime che coinvolse un’elettromotrice. L’ultimo gestore è stata la Ferrotranviaria società anonima (Fsai). Sul tragitto, fra le altre, erano previste fermate anche a Catino e alla stazione di Santo Spirito. Nel 1965, un tratto di poco più di 4 chilometri tra il bivio di Santo Spirito e la fermata di Amely (una casa cantoniera all’ingresso di Bitonto) è stato riutilizzato per la costruzione della linea ferrotramviaria Bari Nord-Barletta. Una scheda rintracciabile sul sito ferrovieabbandonate.it (altri dati interessanti sul sito lestradeferrate.it) ricorda quel che è il punto di forza del progetto di Vito Domenico Didonna: «Nei tratti restanti (quelli non utilizzati per la linea Bari Nord-Barletta, ndr), invece, il binario non è sempre presente, ma il tracciato è ancora rintracciabile per lunghi tratti, con alcuni resti della palificazione. In discrete condizioni gli ex fabbricati di stazione, che in alcuni casi sono stati convertiti in case cantoniere della linea Bari Nord». «È opportuno ricordare - aggiunge Didonna - che le Ferrovie Bari Nord, con le quali cominciammo a dialogare nel 2015 e che si mostrarono interessate alla sua realizzazione del progetto, hanno nel frattempo realizzato una nuova stazione in zona Torricella. Se fosse utilizzata si potrebbe giungere da Bari, da Bitonto e anche oltre per raggiungere Santo Spirito avvalendosi poi della pista ciclabile, di quella pedonale o del trenino su gomma».

OBIETTIVI Del progetto di rivitalizzazione dell’ex area ferroviaria ne parlò qualche settimana fa alla “Gazzetta” l’ex presidente di Confindustria Puglia Domenico De Bartolomeo. L’idea puntava e punta ancora al coinvolgimento di Unione Europea, Regione Puglia, Comuni di Bari e Bitonto, insieme all’ente proprietario della linea dismessa: «Mi rivolgo a tutti gli attori - ribadisce Vito Domenico Didonna - perché questa è una occasione importante sia per decongestionare il traffico sia per rivitalizzare le aree interessate. Calcolai anche il costo di un trenino su gomma per collegare la stazione di Santo Spirito al lido, al famoso chiosco “Qui si gode”, meta delle escursioni balneari dei baresi quando funzionava la ferrovia: 40 mila euro».

Gli obiettivi sono: la bonifica e la sistemazione del selciato della vecchia linea ferroviaria con la creazione della pista ciclabile e del percorso pedonale, unendo Torricella-San Pio alla zona marina; la realizzazione di un ponticello eco-compatibile pedo-ciclabile che scavalchi la strada provinciale 91 e si unisca al tracciato della ferrovia; la realizzazione, come accennato, della navetta-trenino per 40 posti (massimo 60), alimentata a gpl.

La navetta seguirebbe la strada vicinale che corre a fianco del percorso ferroviario da trasformare e che dovrebbe avere il suo terminale in un parcheggio intermodale da realizzare nei pressi della nuova fermata della ferrotranviaria. Il progetto prevede il ripristino della fermata ferroviaria Catino-bivio Santo Spirito dalla quale poi si proseguirebbe in bici o a piedi verso il mare partendo dal parcheggio intermodale di Torricella (dove poter noleggiare bici o utilizzare la navetta). «Ci sarebbe l’occasione per creare nuovi posti di lavoro» conclude Didonna ricordando proprio l’attività legata al noleggio e alla manutenzione delle biciclette. Nel contesto andrebbe contemplata anche l’attività di ripristino e rivalutazione dei manufatti esistenti lungo la linea ferroviaria dismessa.

AMARCORD Vito Domenico Didonna non lesina un tuffo nel passato. «La moderna navetta avrebbe le sembianze dell’antico treno che portava i bagnanti alla spiaggia di Santo Spirito». Qualche foto d’archivio immortala, sudati e festanti, i viaggiatori davanti al famoso chiosco “Qui si gode”. E sembra di ascoltarlo il vociare delle famiglie, l’ansia impaziente dei bambini con gli occhi già pieni di onde e castelli di sabbia, le mamme con i loro costumi da bagno austeri, i papà in posa littoria sul bagnasciuga, tra una frittata e una fetta d’anguria. Quelle voci d’umanità dense del loro afrore estivo sepolte dai clacson delle sguaiate file d’auto agostane e dai veleni dei gas di scarico che continuano a contrassegnare stagioni roventi e scontente da fine del mondo. Estati che un po’ d’amore per l’ambiente e la memoria, un po’ d’amore per il futuro, basterebbero ad archiviare.

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