Sabato 01 Ottobre 2022 | 22:20

In Puglia e Basilicata

L'INTERVISTA

«Quando invitai il papa a Matera e lui disse: si può fare»

«Quando invitai il  papa a Matera e lui disse: si può fare»

Matera e l'attesa visita del Papa per l'evento cristiano nazionale (Foto Genovese)

Mons. Caiazzo spiega alla «Gazzetta» la nascita di questo appuntamento: «Casa Betania e le altre nostre strutture diocesane sono un modello di inclusione»

22 Settembre 2022

Donato Mastrangelo

«È stata una grande emozione! Il Santo Padre ha allargato le braccia, mi ha abbracciato e mi ha sorriso». Gli occhi di mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo della Diocesi di Matera - Irsina, si illuminano mentre risponde alla nostra domanda sull’incontro che ebbe, in visita privata, con Papa Francesco il 26 agosto 2021. «Era la prima volta - dichiara il presule - che andavo in visita privata. Poi ce ne sono state altre ma ero io restio a chiederlo. Ma il Papa non si tira mai indietro. Tra l’altro non pensavo che il colloquio durasse così a lungo perché abbiamo parlato per un’oretta e quando ho espresso direttamente al Santo Padre l’invito per prendere parte al Congresso eucaristico lui subito con un sorriso mi ha detto: “Sì, si può fare” e così è stato. Da quel momento tutto è ripartito perché il programma del Congresso eucaristico nazionale (al via oggi a Matera fino al prossimo 25 settembre, ndr) era già partito da tempo, anche se la pandemia ci aveva costretti a rinviare l’evento di di un anno. Da quell’incontro con il Papa abbiamo lavorato ancora con più entusiasmo».

Eccellenza, lei ha affermato che Papa Francesco verrà a Matera per "confermarci nella fede" e che proprio da Matera "inviterà tutti noi credenti a rimettere al centro della nostra fede l’Eucaristia". Quanto è fondamentale in questo tempo difficile rinsaldare il valore dell'Eucarestia come caposaldo della vita ecclesiale?
«La mattina sono abituato a mandare a tanta gente i messaggi e in questi giorni soprattutto quelli sull’eucarestia. Tornare al gusto del pane, tanto per citare il tema del Congresso, significa sentire il sapore dell’amore di Dio donato nell’eucarestia, parola che si è fatta carne nel seno di Maria e a noi donata nel figlio Gesù. Quando riceviamo Gesù diventiamo figlio nel figlio, quindi fratelli che si sanno accogliere, perdonare gioire e piangere insieme condividendo ogni cosa, facendo festa. E questa è la logica del dono. Ma poi dico una cosa evidenziata anche nell’omelia trasmessa in tv domenica scorsa su Rai Uno: tornare al gusto del pane significa anche uscire dalla logica di guerre condotte con ogni tipo di armi, la peggiore della quale è il ricatto all’umanità soprattutto quella più povera e bisognosa attraverso la privazione del grano e quindi del bene primario che è il pane. Ma penso anche alla crisi energetica che stiamo vivendo e stamane pensavo anche che tornare al gusto del pane, ieri come oggi non significa solo soddisfare il bisogno materiale del momento ma di intridere nel cuore di chi ha fede il grande insegnamento della condivisione. I discepoli devono dare loro stessi da mangiare e Gesù si arrende di fronte alla grande fede della donna cananea, che chiedeva anche le briciole, non frequentava il tempio credendo chissà in quale Dio pagano. Di fronte alla strage degli innocenti di tutte le guerre, del mar Mediterraneo e di altri Paesi dove la guerra e l’ingiustizia hanno posto le loro radici , alle quali stiamo assistendo, Dio non guarda che tipo di fede si professa ma ascolta le lacrime delle mamme e della vita violata e disprezzata. Questo è fondamentale perché, se non teniamo presente ciò, il rischio è di pensare di celebrare il Congresso eucaristico solo per dire ritorniamo a celebrare la messa, ma la messa staccata dalla vita, dalla realtà è rito».

Nell’omelia per le celebrazioni della Madonna della Bruna, lei ebbe modo di citare i Maneskin osservando che "dicono anche loro una verità: scegliere la vita facile che non impegna, corpo, spirito e mente significa precipitare nell’abisso del non senso". Quanto è difficile stare dalla parte giusta in una società dove spesso prevale l'Io?
«Ha fatto una analisi sintetica, realista che mette in evidenza le difficoltà del momento, Baumann diceva che viviamo in una società liquida dove c’è poca consistenza, ma questo a tutti i livelli e non riguarda solo i giovani perché essi sono maggiormente alla ricerca di verità, alla ricerca di sostanza ma non sempre la trovano e non sempre riusciamo a dargliela. Allora guardare alle cose in alto, verso il cielo, significa non fermarsi solo all’apparenza della vita, perché dietro l’apparenza della vita ci può essere l’inganno che ti fa precipitare. Guardare in alto significa che vuoi delle verità sostanziose, che cerchi la verità e Cristo dice che la verità ti farà libero Io posso andare anche ogni giorno a messa, fare la comunione ma ritornare con la morte nel cuore a casa. Cosa ho fatto? Oppure ritornare con gli stessi sentimenti negativi che avevo nei confronti degli altri. Cosa ho fatto? L’Eucarestia mi deve cambiare perché ricevere Gesù Cristo significa non è Gesù che diventa come me, Gesù si è fatto carne come me ma ricevendo lui sono io che divento come lui, è la mia carne, il mio modo di pensare, di ragionare, di parlare. Se non è così perdiamo di senso e di significato».

Il 25 settembre è anche la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Sono numerose le iniziative della Diocesi sul tema dell'accoglienza, penso ad esempio all’esperienza di Casa Betania.
«Casa Betania rappresenta uno dei segni che lasceremo per il Congresso Eucaristico. L’abbiamo aperta già da anni, ci sono dei migranti con contratto regolare di lavoro grazie anche alla collaborazione degli imprenditori agricoli, di tante associazioni, è davvero un modello sotto tanti aspetti. E da lì è nata una cooperativa che farà il vino per la messa, che sarà distribuito in tutta Italia. Io consegnerò il vino prodotto da loro per la messa a tutti i vescovi ed a tutti i sacerdoti che verranno al congresso eucaristico, e da questo momento in poi si avvierà una filiera perché i migranti nostri diventano produttivi. Si attua una inclusione al di là della religione che essi professano noi abbiano una fraternità che viviamo ed in questa fraternità stiamo crescendo sempre di più grazie a don Antonio Polidoro, parroco di Scanzano che sta portando avanti questo sguardo particolare verso il mondo dei migranti, verso la fascia ionica dove abbiamo aperto diverse case. A Metaponto abbiamo 4 appartamenti con regolare contratto attraverso la Caritas, abbiamo la Cittadella della Pace a Scanzano ma già avevamo aperto prima un’altra Casa per nuclei famigliari a Terzo Cavone, in una parte dei locali della parrocchia.. Poi su Bernalda abbiamo anche Casa Santa Marta ed a Matera San Rocco, la Caritas che è una eccellenza per come vengono trattati gli ospiti».

Usare i beni per promuovere la Fraternità ha detto il Santo Padre nell'Angelus di domenica scorsa. A Matera è ormai realtà nel rione di Piccianello, un'altra grande opera, la nuova mensa della Fraternità.
«Io non ho voluto che si chiamasse la Mensa dei poveri, come dire che c’è una categoria di persone che le releghiamo in quel luogo. Per le persone disagiate, diceva Padre Pio, le cose più belle, il meglio. E noi abbiamo fatto un’opera bella non perché vogliamo metterci in mostra ma perché lì non solo le persone disagiate possono andare ma ognuno di noi. Se vogliamo condividere un pasto con loro non dobbiamo pagare, andiamo e lo condividiamo, ci sediamo stiamo insieme e deve bello, non deve essere una cosa arrangiata perché i poveri devono avere le cose più belle, La Casa sollievo della sofferenza che ha fatto Padre Pio a San Giovanni Rotondo che è una eccellenza a livello mondiale è nata con questo intento».

Ben 35mila ostie sono state preparate dai detenuti per la distribuzione della comunione nel corso della celebrazione eucaristica.
«Non solo le ostie. Abbiamo voluto che fosse non solo Matera ed il circondario ad esprimere questa partecipazione, accogliendo la Chiesa italiana e allora siamo andati in Emilia Romagna, dove ci sono questi detenuti che, dopo aver scontato la loro pena adesso stanno stanno per reinserirsi nella società, per cui è bello sapere che proprio dallo “scarto” viene dato quel cibo che sono le ostie che diventerà Corpo e Sangue di Gesù. Ma oggi (ieri, ndr) alle 14.30 insieme al cardinale Zuppi celebreremo la messa nel carcere di Matera. Ed ai detenuti lo scorso anno abbiamo dato il compito di realizzare 1500 borse, le sacche per il congresso eucaristico.

Matera, città mariana, in Basilicata c'è anche la Madonna di Viggiano. La Madonna è il faro su questo Congresso Eucaristico?
«Assolutamente, Matera è città di Maria come Viggiano. Sono orgoglioso di continuare a dire che la Madonna della Bruna è la mamma alla quale in modo particolare noi guardiamo, è con lei che camminiamo, che soffriamo e allo stesso momento viviamo dei momenti di gioia. Questo momento lo stiamo affidando in modo particolare alla Madonna della Bruna ma tutti gli italiani riconosceranno la nostra patrona perché sarà posta sull’altare per la messa finale e quindi tutti avranno modo di ammirarla, la stessa preghiera che io ho fatto per il Congresso già da mesi viene pregata in tutte le comunità parrocchiali è rivolta alla Madonna della Bruna. Per noi Maria ma soprattutto per i materani, io dico anche se non sono materano mi sento materano al cento per cento, Come si fa a non amare questa Madonna?».

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