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In Puglia e Basilicata

La storia

Da vergogna a gioiello, quando De Gasperi trasformò la Basilicata

Da vergogna a gioiello, quando De Gasperi trasformò la Basilicata

I 70 anni della legge speciale per i Sassi

17 Maggio 2022

Massimo Brancati

MATERA - Da vergogna nazionale a patrimonio dell’umanità. Da ruderi in cui coabitavano indigenza, rassegnazione e arretratezza a simbolo unico e inimitabile del riscatto di una città che s’inorgoglisce di fronte al suo passato. Esattamente oggi ricorrono i settant’anni dall’approvazione della Legge speciale sui Sassi di Matera (la numero 619 del 17 maggio 1952) - voluta dall’allora capo del governo Alcide De Gasperi - normativa che fece da apripista alla bonifica degli antichi insediamenti, trasformati in una delle meraviglie del mondo da visitare almeno una volta nella vita. Fu l’approdo di un lungo dibattito cominciato due anni prima, il 23 luglio 1950, quando lo stesso De Gasperi, accompagnato dal giovane deputato lucano Emilio Colombo, visitò la città e quel quartiere emblema della povertà descritta da Carlo Levi in «Cristo si è fermato ad Eboli»: «Dentro quei buchi neri dalle pareti di terra - scrisse Levi - vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento erano sdraiati cani, pecore, capre, maiali. Ho visto bambini seduti sull’uscio delle case, nella sporcizia, al sole che scottava. Le donne magre con dei lattanti denutriti e sporchi attaccati a dei seni vizzi, sembrava di essere in mezzo a una città colpita dalla peste».

Le cronache dell’epoca raccontano di un De Gasperi profondamente turbato dalle condizioni disumane in cui versavano i residenti, costretti a vivere in tuguri senza acqua corrente, fognatura, energia elettrica e condividendo la quotidianità domestica con animali. «Non ci sono parole per commentare quello che ho visto - disse De Gasperi -. La povera gente dei Sassi non può continuare a vivere come bestie. Se finora nessuno si è preoccupato di queste persone, è venuto il tempo che si faccia qualcosa in loro favore per liberarli da una tristissima condizione». Impegno, preso sotto il sole cocente di luglio, che s’inserì nel solco tracciato dall’allora segretario del Partito comunista italiano, Palmiro Togliatti che nel 1948, visitando i Sassi, sollecitò Roma a intervenire per strappare questo lembo di Sud all’abbandono e al degrado.

La legge 619/52 nacque per avviare il risanamento dei Sassi, ma si rivelò semplicemente un prologo dell’operazione-recupero cominciata soltanto 34 anni anni dopo con la legge 771 dell’11 novembre 1986. De Gasperi, in sostanza, dispose il trasferimento forzato di gran parte dei residenti degli antichi rioni al borgo La Martella, Serra Venerdì, Lanera e Venusio, nuovi quartieri di una città in espansione. Gettò, insomma, le basi per la valorizzazione dei Sassi, anche se dopo quell’esodo le case scavate nel tufo rischiarono di essere abbandonate al proprio destino diventando «simbolo della dannazione» e per questo considerate da gran parte dell’opinione pubblica, spalleggiata anche dalla politica, un «bubbone» da abbattere al più presto. Per fortuna non andò così. Qualcuno tracciò la strada giusta, come gli uomini e le donne della storica associazione culturale «La Scaletta» che acquistarono proprio nei Sassi la loro sede. Tra loro anche l’ex sindaco Raffaello De Ruggieri, uno dei primi a comprare e ristrutturare una casa negli antichi rioni, varcando, come dice lui stesso, «le soglie dell’inferno».

De Gasperi tornò a Matera il 17 maggio dell’anno successivo, nel 1953, per l’inaugurazione e la consegna delle prime chiavi agli abitanti del borgo La Martella. In quell’occasione il presidente espresse il desiderio che il primo nato nella comunità appena insediatasi si chiamasse Alcide. Accontentato l’1 giugno, quando nacque un bambino nella famiglia Santarsia. Oggi l’Alcide lucano - l’unico a chiamarsi così negli uffici anagrafe della Basilicata - ha 69 anni e vive a Pignola, in provincia di Potenza. Poliziotto in pensione, è il «figlioccio» di De Gasperi che avrebbe dovuto fargli da padrino ma delegò l’incarico all’allora prefetto Luigi Ferrara perché bloccato a casa per ragioni di salute.

Per Matera il ritorno di De Gasperi fu una giornata memorabile, un’emozione collettiva scolpita nel bronzo della statua che in via Nazionale venne dedicata proprio allo statista. A distanza di settant’anni da quella legge che ebbe il merito di focalizzare l’attenzione sull’emergenza abitativa di Matera, evitando che i Sassi, pur svuotandoli, fossero fagocitati dall’edilizia moderna, oggi la sfida è quella di amplificare lo straordinario «appeal» di questo patrimonio storico, culturale, narrativo, senza tempo. Una ricchezza e un valore nei quali si contiene per intero la promessa di futuro di una città post-pandemica. Lo status di capitale europea della cultura 2019 ha contribuito a veicolare l’immagine dei Sassi nel mondo. Al netto delle considerazioni su cosa è stato fatto e cosa si poteva fare, Matera può contare su un tesoro che affascina il mondo, continua ad attrarre l’industria del cinema con le sue inimitabili scenografie, inanella «endorsement» di riviste turistiche internazionali. Un presente e un futuro in vetrina grazie all’intuizione che settant’anni fa fece dei versi di Levi non la ruspa ma la prima pietra della macchina del tempo per proteggere quei luoghi mistici scavati nella roccia.

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