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Da Policoro a Bergamo: «io postino nel cuore del contagio»

In una Bergamo irreale il lucano Pino Milione è tra quanti assicurano un servizio essenziale

Da Policoro a Bergamo: «io postino nel cuore del contagio»

MATERA - La torre campanaria della parrocchiale di Sant’Anna svetta su Borgo Palazzo, a Bergamo. Ma i suoi rintocchi non scandiscono più la giornata, ai tempi del Coronavirus. «Ogni mattina entro nella chiesa, però. Rivolgo una preghiera, non tanto per me. Penso a chi combatte per la vita col virus, a chi non ce l’ha fatta. Poi continuo il mio giro. Il lavoro mi aiuta a non pensare», racconta Pino Milione, 57 anni, originario di Policoro. Lui consegna la posta in quel quartiere del capoluogo orobico, che ordinariamente, prima che apparisse il virus Covid19, era pieno di vita per le tante attività commerciali e per essere in una zona centrale. Sul suo scooter, per consegnare la corrispondenza, percorre quelle vie ora con i negozi chiusi, a volte quasi rompendo l’angoscioso silenzio che incombe. «Incrocio qualche frettoloso passante o vi è gente in fila ordinata ai supermercati o alle farmacie – continua –. È strano aggirarsi in questa atmosfera surreale, tra mezzi e personale delle forze dell’ordine e dell’esercito per i controlli. Per non dire che, specie nei primi 15 giorni, nel pieno del caos, era solo una via vai di ambulanze a sirene spiegate. E tanti, troppi carri funebri da non sembrare vero. Un incubo a occhi aperti, credetemi». È tristemente nota la situazione di Bergamo e dei suoi dintorni, e impresse le immagini della televisione anche dlla terribile colonna di autocarri militari che trasportavano i feretri fuori della città percorrendo proprio la via che taglia Borgo Palazzo.

«Questa è una zona ricca di commerci, tra palazzi antichi e moderni, è sempre stata piena di vita, traffico, suoni e rumori. E gente. Ora le serrande dei negozi sono abbassate e, spesso, non potendo mettere in cassetta la corrispondenza, devo rimandarla al mittente. Non ci si ferma più per scambiare battute e opinioni neppure nell’atrio del condominio o sulla soglia delle case. Tutto avviene al citofono: suono, mi rispondono, aprono ed entro rapidamente per consegnare le lettere o altro». Anche a chi non c’è più, la cui esistenza è stata spezzata dal virus : «Accade, purtroppo, di venire a conoscenza così di chi è venuto a mancare. Ma c’è anche chi, in casa, sta affrontando isolato la sua lotta contro il Covid19. Una signora, di recente, si scusava con me per questo, che le impediva di ritirare il pacco in consegna se lo avessi lasciato sulla cassetta: l’ho messo in ascensore, e sono andato via in fretta».

Non ha paura di contrarre il virus anche lei? «Il timore c’è sempre, non lo nascondo. Sul piano delle protezioni individuali, le Poste - io dipendo dal Cdm di Bergamo – ci ha muniti tutti degli ausili sin dal primo momento. Sono stati scaglionati gli ingressi e le uscite in modo da evitare un numero di presenze tali da non creare assembramenti. Così come, nella sistemazione della corrispondenza, prima del servizio di distribuzione, si è distanziati gli uni dagli altri».

Pino Milione è, comunque, previdente , considerando che abita a Seriate, «se se il mio condominio è sul limite del confine comunale, in quel tessuto urbano che senza soluzione di continuità integra il paese a Bergamo. Ora più che mai non vivo la realtà locale e, le notizie che apprendo, mi vengono dai media locali o da amici e colleghi. La situazione è brutta e le storie che si raccontano mettono i brividi, pur se alcune voci, che sembrano venire fuori solo ora, circolavano già. Io cerco di rimanere quanto più possibile chiuso in casa, già mi basta essere in giro per il mio lavoro. Insieme ai miei colleghi, garantiamo un servizio che resta di prima necessità. Per il resto, la routine lavorativa mi distrae un attimo e mi fa sentire meno solo, meno lontano dagli affetti. Per questo, perché ognuno di noi possa riabbracciarsi con i suoi cari, il mio umile consiglio è, per chi non ha neppure obblighi lavorativi, di rimanere a casa per rispetto di se stessi e degli altri».

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