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Lessico Meridionale

Bari: la «confusione» e la Chiesa Russa

Chiesa Russa, Corso Benedetto Croce, 130, 70125 Bari, Italia

La Chiesa Russa a Bari

Cominciamo andando a portare un fiore ai bambini uccisi in Ucraina: glielo dobbiamo

24 Aprile 2022

Michele Mirabella


C’era, a Bari, la Chiesa Russa. E c’è ancora. Non parlo della presenza d’un rito parallelo ortodosso della Fede cristiana annidato a Bari, accertato e documentato nel passato, ma di un edificio monumentale che, in quel Corso Sicilia oberato di cemento asfissiante già all’epoca della mia età giovane, ostentava un’architettura beatamente assurda, in quella confusione rionale, con quelle cupole verdi e uno striminzito giardino che s’offriva, prodigo di ombre gracili, all’ozio degli anziani, alle esigue promenades degli innamorati e alle ribalderie della ragazzaglia.

Nulla in confronto alla tetra severità della delinquenza del tempo nostro adulto. Noi, giovani vagabondi per la città, davamo per scontata l’architettura stravagante e, memori eredi di tolleranti antenati negozianti e negoziatori di schiatte normanne e turchesche, sveve e bizantine, spagnolesche ed illiriche, non ci ponevamo certo questioni conflittuali di matrice religiosa. Tolleranza o serena indifferenza, laicità innata e stoico tedio per le passioni o le crociate stavano a sorreggere, senza che ce ne accorgessimo, la compunta accettazione d’un tempio estraneo alle abitudini liturgiche della tradizione d’uso, quella Cattolica Apostolica Romana alla quale, peraltro, al Catechismo, avevamo offerto fede indiscussa.

Accettazione beatamente laica a segno che la Chiesa Russa era diventata famigliarmente, parte del panorama di quella che, fino a qualche decennio fa, era solo una anonima periferia. Molti ricorderanno che quel tempio e lo striminzito giardinetto furono buoni riferimenti topografici e luogo utile per darsi appuntamenti. «Alle sei e mezzo alla Chiesa Russa» capitava di sentire nelle chiacchiere di Via Sparano. Tempo fa condussi in quel luogo sacro un’amica russa, una giovane attrice che, ricordandosi della data della Pasqua, si rammaricava d’essere lontana da Mosca: feci un figurone quando le proposi di festeggiare in una chiesa del suo rito la sua Pasqua, nella mia Bari.

Una specie di chierichetto tralasciò una sua zuppa Borsch che ansimava sui fornelli e ci guidò per pregare. Visitammo il luogo restando perplessi per lo stato di troppo frugale sobrietà in cui si trovava. A parte la zuppa ucraina che stava per mangiare e che mi sembrò appetitosa.
Nel 2007, in occasione della visita del presidente Putin a Bari, si avviarono le trattative per la consegna della chiesa alla Russia, cosa che avvenne nel 2012. Oggi il tempio è restaurato, il giardino è in ordine e, a quanto ne so, è presidiato da un Pope. Spero per lui che abbia un luogo separato per cucinare cavoli e lardo.

La Chiesa Russa. Oggi, se fossi a Bari ci andrei: a portare un fiore, a riflettere, a piangere. E a pregare. «Molti e diversi sono i grani d’incenso, ma tutti sullo stesso altare» scrive Marco Aurelio. Io non so se i padroni della Russia rapace di oggi, di questo folle militarismo di chi sragiona, sanno anche leggere e scrivere oltre che invadere, bombardare, stuprare, uccidere. Dubito, comunque, che conoscano il pensiero del princeps filosofo. Altrimenti non avrebbero potuto offrire allo sgomento atterrito della Storia la strage degli innocenti, strappata alle Scritture e gettata senza pietà sul tormentato cammino dell’Umanità. Questi oligarchi assassini non sfidano uno stato, un paese, un popolo, questi azzannano alla gola un modo di vivere che odiano, una Storia, una cultura, un patrimonio di valori che, nella storia, prende il nome di democrazia. Tutto l’occidente deve difendere le sue scelte, i suoi diritti, le sue istituzioni non sottovalutando la sfida, non accettando l’arroganza infame di chi pretende di farci rinunciare alle leggi e agli statuti che ci siamo guadagnati dopo secoli di fatica, sudore e sangue, usando il terrore, assassinando innocenti. Perché per questa minoranza di fondamentalisti di una inventata tradizione di costumi e per i loro loquaci e vili caudatari stipati anche in Italia, non esistono innocenti: sentendosi inadeguati ad accettare le regole della democrazia e della libertà dei popoli esigono che anche questi ripiombino nella barbarie.

La nostra cultura, il nostro orizzonte civile, le nostre tradizioni annoverano Sofocle e Tucidide, Aristotele, Virgilio e Tacito, Shakespeare Kant e Beccaria, Marco Aurelio e Voltaire, Dante, Verdi, Einstein e Mozart. E Tolstoj, Cechov, Dostoevskij e Ciajkovskij: Noi, appunto. E sappiamo come vincere, ma, anche, come convincere. Non lo dimentichiamo e non accettiamo più di cedere rassegnati. Cominciamo andando a portare un fiore ai bambini uccisi in Ucraina: glielo dobbiamo. Appuntamento a Bari, alla Chiesa Russa. E non invitiamo il Kirill, patriarca della chiesa putiniana. Per non fare confusione. Parola del Papa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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