Martedì 17 Settembre 2019 | 10:53

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Santa Cesarea Terme

Le «nuove» terme
da diciassette anni
vuoto e devastazione

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di Giovanni Nuzzo

SANTA CESAREA TERME - Il pianto del “Mammoccione”. Il Nuovo centro termale di Santa Cesarea Terme, un tesoro salentino mai nato e che dal 2000 versa nel più completo abbandono, è uno dei “monumenti” simbolo degli sprechi. Un’opera incompiuta costata 39 miliardi di lire, oltre ad ulteriori dieci per la ristrutturazione, e che doveva rappresentare il fiore all’occhiello del territorio pugliese.

Il progetto La mega struttura, ubicata a 120 metri di altezza dal livello del mare, in una zona panoramica e la più alta della costa del basso Adriatico, è situata in un vasto comparto edilizio posto sul pianoro della collina a pochi passi dalla famosa pineta e si sviluppa su una superficie di 20 mila metri quadri coperti realizzati su tre livelli. Purtroppo, l’esposizione per trent’anni alla salsedine ed agli agenti atmosferici, l’incuria ed i recenti atti vandalici con il danneggiamento e furti delle suppellettili, hanno sempre impedito che il complesso fosse agibile. Doveva essere un centro di riabilitazione a cinque stelle con la possibilità di 150 nuovi posti di lavoro. Il progetto prevedeva un piano interrato con piscina,vasca per adulti e per bambini, spogliatoi, servizi igienici e pronto soccorso, ambulatori, sala attesa e palestre ed un centro benessere che utilizzasse le grotte sulfuree e le acque del mare. Al piano terra la reception, sale visita, reparto inalazioni, idrochinesiterapia, fangoterapia e locali commerciali. Infine il primo piano con 5 mila metri quadrati coperti tra 48 camere con annessi servizi igienici, mensa, sale conferenze e soggiorno.

La storia Sono trascorsi 30 anni dalla posa della prima pietra ma il Nuovo centro termale riabilitativo d’eccellenza, che avrebbe dovuto utilizzare le grotte sulfuree ed il mare quali elementi distintivi ed unici, non ha mai visto il taglio del nastro. Da una comparazione con i migliori centri termali italiani dieci anni fa, Santa Cesarea risultava attestarsi al primo posto per le potenzialità che avrebbe potuto esprimere. Ecco perchè la Regione Puglia ed il Comune hanno rilevato quasi il 99,99 per cento del pacchetto azionario già di proprietà del Ministero del Tesoro, impegnandosi ad attivare un piano di sviluppo senza eguali.

Gli intoppi La differenza di vedute nella gestione del complesso termale tra i due azionisti principali ha generato il continuo differimento dell’apertura e conflitti legali a non finire. Nell' agosto del 2005, l'allora presidente della Provincia di Lecce, Giovanni Pellegrino, nominato dalla Regione Puglia amministratore unico della società "Terme”, che ha gestito il polo termale, propose un accordo di programma tra gli azionisti e la società Terme la quale ottenne un finanziamento da parte del Ministero delle attività produttive per un ammontare di 17 milioni di euro, finalizzato alla conclusione dei lavori ed alla messa in esercizio del nuovo immobile.

Il tentativo di rinascita e l’abbandono Il Comune, nell'ambito dell'accordo, cedette in uso l'immobile alla società “Terme” oltre ad erogarle 3 milioni di euro per il completamento dell’opera. Altri 3 milioni vennero stanziati dalla Regione e 5 dal Ministero, pertanto la Società Terme avrebbe dovuto sborsare i restanti 6 milioni per restituire il finanziamento al Ministero. Nel 2007 i lavori di completamento stavano per partire quando intervenne la magistratura mettendo sotto sequestro tutta la struttura per una presunta truffa ai danni dello Stato, notizia di reato poi archiviata. Tuttavia il blocco dei lavori ha indotto la società “Terme Spa” a rinunciare all'accordo di programma sottoscritto con il Ministero, non ritenendolo più proficuo, con il risultato che oggi l’opera risulta incompiuta, abbandonata e devastata dall’azione dell’uomo. Una struttura architettonica sventrata in tutte le sue parti che guarda solo il Canale d’Otranto. Una paradossale vicenda dei più grandi sprechi di soldi pubblici della storia del Salento.

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