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«Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà». Ne era convinto san Bernardo di Chiaravalle. Peccato che nel Salento non ci siano boschi. Non più, almeno. Ma c’è stato un tempo in cui il cuore del Salento era ricoperto da una «foresta», uno splendido e lussureggiante bosco del quale oggi non restano che pochissime tracce. Ed è proprio da quelle tracce che gli ideatori di «Manu Manu Riforesta», membri dell’omonima associazione presieduta dall’artista visiva Ingrid Simon, intendono ripartire per dar vita a un ambizioso progetto che non è solo paesaggistico, ambientale e naturalistico, ma anche economico.

Il bosco di Belvedere si estendeva per ben 7mila ettari tra Cutrofiano e Specchia. Fu di proprietà dei principi Gallone, sino a quando, dopo l’unità d’Italia, venne ripartito tra quindici comuni e trasformato in uliveto. Le querce, i frassini, gli olmi, i lecci, la macchia mediterranea e le paludi che conferivano al bosco un aspetto e un fascino unici lasciarono il posto alla coltivazione intensiva di ulivi, finalizzata alla produzione di olio lampante destinato, a sua volta, a illuminare le maggiori capitali europee.

Quel paesaggio si è imposto nell’immaginario collettivo, facendo del Salento la terra degli ulivi. Perlomeno sino a quando la strage di queste straordinarie piante non ha cambiato il volto della penisola salentina, un tempo ricoperta da rigogliose chiome verdeggianti e oggi abitata da scheletri di legno.

Fortunatamente, l’area un tempo occupata dal bosco è rimasta una zona non intaccata dall’urbanizzazione.

«Lo scorso 2 febbraio - spiega Vito Lisi, vicepresidente dell’associazione - abbiamo piantato, in un terreno messo a disposizione dall’azienda agricola Merico, una sessantina di piante, tra cotogni, carrubi, melograni, fichi, noci, essenze che potrebbero presto colmare il vuoto venutosi a creare con l’essiccamento degli ulivi. Siamo tornati a piantare nuovamente domenica scorsa. Gli ulivi secolari, ancorché gravemente ammalati, sono indispensabili. Per questo non vogliamo espiantarli. Purtroppo i patogeni presenti hanno avuto il sopravvento, trovandoli estremamente debilitati a causa di pratiche agricole non lungimiranti e incuranti della natura, ma non è detto che non possano riprendersi».

L’iniziativa di domenica è stata un successo. Nonostante l’evento non sia stato pubblicizzato, vi hanno preso parte appassionati giunti da tutta la Puglia. Molti hanno portato con sé alcune piante da mettere a dimora.
«Quello degli ulivi - aggiunge Ada Martella, di Manu Manu Riforesta - è un problema complesso, ma la nostra non è una risposta al problema degli ulivi, bensì al problema dell’ossigeno. Se sono venuti a mancare 11 milioni di ulivi, vuol dire che non abbiamo più l’ossigeno della chioma di 11 milioni di alberi. Questo testimonia una necessità corale. Abbiamo risvegliato delle potenzialità e rese coscienti delle necessità ancestrali, legate al senso di sopravvivenza, perché questa è una questione di sopravvivenza».

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