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In Puglia e Basilicata

demografia

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Dal 2010 a oggi il calo ha raggiunto le 20mila unità: aumentano le morti

24 Ottobre 2019

Tiziana Colluto

Nascono meno bambini, si muore molto di più e inizia a comparire il segno meno anche davanti al saldo migratorio: nel 2018, sono stati ben 17.355 i residenti che hanno fatto la valigia e si sono trasferiti altrove, con una buona fetta (1.757) andata all’estero.

È il bilancio demografico tracciato dall’Istat per la provincia di Lecce: scende la popolazione, pari a 815mila abitanti nel 2010 e a 795mila lo scorso anno, e diventa più anziana. Un fenomeno comune al resto d’Italia, ma che sul territorio presenta delle distorsioni preoccupanti: lo squilibrio demografico aggrava quello geografico, visto che, come certificano sempre i dati Istat, Lecce e il suo circondario stanno risucchiando la popolazione di altre parti della provincia. A spopolarsi di più sono il Capo di Leuca e l’entroterra idruntino, cioè le aree vera culla dei piccoli paesi.

Il tracollo delle nascite è evidente: nel 2002, il Leccese ha registrato 7.437 nascite. Lo scorso anno, il dato è sceso a quota 5.346. Impennata, invece, delle morti: il saldo naturale (nascite-decessi), che 17 anni fa era di +775, nel 2018 ha registrato uno dei picchi più negativi degli ultimi decenni, pari -2.953, quasi vicino al record dell’anno nero precedente, che ha toccato quota -3.406. Un trend iniziato a partire dal 2007, quando si segnava -231, e che ha continuato con lo stesso ritmo senza fermarsi, superando il migliaio dal 2011 in poi.

Ad attutire l’urto è stato finora il saldo migratorio totale, almeno fino al 2017. Nell’ultimo anno, però, è in negativo anche quello: -804 persone. Tradotto: chi ha scelto di andarsene ha superato chi ha deciso di trasferirsi nel Salento.
Nei giorni scorsi, a rilanciare l’allarme è stato anche il Forum regionale delle Associazioni Familiari, che ha lanciato il progetto Gec (acronimo di Generare figli, Educare persone, Costruire futuro), sostenuto dall’Assessorato al Welfare della Regione. Ha fatto presente che da settembre scorso sono 12mila i banchi vuoti in Puglia, dato destinato ad aumentare.

La denatalità, però, come detto, non è il solo problema: si somma alla fuga dai borghi, a vantaggio della città e del suo hinterland. Nel 2018, Lecce ha raggiunto i 95.269 abitanti, a fronte degli 83.137 del 2001. S’ingrossano anche i comuni intorno: negli ultimi 16 anni, Surbo ha contato 2.340 abitanti in più, Cavallino 2.140, Lizzanello 1.766, Arnesano 606, San Cesario 810.

Sprofondano, invece, molti piccoli comuni. Tra le situazioni più nere (periodo 2001-2016, dati Istat), c’è Botrugno con il -9,3 per cento; ma ci sono anche Minervino di Lecce con -7,6 per cento; Palmariggi con -6,4; Diso con -10; Nociglia con -13,6; Surano con -8,4; Andrano con -7; Ortelle con -5,9. Nel Sud Salento, nello stesso arco temporale, Taurisano ha perso 674 residenti, Gagliano del Capo 569, Presicce 342, Melissano 336, Corsano 313, Morciano di Leuca 261.

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