Martedì 20 Novembre 2018 | 17:26

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I licenziamenti

Caso Comdata e Decreto dignità:
scontro tra M5S e sindacati

I pentastellati replicano alla denuncia dei sindacati dopo il mancato rinnovo dei contratti per i 200 lavoratori call center

Caso Comdata e Decreto dignità:scontro tra M5S e sindacati

Botta e risposta tra i deputati salentini del Movimento 5 stelle e i sindacati sugli effetti del «decreto Dignità» e sul mancato rinnovo dei contratti per centinaia di lavoratori interinali. Per i pentastellati, non è il decreto la causa delle mancate conferme dei 200 lavoratori della Comdata, il grande call center con sede a Lecce. Ma la Cgil ribatte: «Il decreto è monco e comporta il fermo dei contratti».

Al centro del dibattito c’è il decreto Di Maio, che dovrebbe incentivare il ricorso al tempo indeterminato ma che, secondo i sindacati, ha ottenuto l’effetto contrario: il mancato rinnovo di molti contratti scaduti il 31 ottobre.
Una situazione che nei giorni scorsi è stata denunciata sia da Sabina Tondo, coordinatrice provinciale del Nidil Cgil Lecce, sia dal segretario generale della Cisl di Lecce, Antonio Nicolì.

I deputati Veronica Giannone, Leonardo Donno, Soave Alemanno, Diego De Lorenzis, Nadia Aprile e Michele Nitti attaccano sia il sindacato, colpevole, a loro dire, di aver lanciato «un allarme campato in aria e strumentale», sia la stampa, che ha diffuso i dati comunicati dagli stessi sindacati. «Per fortuna - affermano i deputati - i cittadini sanno che il Decreto Dignità è diventato attuativo solo da due giorni. Continua questa operazione di rovesciamento della realtà per screditare il Movimento 5 stelle, anche a costo di perseguire tesi ridicole e, secondo quanto ci è stato assicurato, assolutamente false».

Tra le aziende in cui gli effetti del decreto si sarebbero fatti sentire maggiormente c’è il call center Comdata, la più grande realtà della provincia per numero di occupati. Giovedì quasi 200 lavoratori hanno ricevuto la comunicazione del mancato rinnovo del contratto scaduto il 31 ottobre. Secondo i pentastellati, però, la mancata conferma ha riguardato un numero inferiore di dipendenti e per cause non dipendenti dal decreto. «Dopo gli articoli apparsi su alcuni quotidiani locali - affermano i sei parlamentari - ci siamo interfacciati con i sindacati Cigl e Uil. Entrambi i referenti hanno confermato che non c’è stato nessun licenziamento da parte della Comdata, ma che ai circa 130 lavoratori interinali è scaduto il contratto e non c’è stato il rinnovo per l’abbassamento dei flussi di lavoro, così come accade ogni anno in questo periodo.

Inoltre, a circa 300 persone sono stati rinnovati i contratti e, entro due mesi, 120 lavoratori saranno stabilizzati con un contratto a tempo indeterminato». Sul decreto, chiudono Giannone, Donno, Alemanno, De Lorenzis, Aprile e Nitti, sono state messe in atto «operazioni di informazione distorta della realtà» che «ledono soprattutto i cittadini: dopo anni di precarizzazione selvaggia, con il Decreto Dignità ripristiniamo i diritti; con la crescita e gli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato siamo certi che si vedranno presto tutti gli aspetti positivi di questa riforma». La Cgil, però, ribadisce l’allarme.

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