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di Ninni Perchiazzi

«In questo periodo è davvero un gran casino. Tutti quanti in giro parlano di questo caspita di ponte. Non è possibile. Pensi che anche dal dentista non c'è altro argomento di discussione se non il ponte». Anche Mingo De Pasquale, al secolo Mingo, attore e showman, è stato coinvolto nel tormentone sorto per attribuire un nome che si ricordi - complice il sondaggio lanciato dalla Gazzetta - al ponte dell’asse Nord Sud, ormai vicino all’inaugurazione di sabato.

Diceva che anche dal dentista non si parlava d’altro?

«Certo. Ero steso lì sulla sedia del dentista e come avviene di solito si chiacchiera del più e del meno. Il dentista mi fa: “ma sai quanto è costato il ponte? Ben 34 milioni di euro”. Devo dire la verità? Me la sono fatta addosso. Mi sono detto ma quanto costa fare un ponte, che due denti bisogna collegare, nemmeno fosse d'oro sto' ponte. Poi ho capito, che per fortuna si parlava del viadotto dell'asse Nord Sud e non dei miei denti. Ma lo spavento è stato grande».

Vabbè, ma tutto questo interesse dei baresi per l’intitolazione di un ponte, come lo vede?

«Onestamente, è abbastanza particolare che si discuta del nome del ponte con tanto fervore. Pure viviamo in una comunità che problematiche ne ha tante, a cui peraltro l'amministrazione comunale si sta dedicando nel tentativo seppur lento di risolverle».

Al sondaggio indetto dalla Gazzetta hanno partecipato a migliaia.

«Certo ho visto le varie proposte, sul web i baresi si sono scatenati. Il cavalier Calabrese, il presidente Vincenzo Matarrese , l'ex sindaco Enrico Dalfino, il rettore Attilio Alto e anche altri nomi suggestivi come la psichiatra Paola Labriola, assassinata da un paziente. Possiamo dire che i baresi si sono davvero dedicati ed impegnati per la causa».

C'è stata anche qualche proposta un po' bizzarra.

«Certo basta vedere le preferenze per il gorilla Harambe (ucciso in uno zoo di San Francisco, ndr), ma sul web è così, alla fine si scatena di tutto e di più».

Ma tanta attenzione per il nome di un ponte non la incuriosisce?

«Sì anche perché nella realtà le cose sono molto più semplici. Per esempio il ponte XX settembre nessuno lo chiama così: è il ponte di corso Cavour. Lo stesso vale per il ponte di Japigia o della Fiat, in base alle preferenze (in realtà è intitolato a Giuseppe Garibaldi, l’imprenditore, ndr). La verità è un'altra.

Ci dica.

«Al barese piace complicarsi la vita. Alla fine ci si impegna su cose che non cambiano la vita a nessuno. Ovviamente mi ci metto anch'io. Diamo troppa importanza a cose futili quando lo stesso impegno dovremmo metterlo per cose irrisolte danni».

Quali ad esempio?

La prima cosa che mi viene in mente è la sanità, poi bisognerebbe metter mano al commercio. Ma ha visto quante saracinesche chiuse? Sono davvero troppe. Occorre un sostegno serio a quella che era ed è la principale attività cittadina. Ma c'è anche da risolvere il problema dell'ampio disagio sociale, la povertà. E l'immigrazione».

E invece?

«Abbiamo scatenato un putiferio per le palme di via Sparano».

Perché secondo lei?

Il barese ha bisogno di sentirsi protagonista. È fatto così. D'altronde lo individui in tutto il mondo, lo percepisci subito. Noi siamo così. Ci piace essere al centro dell'attenzione. Perché ci sono problemi seri ma ci piace fare i simpatici».

Sì ma lei il ponte alla fine come lo chiamerebbe?

«Considerato che passa davanti al cimitero da un lato e davanti al palazzo di giustizia dall'altro, io lo chiamerei “il ponte della giustizia divina o terrena”, a seconda della direzione di marcia che si prende. Oddio visti i costi anche ponte d’oro, tornando al dentista, lo vedrei azzeccato. La verità è che lo chiamerei “ponte mo' vediamo”.

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