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Il metodo Carrera: elasticità e furore per far decollare il Bari

Vibonese-Bari e i destini che si incrociano. L'ex Roselli: Carrera, un tecnico di talento

Chissà se avrebbero mai pensato di ritrovarsi di fronte così. Da allenatori, avversari in serie C. Massimo Carrera e Giorgio Roselli si conoscono da 36 anni. Dall’epoca della comune militanza nel Pescara (1985-86), allenato dall’indimenticabile Enrico Catuzzi. L’autore della favola del Bari dei baresi edizione 1982 provò a riproporre in Abruzzo il suo calcio spettacolare e divertente. E quando il Bari lo richiamò nel 1986, portò con sé proprio Carrera e Roselli. Che domani si sfideranno alla guida di dei Galletti e della Vibonese.


Un match dall’altissima posta in palio: i pugliesi cercano ancora l’assalto al secondo posto ora occupato dall’Avellino, i calabresi lottano per uscire dalla zona playout e centrare la salvezza diretta. «In effetti è un incrocio davvero importante e racchiude mille significati. Non posso nascondere che sono emozionato all’idea di giocare contro un club blasonato come il Bari e contro un grande amico come Massimo», afferma Giorgio Roselli aprendo con emozione il libro dei ricordi.

Roselli, che cosa porta con sé della sua stagione biancorossa?
«Un grande rimpianto, non posso negarlo. Mi dispiace che nei miei undici anni di fila in serie B, la stagione di Bari non sia stata certo delle migliori sul piano del rendimento. Concludemmo il torneo al nono posto, sebbene non troppo distanti dal terzo che garantiva ancora la promozione diretta. E io non ho dato il contributo che speravo».

Quanto c’è di Catuzzi nel Roselli allenatore?
«Chiunque abbia lavorato con lui, non può essere rimasto immune alla sua idea che precorreva i concetti del calcio moderno. Io, in particolare, ero proprio un calciatore che incarnava il suo credo. Mi schierava davanti alla difesa nel 4-3-3, con il numero cinque di Falcao. Aveva una grande considerazione di me ed in effetti a Pescara disputai un grande campionato che lo spinse a portarmi a Bari insieme a Carrera».

Con Carrera domani avversari in panchina: lo avrebbe immaginato?
«Massimo è un ragazzo fantastico, siamo molto amici e nel tempo siamo sempre rimasti in contatto, vedendoci parecchie volte. Non so se lo avrei immaginato allenatore: ha un carattere davvero tranquillo, ma i fatti hanno dimostrato il suo talento anche in questa professione. Non si entra per caso nello staff di Antonio Conte e ancor di più è stata una grande impresa vincere lo scudetto in Russia. Ecco, mi ha sorpreso la scelta di passare dal grande calcio internazionale al Bari: è vero che parliamo di una piazza fantastica, ma sempre in C».

Vibonese-Bari: quanto conta?
«Mi sembra così strano vedere il Bari in C conoscendone il blasone e le ambizioni. L’ho affrontato una sola volta, in Coppa Italia, quando allenavo il Cosenza. Scontato che lottiamo per obiettivi opposti: siamo nel rush finale, entrambe le squadre si giocano tanto. La parola spetta al campo, ma niente cambierà i sentimenti e le amicizie che mi legano al capoluogo pugliese».

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