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Grassani e i campionati in fumo: «Sarebbe la morte del calcio»

Grassani e i campionati in fumo: «Sarebbe la morte del calcio»

«Il Bari? Congelare la classifica creerebbe casi difficili da gestire»

BARI - Il calcio di fronte a mille interrogativi. Il Bari in attesa di capire se potrà riprendere una stagione cruciale nella sua nuova era societaria. Mattia Grassani, massimo esperto di diritto sportivo, analizza la situazione, i possibili scenari, gli eventuali accorgimenti giuridici da attuare. Compreso il caso del club biancorosso che proprio il legale bolognese «consegnò» atti alla mano, alla famiglia De Laurentiis, nel luglio 2018, dalle ceneri del fallimento.
«Per me - ice riferendosi al Coronavirus - siamo di fronte ad un flagello senza precedenti nella storia moderna. Il nemico è subdolo, si insinua dappertutto, non fa prigionieri. Ci ha rubato l’anima, ha introdotto in noi la cultura della paura. Ci vorranno anni per recuperare la serenità perduta, i danni psicologici sono incalcolabili».

Il mondo del calcio e dello sport si è completamente fermato: è stata una decisione tempestiva o tardiva?
«Tutti sono stati colti di sorpresa, non solo nel calcio. Non è il momento di recriminare per il tempo perduto, piuttosto occorre mettere ko il virus e rispettare le restrizioni, a costo di cadere in depressione. Meglio la depressione della diffusione».

Alcuni club stanno valutando la ripresa delle attività: ritiene che ci siano le condizioni per lavorare in sicurezza?
«Al momento, qualsiasi promiscuità appare molto rischiosa. La salute dell’individuo viene prima di ogni obiettivo individuale».

Si parla di possibili annullamenti dei campionati. Dato il vuoto normativo, ritiene plausibile la soluzione?
«Se i campionati fossero davvero annullati, lo sport vivrebbe un lutto tremendo. Ogni manifestazione che non termini naturalmente provoca una serie infinita di conseguenze negative sul sistema sportivo che si pagherebbero in decenni. Per me la cancellazione della stagione può rappresentare solo l’extrema ratio quando nessun altro obiettivo potrà essere perseguito».

Se si potessero terminare le stagioni, ritiene possibili modifiche ai regolamenti vigenti o si rischierebbe di minare la certezza del diritto?
«Se si ripartirà, la scelta migliore sarà concludere i campionati con le stesse regole con cui si sono iniziati. Formule, format, giornate di gara, meccanismi di promozione e retrocessione è auspicabile che non cambino. In qualunque data si ricomincerà a giocare, si può e si deve trovare il tempo per portare a termine i tornei, a costo di giocare a Ferragosto. Molto più alto il prezzo di cambiare le regole: aprirebbe a contenziosi senza fine».

Se si potesse giocare oltre il termine del 30 giugno ritiene estendibili i termini riguardanti iscrizioni, contratti ed eventuali altre scadenze?
«È il problema più facilmente risolvibile. Siamo in un momento eccezionale? Rispondiamo con misure eccezionali e lo spostamento di date, validità di contratti, termini per adempiere alle prescrizioni federali può essere consentito senza particolati contraccolpi. Purchè le proroghe valgano per tutti, dalla Serie A alla terza categoria».
Il Bari è attualmente la migliore seconda dei tre gironi di C (con due gare in più rispetto alle concorrenti dei gruppi A e B). Se si arrivasse ad un blocco dei tornei, il club potrebbe invocare il diritto alla promozione in B?
«Se si arrivasse ad un congelamento, la cristallizzazione della classifica aprirebbe molteplici ipotesi ed interpretazioni difficili da risolvere. Certo è che se la fotografia fosse quella della classifica attuale, i galletti avrebbero più di un’opportunità per salire in B».

È stato tra i fautori materiali dell’acquisizione del Bari da parte della famiglia De Laurentiis. A distanza di un anno e mezzo come giudica il progetto barese? Ritiene che in futuro il problema della multiproprietà possa limitare la scalata del Bari verso la A?
«La domanda mi ricorda un’esperienza fantastica, vissuta meno di due anni fa a tutto gas con Aurelio e Luigi De Laurentiis. Conosco il presidente del Napoli, ci lavoro da 15 anni. È stato svolto un lavoro enorme, da Serie A anche se la ripartenza è stata, purtroppo, in Serie D. E se penso alla gente, poi, mi vengono ancora i brividi. Il progetto barese è vincente: la famiglia De Laurentiis ha fatto una scommessa enorme su una piazza come ce ne sono poche in Italia. Ricordo come fosse oggi quando il presidente Aurelio mi telefonò, una sera tardi, a fine luglio 2018, e mi disse “Vai a Bari e comprami la società. La faremo grande”. Ora il club è in ottime mani. Luigi ha imparato prestissimo l’arte del manager calcistico, pur venendo da un altro ambito lavorativo, acquisendo grande credibilità all’interno del sistema. Quanto alla A, le norme attuali non consentono il contemporaneo controllo di due club da parte della stessa proprietà, ma molte cose stanno cambiando e la famiglia De Laurentiis non vuole certamente abbandonare il progetto Bari. La storia non deve essere dimenticata: dopo Artemio Franchi non si discute che Antonio Matarrese sia stato il più illuminato dirigente calcistico ed è stato il primo in epoca moderna a credere nel Bari mostrando all’Italia le enormi potenzialità di questa realtà».

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