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IL COMMENTO

Il primo gradino di una scalache porta molto più in alto

Il primo gradino di una scala
che porta molto più in alto

La promessa fatta dai De Laurentiis è stata mantenuta: la luce dopo il buio

Giornate più consone non sarebbero potute capitare per salutare con soddisfazione la «resurrezione» calcistica del Bari. La Santa Pasqua porta in regalo a tutti i tifosi baresi e agli sportivi pugliesi, il ritorno fra i professionisti di un club caduto in disgrazia per scellerate gestioni ed errori macroscopici. Dopo otto mesi di purgatorio, dopo otto mesi di una cavalcata che ha toccato trasferte mai sentite prima e improbabili campi sui quali giocare, i ragazzi di Cornacchini hanno tagliato il traguardo. Così come ha fatto il miracoloso Picerno nell’altro girone. Così come ci auguriamo possa fare il Lecce, alle prese con una dura battaglia per la A. Così come speriamo faccia anche il Foggia, impegnato nella serrata lotta per salvare la B. Ma oggi è il giorno del Bari. Di un trionfo annunciato e meritato, e poco importa se la squadra ci sia arrivata con un filo di affanno. Il calcio non è scienza esatta, ciò che può sembrare scontato un minuto prima, è già storia antica un minuto dopo. Ma più gli avvicina e meglio è. La promessa fatta dai De Laurentiis è stata mantenuta e dunque va bene così. Festeggiamo, dunque. Godiamoci questo primato, la fuga dai dilettanti, location scomoda per chi ha frequentato per anni il salotto buono del calcio. Convinti che questo sia, debba essere, solo il primo passo verso la completa «restaurazione» del pallone biancorosso. Il primo gradino di una scala che porta più in alto, molto più in alto. Alla luce dopo il buio. Qui la serie A non l’ha dimenticata nessuno. È stata un’annata complicata, soprattutto per le premesse. Società e squadra ricostituite più o meno in un mese, ritiro romano con le porte girevoli nel tentativo di mettere assieme una squadra forte, club che ha dovuto studiare il nuovo territorio nel quale si è dovuto insediare e con il quale deve fondersi ancora più concretamente. E nel quale ovviamente dovrà continuare a investire perché anche il prossimo campionato di serie C sia un’altra parentesi temporale ridotta.

Non ci sono dubbi, anche la famiglia De Laurentis ha intenzione di crescere assieme al Bari. Altrimenti la scelta inziale di acquisire la società, non avrebbe senso. In archivio un campionato condotto in vetta dal primo all’ultimo turno, nel quale si sono incrociate le strade di chi è stato costruito per vincere e di chi ha invece atteso la sfida contro il Bari come fosse l’ultima partita della vita. Giusto così. Professionisti strapagati per la categoria e gente che col pallone arrotonda. Abbiamo conosciuto un calcio più scarso da un punto di vista tecnico e tattico, ma dalla grande umanità. Non ci mancherà, questa D. Ma è un ricordo che va ben conservato. Una storia che servirà. Cornacchini resterà o non resterà? Posto che non siamo davanti al terzo mistero di Fatima, un tecnico che vince automaticamente meriterebbe la riconferma. L’ex attaccante milanista ha portato a termine la missione con qualche giornata di anticipo e fra alti e bassi sotto l’aspetto della qualità del gioco. Il suo non è stato un compito agevole, al di là dell’innegabile valore della rosa che gli è stata messa a disposizione. Il tempo non è stato un suo alleato. E il tempo per un allenatore è tutto. Ma conta poco quando sei chiamato a vincere e basta. Andrà fatta, lo farà la società, un’analisi accurata dell’intera stagione vissuta dal tecnico qui in Puglia. Un plauso ai tifosi. Una media di 10 mila spettatori per un campionato «figlio di un dio pallonaro minore», rappresentano un fiore all’occhiello. Pochi anni fa riempivano l’Olimpico, oggi hanno sostenuto i biancorossi da tribune impossibili o da curve… di prospettiva. La tifoseria barese ha fatto la sua parte, con orgoglio e senza pregiudizi. Per la maglia. Questi 10 mila di media possono diventare la base dalla quale ripartire.

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