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Il Bari e quel giorno ad Acireale

Beppe Materazzi: «La promozione in A forse la gioia più grande in carriera»

BARI - «Acireale per me rappresenta il coronamento di un sogno. La sublimazione del lavoro di un anno. Una partita indimenticabile». Parole di Giuseppe Materazzi. Ovvero, il tecnico che sedeva sulla panchina barese il 29 maggio 1994. Ad allora risale l’ultima visita del Bari alla città siciliana. I biancorossi persero 1-0, grazie ad un tiro dal limite scoccato al 96’ da Logiudice. Eppure, al triplice fischio si abbracciavano tutti: i calciatori pugliesi per aver tagliato il traguardo della matematica promozione in serie A, quelli dell’Acireale per poter proseguire il sogno di una salvezza che raggiunsero poi tramite un drammatico spareggio vinto ai rigori contro il Pisa. Un’atmosfera incredibile che Materazzi (già calciatore dei galletti dal 1976 al ‘78, quindi tecnico del settore giovanile nel biennio 1981-83 ed infine allenatore della prima squadra con cui ottenne una promozione in A e una salvezza nel massimo campionato) ricorda con dovizia di particolari.

Giuseppe Materazzi, che cosa significa per lei Acireale-Bari?
«Uno dei giorni più felici della mia carriera. Il match in Sicilia fu dominato dalla paura. Dopo tre quarti di torneo disputati con la marcia ingranata, da aprile ci ritrovammo un po’ in flessione: perdemmo in casa con il Cesena, quindi raccogliemmo quattro pareggi ed una sola vittoria. La serie A era lì ad un passo e forse ci venne un po’ di braccino al momento di chiudere i conti. Ad Acireale un punto ci avrebbe praticamente consegnato la promozione. Giocammo una gara accorta, tirata. Poi arrivò la notizia della sconfitta del Cesena a Cosenza che significava serie A matematica. Inevitabilmente, mollammo un po’ la presa e loro segnarono in pieno recupero».

Che ricordo ha di quella promozione?
«Forse è stata la più grande soddisfazione della mia carriera, insieme alla salvezza dell’anno successivo. Partimmo contro tutti i pronostici, con una squadra giovane, impreziosita da bomber come Protti e Tovalieri: la maggior parte, però, veniva da categorie inferiori come Ricci, Pedone, Mangone oppure erano ragazzi cresciuti nel settore giovanile del Bari e maturati in prestito come Bigica, Lorenzo Amoruso, Tangorra. Un gruppo straordinario: a volte si è raccontato di screzi tra noi, ma tutto rientrava in normali dinamiche di squadra. Ancora oggi spesso sento i “miei” ragazzi».
Che effetto fa pensare che oggi il match si disputa in serie D?
«Per l’Acireale può essere una situazione vicina alla normalità perché il club siciliano mai più nelle sa storia replicò gli exploit degli anni ‘90. Vedere il Bari così, invece, fa male al cuore. Ho negli occhi il San Nicola gremito e stracolmo di entusiasmo. Adesso si deve guardare avanti e avere la forza di risalire. Una proprietà come forte come la famiglia De Laurentiis può riportare i biancorossi in A entro tre anni: quello è il palcoscenico che di diritto spetta ad una realtà appassionate come poche».

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