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puglia

Tv, 19 emittenti regionali
cosi' rischiamo chiudere

Tv, 19 emittenti regionalicosi' rischiamo chiudere

10 Aprile 2017

BARI - Gli editori del gruppo 'Tv insiemè - che raggruppa 19 emittenti di Puglia e Basilicata fortemente radicate nel territorio - esprimono 'forte preoccupazionè per il reale e concreto pericolo di chiusura delle proprie aziende radiotelevisive. Il giudizio viene espresso al termine dell’incontro di oggi organizzato per analizzare lo schema di regolamento con cui lo scorso 24 marzo il Consiglio dei Ministri ha riformulato i requisiti di accesso ai contributi statali per tutte le tv e radio locali in Italia.

Questo schema - si spiega in una nota - è ritenuto inaccettabile perché impedisce alla quasi totalità delle emittenti televisive locali l’accesso alle misure di sostegno che da anni vengono concesse dallo Stato proprio per aiutare la maggior parte delle imprese editoriali locali e garantire così il pluralismo dell’informazione.

In particolare, il nuovo schema di regolamento è fortemente penalizzante perché prevede che per accedere alle misure di sostegno le Tv locali debbano avere nel proprio organico un numero minimo di dipendenti talmente elevato, che pochissime sono in grado di rispettare: tale numero di dipendenti non è stato deciso sulla base delle attuali dimensioni imprenditoriali delle aziende del settore, ma sulla base del numero della popolazione di ciascun bacino/regione ed è stato elevato al punto tale da impedire l’accesso a gran parte delle Tv, soprattutto a quelle che svolgono il delicato ruolo dell’informazione nelle regioni economicamente più svantaggiate.

Accade ad esempio - si precisa - che in un territorio ricco e popoloso come la Lombardia, con oltre dieci milioni di abitanti, un’azienda televisiva per accedere alle misure di sostegno deve contare 18 dipendenti, di cui 5 giornalisti; mentre, nella regione Puglia, con 4 milioni di abitanti (- 60% rispetto alla Lombardia), le Tv devono avere 16 dipendenti, di cui 4 giornalisti; addirittura per la Basilicata con soltanto 573.694 abitanti, pari al 5% degli abitanti della Lombardia, un’emittente deve contare 12 dipendenti, di cui 3 giornalisti. Non è prevista inoltre una valutazione proporzionata alla qualità della programmazione giornalistica, ma una valutazione che tiene conto di criteri di sbarramento «molto discutibili».

Tale schema di regolamento genera senza ombra di dubbio una concorrenza sleale ed una evidente violazione dei principi fondamentali del pluralismo e della democrazia dei soggetti attualmente operanti nel settore e degli utenti delle diverse Regioni italiane.

Gli editori chiedono pertanto un incontro urgente con le competenti commissioni di Camera e Senato per rivedere immediatamente i criteri del nuovo regolamento prima della definitiva approvazione che se non sarà modificata, provocherà inevitabilmente la chiusura della maggior parte delle Tv locali.

I sottoscrittori chiedono infine che - nelle more dell’approvazione del nuovo regolamento - venga emanato urgentemente il bando per dar corso ai contributi relativi all’anno 2016 con le regole ancora in atto stabilite dal DM292/2004» ed ottenere le misure di sostegno necessarie per non portare al tracollo l’intero comparto delle emittenti radiofoniche e televisive locali. Queste richieste sono già state poste alla attenzione di Matteo Renzi nel corso della sua visita sabato scorso a Bari e saranno fatte nei prossimi giorni anche ad altri rappresentanti politici.

Queste le emittenti firmatarie del documento: Canale 7, TRM Network, Telesveva, Amica 9 TV, Telemajg, Video Italia Puglia, Delta Tv, TeleDauna, Studio 100 TV, Tele Blu, Teleregione, Telefoggia, TRC, Canale 2, Viva la Puglia Channel, Euronews, Teletrullo. Studio 5, Tv Ofanto.

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