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immigrazione

Brucia il «ghetto»
di Rignano Garganico
Emiliano: stiamo lavorando

Il fuoco si è sviluppato in una delle baracche e si è poi propagato rapidamente. In 200 vivono stabilmente nel campo in condizioni assolutamente precarie

brucia il ghetto di Rignano Garganico

RIGNANO GARGANICO (FOGGIA) - Gran parte delle baracche fatiscenti in cui alloggiano da alcuni anni centinaia di persone di varia nazionalità è andata distrutta la scorsa notte in un incendio scoppiato per cause in corso di accertamento. Sul posto hanno lavorato cinque squadre di vigili del fuoco giunte da Foggia che stamani stano procedendo alla bonifica della zona. Nessuno dei residenti è rimasto ferito. Indagini sono state avviate da carabinieri e polizia.

Il fuoco si è sviluppato in una delle baracche e si è poi propagato rapidamente. I vigili del fuoco sono riusciti a evitare che le bombole di gas usate nelle baracche esplodessero. Al momento non si sa quale possa essere la destinazione delle persone che abitavano le baracche.

EMILIANO: LA REGIONE C'E' - «In queste ore si sta procedendo ad analizzare la situazione per verificare quanto necessario attuare nell’immediato». Lo assicura il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano in riferimento all’incendio che la notte scorsa ha interessato la baraccopoli di Rignano Garganico occupata da persone di varia nazionalità impegnate nella raccolta di prodotti agricoli nella zona.
«L'incendio del ghetto della provincia di Foggia - afferma Emiliano - è arrivato pochi giorni prima delle operazioni di sgombero umanitario dello stesso che la Regione Puglia e la Prefettura di Foggia stanno attuando al fine di porre termine a una situazione inaccettabile dal punto di vista umanitario, igienico e di ordine pubblico. Già da mesi la Regione Puglia aveva predisposto il piano che da oggi prenderà le mosse in emergenza per ridislocare i 300 lavoratori presenti presso il campo, dapprima in strutture di accoglienza temporanea e dopo in apposite strutture autocostruite, che verranno gestite di concerto con le imprese agricole che verranno responsabilizzate in tal senso». «Non si può escludere - conclude - che l’incendio sia stato un modo attraverso il quale ignoti abbiano voluto rendere inutilizzabile la struttura che, da più di dieci anni, era stata abusivamente realizzata nel territorio di San Severo».

CGIL: DISTRTTO IL 90% DELLA BARACCHE - Sono andate distrutte «quasi il 90%" delle baracche nell’incendio che ha investito il ghetto di Rignano Garganico (Foggia) dove vivono in condizioni di vita precaria centinaia di migranti impegnati nel lavoro nei campi e soprattutto nella raccolta di pomodori. Lo dice  la referente immigrazione della Flai Cgil, Magdalena Jarczac, da questa mattina sul luogo dell’incendio che anche la Regione Puglia non esclude possa essere doloso. «Quando siamo arrivati - riferisce Jarczac - girava voce tra i migranti che l’incendio fosse stato addirittura appiccato dalle istituzioni che volevano cacciarli via». Per Jarczac si tratta di «una strumentalizzazione di chi dal ghetto ci specula: i caporali, chi gestisce il giro di prostituzione che fa paura e che è animato anche da clienti italiani, chi spaccia droga, e da che gestisce una specie di night dove si trova di tutto». Jarczac ricorda poi che nei giorni scorsi, «insieme con alcune associazioni, abbiamo tenuto al ghetto un’assemblea in cui abbiamo comunicato ai migranti che la Regione sta individuando soluzioni abitative migliori». E dunque qualcuno potrebbe aver temuto di perdere il proprio giro d’affari.


Al momento nel ghetto si trovano «circa 350 migranti - precisa Jarczac - e molti stanno già ricostruendo le baracche con pezzi di legno e plastica, e tutto quanto si riesca a trovare in giro. In tanti, però, hanno messo le poche cose che avevano in valigia e sono andati via, a cercare posti alternativi dove dormire». Anche per Jarczac, che comunque attende la relazione di vigili del fuoco prima di fare ipotesi, l'incendio potrebbe essere doloso perchè si «è sviluppato in una maniera particolare, lasciando intatte le baracche centrali». E poi, aggiunge, «alcuni migranti ci hanno detto che già da qualche giorno avevano spostato le proprie cose in un altro ghetto, ad Andria, come se girasse già voce che sarebbe accaduto qualcosa». Ora, prosegue, «stiamo distribuendo i pasti perchè qui hanno perso tutto. E ci dispiace davvero perchè la parte sana del ghetto è la maggioranza, sono persone che lavorano e non danno fastidio a nessuno». «Poi - conclude - ci sono 30-40 persone che vogliono gestire tutto»

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