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In Puglia e Basilicata

L'intervista

Eccellenze sanitarie, a Lecce Urologia da record: all'ospedale Vito Fazzi 1200 interventi in un anno

Eccellenze sanitarie, a Lecce Urologia da record: all'ospedale Vito Fazzi 1200 interventi in un anno

Allarmante l’incidenza del tumore alla vescica: 480 operazioni. Apparecchiature all’avanguardia con chirurgia robotica e laser

13 Maggio 2022

Monica Carbotta

Alta incidenza di cancro della vescica e di tutti i tumori uroteliali nella provincia di Lecce. È allarme. Ne parla il direttore dell’unità operativa complessa di Urologia del Vito Fazzi Vincenzo Pagliarulo. Un reparto d’eccellenza che, insieme ad altre divisioni della Asl, dispone del Da Vinci Xi per gli interventi con indicazioni di chirurgia robotica. A tal proposito Lecce, nel primo mese di attività del Da Vinci, è uno dei centri con la più alta casistica di interventi, secondo AB Medica.

Si parla di aumento di incidenza del cancro della vescica; cosa racconta la sua esperienza a Lecce?

«Se su scala nazionale non ci sono variazioni sull’incidenza dei tumori della vescica, la realtà locale è invece diversa. Già qualche anno fa il registro tumori aveva riportato che nella provincia di Lecce si registrano tassi più alti rispetto alle altre province pugliesi e decisamente più alti rispetto alla media nazionale. La nostra pratica clinica conferma questi dati. La cosa più allarmante è che c’è una grande proporzione di pazienti che al momento della diagnosi ha un tumore avanzato della vescica. Un altro dato che mi preoccupa è che vediamo un numero molto alto di pazienti con tumore delle alte vie urinarie, cioè di rene e uretere, che normalmente dovrebbero rappresentare solo il 5 per cento di tutti i tumori uroteliali».

I numeri del suo reparto?

«Malgrado la pandemia abbia creato delle limitazioni al trattamento della patologia benigna, la chirurgia oncologica non ha subito rallentamenti, almeno nella nostra realtà urologica. Dal mio arrivo, secondo i dati estrapolati dai registri elettronici di sala operatoria, sono stati eseguiti circa 800 interventi nel 2020 e 1200 nel 2021. Complessivamente, 480 per tumore della vescica, 125 per tumore della prostata, circa 120 per tumore del rene, per menzionare le patologie oncologiche più frequenti».

Quanti posti letto e quali prestazioni offre il suo reparto?

«Secondo l’ultimo piano regionale l’Unità Operativa di Urologia dispone di 24 posti letto. Oltre alle prestazioni in regime di ricovero ordinario, garantiamo il servizio di chemio e immunoterapia endovescicali per il trattamento dei tumori vescicali non infiltranti in regime di Day Hospital, il servizio di piccola chirurgia e scleroembolizzazione in regime di Day Service. Offriamo prestazioni ambulatoriali specialistiche, in particolare il servizio di endoscopia (cistoscopie) delle biopsie prostatiche, convenzionali e fusion, di urodinamica, di urologia oncologica e della calcolosi delle vie urinarie».

Inoltre?

«Inoltre, sin dal mio arrivo a Lecce, ho istituito un gruppo multispecialistico che si incontra ogni settimana per discutere collegialmente tutti i casi di pazienti con tumore urologico; questo garantisce che ogni decisione sia il risultato di una scelta condivisa da tutti e sia presa nel rispetto delle linee guida».

Quali sono le patologie urologiche più comuni che trattate?

«Sicuramente le problematiche oncologiche sono quelle che gravano maggiormente sulla nostra attività. In particolare ricordiamo che il tumore della prostata è il più frequente nell’uomo, ma anche tumori delle vie urinarie, del rene e del testicolo».

Cosa è importante fare in questi casi?

«In questi casi il nostro impegno non è solo rivolto alla cura delle patologie menzionate, ma anche alla diagnosi precoce che rappresenta una opportunità per trattamenti meno aggressivi e, talvolta, differiti».

Quali sono gli altri capitoli della vostra attività?

«Gli altri due grandi capitoli della nostra attività sono l’urolitiasi, cioè la calcolosi delle vie urinarie, e l’ipertrofia prostatica benigna, cioè l’ingrossamento della prostata».

Le apparecchiature che avete in dotazione come le giudica?

«Devo riconoscere che per l’Urologia la Asl di Lecce ha fatto grandi investimenti che ci consentono di offrire alla nostra utenza le opzioni diagnostiche e terapeutiche più evolute sul piano tecnologico, basti pensare al sistema robotico Da Vinci (per le patologie oncologiche), al laser ad Olmio da 140 Watts (calcolosi ed ipertrofia prostatica), al Rezum ed Echolaser (ipertrofia prostatica), al sistema per le biopsie prostatiche fusion, ed altro ancora».

Il nuovo robot Da Vinci è a pieno regime? Quanti interventi avete effettuato e cosa si attende dal futuro?

«Assolutamente si. A detta dell’AB Medica, che distribuisce il sistema robotico in Italia, siamo stati uno dei centri che in questi anni ha prodotto la casistica più alta nel primo mese di attività; parliamo di 30 casi, assieme alla Chirurgia Generale, rispetto ad una media di 14-15. A questo ritmo mi aspetto che in futuro un solo sistema robotico non sarà sufficiente a soddisfare tutte le richieste di prestazione, soprattutto se più specialità chirurgiche del nostro ospedale se ne dovranno avvalere, come è giusto che sia».

Qual è l’approccio del paziente nei confronti della chirurgia mini invasiva?

«Oggigiorno è difficile che per una patologia vi sia un solo approccio o una sola soluzione terapeutica. Se a parità di risultato esiste una soluzione meno aggressiva, che si chiami laparoscopia, o chirurgia robotica o altro ancora, questa deve essere proposta perché garantirà un ritorno alla normalità più rapido. Ma attenzione, non tutti i pazienti sono dei candidati. Se fossi un paziente terrei conto di due aspetti: affidarmi al medico con cui ho instaurato un rapporto di fiducia ed affidarmi ad un centro che disponga di un ventaglio di opzioni il più ampio possibile, dove è più facile che la scelta terapeutica sarà imparziale».

Quanto incide nel post-operatorio lo stato psicologico del paziente?

«Ci sono studi clinici che lo dimostrano. In particolare nel paziente oncologico, ma non solo, c’è una relazione tra il profilo psicologico preoperatorio e tutta una serie di parametri post operatori, come per esempio la percezione del dolore, i tempi di rientro sul posto di lavoro e la qualità di vita in generale. Pertanto, di questo noi chirurghi dobbiamo tener conto e, soprattutto prima di chirurgie maggiori, sarebbe opportuno definire il profilo psicologico di alcuni pazienti ed in casi selezionati istituire servizi di consulenza specialistica».

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