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Taranto, ArcelorMittal taglia: sindacati in rivolta, appello al Governo

Taranto, ArcelorMittal taglia: sindacati in rivolta, appello al Governo

L'azienda ha annunciato nei giorni scorsi una ulteriore riduzione del personale di manutenzione e di esercizio dello stabilimento

20 Settembre 2020

Mimmo Mazza

TARANTO - ArcelorMittal annuncia una ulteriore riduzione del personale di manutenzione e di esercizio dello stabilimento di Taranto e la fermata o il ridimensionamento degli impianti dell’area laminazione, i sindacati preparano la mobilitazione. Torna molto teso il clima all’interno dell’acciaieria più grande d’Europa. Fim, Fiom, Uilm e Usb ritengono che le ultime scelte dell’ad Lucia Morselli determino «un elevato rischio di incidente con serie ripercussioni per i lavoratori» e per scrivono alla presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministero dello Sviluppo Economico, ai commissari di Ilva in As, al Prefetto di Taranto, alla procura della Repubblica, ad Arpa e Spesal, annunciando che domani si riuniranno e decideranno «le azioni di mobilitazioni da intraprendere. Nulla - precisano - è escluso. Il tempo è abbondantemente scaduto, ArcelorMittal non è e non sarà mai un interlocutore affidabile. Il Governo intervenga immediatamente o sarà caos totale».

I sindacati spiegano che «le criticità impiantistiche, più volte segnalate anche agli enti ispettivi da parte dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls), sono ormai evidenti, non ultimo venerdì scorso si è verificato un cedimento del nastro trasportatore D/26 della linea D dell’agglomerato del siderurgico. ArcelorMittal, di fatto, mette a serio rischio - puntualizzano - la salvaguardia degli stessi impianti del siderurgico con conseguenze irreparabili ma, soprattutto, l’incolumità di chi ci lavora». Fim, Fiom, Uilm e Usb sostengono di aver «mendicato da mesi un incontro al Ministero dello Sviluppo economico, ministero completamente assente anche per le problematiche che riguardano i lavoratori di Ilva in AS e la catastrofica situazione dell’appalto. La totale assenza di risposte da parte del Governo sta contribuendo pesantemente ad alimentare un clima di esasperazione, per certi versi peggiore del 2012. La situazione è oramai esplosiva e non più gestibile. ArcelorMittal ha fatto quello che ha voluto, con il silenzio assenso di un Governo che - concludono - è incapace o, peggio ancora, complice».
«Le nuove fermate e riduzioni dell’attività degli impianti comunicate venerdì da ArcelorMittal sono l’ennesimo atto provocatorio nei confronti dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali» aggiunge Rocco Palombella, segretario generale Uilm. «Negli ultimi giorni la multinazionale ha accelerato azioni - spiega il sindacalista - che non hanno giustificazioni economiche e organizzative, come la diminuzione del personale di manutenzione nelle acciaierie che aumenta il rischio incidenti e infortuni. ArcelorMittal ha ormai deciso di rompere definitivamente per arrivare alla fermata dello stabilimento. Il Governo ne prenda atto e intervenga urgentemente».

«La situazione ormai è insostenibile e intollerabile - dichiara il leader Uilm - la multinazionale sta provando a creare uno scontro con i lavoratori per addossargli la responsabilità della fermata del sito di Taranto. Per noi la sicurezza dei lavoratori e degli impianti è un tema imprescindibile e non negoziabile» sottolinea Palombella che dice: «Non vogliamo essere correi di incidenti e infortuni».

«Il Governo ha la responsabilità di questa situazione - aggiunge il leader della Uilm - perché non ha mai ascoltato le grida di allarme dei lavoratori e dei sindacati sui mancati interventi della multinazionale su sicurezza, ambiente e investimenti. ArcelorMittal va mandata via per inadempienza contrattuale, economica, ambientale e perché continua a distruggere un territorio e gli impianti mettendo a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini».

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