Giovedì 01 Ottobre 2020 | 18:41

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Aiuti fiscali al Sud, Pertosa: «Misura giusta, ottime prospettive per investitori»

L’imprenditore di Monopoli irrompe nella polemica

Pertosa: bene per tutti la decontribuzione

 «Confindustria non è il Vangelo». L’imprenditore di Monopoli Vito Pertosa irrompe nella polemica sugli aiuti fiscali alle aziende del Sud decisi dal governo. Il presidente del gruppo «Angel» ribalta l’orientamento espresso – senza prese di posizione ufficiali - dall’organismo degli industriali, soprattutto per la parte relativa al taglio del 30 per cento dei contributi fiscali relativi agli assunti e ai neoassunti in favore delle imprese che investono nel Mezzogiorno. «Assurdo considerarla una decisione politica: ci si lamenta sempre del Sud, lo si considera una palla al piede e poi, quando ci sono misure che consentono di attrarre investimenti, si fa polemica».

Intanto va all’attacco di Confindustria...

La stragrande maggioranza delle imprese italiane non sono iscritte a Confindustria. Non posso aspettarmi un orientamento diverso da un’associazione che ora ha una forte connotazione nordista. Ci può anche stare, ma ripeto: Confindustria non è il Vangelo. L’unico a cui credo è quello della Chiesa cattolica. Rappresentare le imprese italiane non è facile, specie quelle più grandi: bisogna avere molta esperienza, un background che è difficile crearsi se non ce l’hai.

Poi si è messa di mezzo la politica, tra Forza Italia e Lega a rincarare la dose.

Hanno paura perché la misura può incidere dal punto di vista elettorale, siamo alla vigilia delle regionali. Ma se guardiamo la cosa da quel punto di vista siamo morti. Occorre obiettività: è utile aumentare la carica di attrazione del Mezzogiorno in termini di investimenti? Sì, la misura a quello serve: dare un orizzonte più lungo di decontribuzione e chi lo sa, e fa impresa, non ci pensa due volte. Giudico positivo un altro elemento: la misura è di più ampio respiro. Dovrebbe durare alcuni anni. Ecco perché è importante. Lo dovrebbero capire gli imprenditori del Nord che investirebbero al Sud con prospettive lusinghiere a lungo termine. Così come gli imprenditori esteri.

Anche se ci sono altri problemi: burocrazia, sicurezza…

In Europa, come dappertutto, si sceglie di investire dove ci sono le migliori condizioni di business. Per il Sud Italia vale questo ragionamento: ci sono diversi problemi che hanno frenato gli imprenditori, ma un’opportunità fiscale permetterebbe di investire qui in tecnologia e innovazione, in un mercato non piccolo. Ecco la differenza: io in Slovacchia, per esempio, avrò anche un costo del lavoro più basso ma un mercato molto più piccolo del nostro. Se qualcuno ha dubbi, questa è l’occasione. Certo, ci sono problemi come la burocrazia, un problema tutto italiano.

Come superarlo?

Concentrandosi su poche iniziative di governo, con chiarezza senza perdere di vista gli obiettivi. La sorprenderà quello che sto per dire, ma la riforma strutturale più importante da fare in termini di sburocratizzazione è la riforma elettorale. La madre di tutte le riforme.

Perché?

Incide molto più sull’economia di altre misure. Prendere provvedimenti perché ci sono le elezioni in Molise o a Roma significa avere orizzonti cortissimi dal punto di vista dell’azione politica. Si fanno cose per accontentare tutti, finendo comunque per scontentare. Eliminare gli ostacoli burocratici è complicato. Per farlo ci vuole un orizzonte di cinque anni. Prenda, per esempio, il presidente francese Macron: ha fatto riforme che in Italia è impossibile fare perché qui la politica ha il fiato cortissimo. Bisogna seguire quella strada al fine di consentire a qualsiasi governo la possibilità di incidere, con un orizzonte di cinque anni, senza scontentare nessuno.

Il Nord chiede una zona economica speciale come contropartita a quello che ritiene un aiuto di tipo assistenziale al Sud. Ce la faremo a uscire dalle polemiche e dalla crisi?

Non sono la stessa cosa. Al Nord, anche durante il momento più difficile dell’epidemia, ci sono imprese che hanno lavorato. Bisognerebbe vedere i singoli casi. Quanto al farcela, ce la dobbiamo fare. Pensiamo ai nostri nonni: hanno vissuto due guerre. E durante la guerra non è che rifugiandoti in casa, come per il coronavirus, eri sicuro di aver salva la vita. Anzi.

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