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La Corte d’appello di Lecce (presieduta dal giudice Ettore Luigi Nesti) ha annullato la confisca di beni per un valore di circa dieci milioni di euro a distanza di nove anni dal sequestro disposto dal tribunale di Taranto nei confronti di Ernesto Spezio, imprenditore di 62 anni, di Martina Franca. La misura di prevenzione fu disposta sul presupposto di elementi ritenuti dagli inquirenti "sufficienti a dimostrare la pericolosità sociale» dell’indagato e «la sproporzione tra i redditi di lecita provenienza di cui aveva disponibilità e il valore dei beni a lui riconducibili direttamente o indirettamente». Secondo la tesi originaria dell’accusa, l’imprenditore aveva ceduto le quote della società (proprietaria di tutti i beni immobili sequestrati) ai suoi figli per evitare di essere oggetto di una misura di prevenzione patrimoniale che aveva già subito circa quindici anni prima. I sigilli furono apposti a sette immobili, tra cui un hotel in costruzione, una discoteca, un autoparco, un’immobile sede di un liceo artistico , e tre locali commerciali concessi in locazione a terzi, tre motocicli e due autovetture di media cilindrata. La Corte d’appello, nel provvedimento di restituzione dei beni, spiega che «nell’arco temporale che segna la patrimonializzazione dello Spezio deve rivelarsi che non risultano condotte delittuose che consentano di affermare che lo Spezio avesse commesso reati che abbiano effettivamente generato profitti in capo a costui o che abbiano costituito l’unico reddito del proposto, o quanto meno una componente significativa di tale reddito».

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