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Turismo, bonus vacanze buttato a mare: ci danneggia

Federalberghi e Confindustria: «Il settore è in piena crisi di liquidità» e ancora in affanno

Bari, bonus vacanze buttato a mare: ci danneggia

BARI - Chi non conosceva «Io», adesso sarà indotto a farlo. La prima versione dell’app dei servizi pubblici (che integra pagoPA per effettuare pagamenti verso la Pubblica amministrazione) si presenta di fatto al grande pubblico gestendo la procedura per ottenere il bonus vacanze. Nel benvenuto, lo scopo è spiegato immediatamente («Ciao! Questa è la prima versione aperta a tutti i cittadini che evolverà e migliorerà continuamente consentendo agli enti pubblici di portare i propri servizi e agli italiani di avere servizi pubblici nuovi, moderni e centrati sulle proprie esigenze»).

Dopodiché si passa subito al dunque, cioè al motivo per cui in molti nei prossimi giorni scaricheranno l’applicazione sullo smartphone: richiedere (lo hanno fatto già più di 250mila italiani), incamerare (digitalmente) e spendere (sono 3mila ad averne già usufruito) il contributo da utilizzare fino al 31 dicembre.

Nell’altro articolo ne spieghiamo i dettagli, in questo, oltre a registrare la reazione tiepida dei concittadini che, appena usciti dall’incubo di un’epidemia (che potrebbe tornare virulenta), sono più che altro alle prese con le conseguenze economiche del lockdown, riportiamo il giudizio sulla misura degli addetti ai lavori. Può darsi che col passare delle settimane l’agevolazione decisa dal Governo (stimata complessivamente in 2,4 miliardi) prenda piede, ma di sicuro finora è stata criticata e osteggiata sia dagli esercenti sia dai consumatori di un settore (il turismo) che vale (a regime) il 13% del Pil nazionale e il 14% dell'occupazione («non aiuterà il turismo né le famiglie - ha affermato Codacons - e non contribuirà a ridurre la spesa degli italiani che decideranno di andare in villeggiatura questa estate. La procedura per accedere al bonus è un rompicapo che scoraggerà»).

GOCCIA - Il turismo è stato il primo settore ad avvertire le avvisaglie della crisi e sarà probabilmente l’ultimo a ripartire completamente, visto che a luglio si pensa, più che a questa stagione, al prossimo anno. Già a febbraio erano state registrate le prime flessioni, a marzo si è avuto un vero e proprio tracollo delle presenze negli esercizi ricettivi (-92,3% per gli stranieri e -85,9% per gli italiani). Nei due mesi successivi il mercato si è completamente fermato: -97,8% ad aprile e -94,8% a maggio. Poi, con la fine delle restrizioni, c’è stato un lentissimo riavvio anche in Puglia, dove si conferma la tendenza: turismo regionale, al massimo interregionale, caratterizzato da pochi giorni di permanenza, perlopiù balneare (le altre località, a cominciare dal capoluogo, sono infatti in grave sofferenza).

In questo quadro, il bonus vacanze è una goccia nel mare, peraltro amarognola (per chi ha problemi di liquidità) e indigesta (solo 3 strutture su 10 sono disposte ad accettarlo). «Si basa - spiega Francesco Caizzi, presidente di Federalberghi Puglia e Bari-Bat - su redditi molto bassi e riguarda solo chi va in vacanza, creando sperequazioni in base ai territori. Dal Nord la maggior parte dei clienti si sposterà nelle zone limitrofe. Anche da noi avverrà, ma l’impatto economico è decisamente inferiore, considerando anche che c’è tanta gente che ha già utilizzato le ferie ed è in cassa integrazione, quindi impossibilitata ad andare in vacanza».

QUADRO - Le strutture ricettive alberghiere o extra alberghiere sono labor intensive, cioè per funzionare hanno bisogno di personale senza troppe riduzioni, come invece potrebbe accadere in altri settori. «Assolutamente sì - continua Caizzi -. Quindi che facciamo, paghiamo i dipendenti col bonus vacanze? Oppure puntiamo sulla cessione del credito alle banche con i risultati già visti per disoccupazione, prestiti alle imprese e agevolazione sui mutui? Sarà un successo se il bonus verrà utilizzato dal 30% delle strutture. Parlo di quelle aperte. Perché qui i problemi sono altri. Ci sono difficoltà operative e quindi ripartirà chi è nelle località balneari, ma gli altri in molti casi resteranno chiusi. Dei 70 alberghi attivi su 100, in una stagione corta come questa, non si supera mediamente il 50% della capienza. Dopo l’enorme lavoro fatto negli ultimi tre lustri, purtroppo siamo tornati agli anni 70. Soprattutto il mercato estero ha bisogno di voli che non ci sono. Venire al sud dall’autostrada Adriatica è un percorso a ostacoli, l’Alta velocità ferroviaria è nel libro dei sogni. Spero che questa pandemia diventi un’opportunità per dare infrastrutture al Mezzogiorno».

SCENARIO - Gli investimenti nel settore alberghiero sono rilevanti («ci vogliono decenni per ammortizzare i costi»), così come sono consistenti gli sforzi per far ripartire un hotel («a chi immagina sconti per riempire le stanze rispondo che non conosce il settore: ci sono i dipendenti, abbiamo Imu e Tari salatissime. In molti casi conviene non riaprire»), soprattutto quando si prevede un decremento che da fine maggio a settembre andrà, rispetto allo scorso anno, dal 40% al 70%. «Io voglio essere comunque ottimista - conclude Caizzi -. Guardo al 2021. Spero che il vaccino arrivi e il comparto riparta. Nel prossimo marzo contiamo di tornare ai livelli già raggiunti e riconosciuti a livello internazionale, supportati dal lavoro di promozione che ci permette di essere punto di riferimento in Italia e all’estero. Continueremo a investire e ad aprire strutture. Non possiamo lasciare spazio ad altre destinazioni. Ma intanto cerchiamo di non perdere il capitale umano, facendo sopravvivere le aziende con la reimmissione dei dipendenti. Le agevolazioni devo transitare tramite le aziende finalizzandole all’occupazione».

ATTESA - I concetti espressi trovano conferma anche nell'analisi di Cosimo Ranieri di Confindustria Turismo Bari Bat. «Ritengo che l’idea del bonus vacanze sia buona nella teoria, meno nella pratica in quanto necessiterebbe di procedure più agevoli ed efficienti, di una platea di beneficiari più ampia e di un’anticipazione inferiore all’80% da parte delle aziende, che sono già in forte difficoltà a livello finanziario. Restiamo comunque in attesa dei dati relativi almeno alle prime due settimane per confermare o smentire questa valutazione. Attualmente mi risulta che meno del 5% degli esercenti siano disponibili all’accettazione del bonus. Molti però hanno riaperto da poco e hanno bisogno di tempo per cambiare eventualmente idea al riguardo, in particolare per le strutture più economiche. Del resto, abbiamo riscontrato un vero e proprio crollo del fatturato del primo semestre rispetto a quello del 2019 oltre che rispetto alle proiezioni pre Covid-19, che preannunciavano un anno boom. Da un punto di vista pratico, chi è rimasto aperto durante il lockdown ha lavorato con il solo scopo di mantenere la struttura viva e di offrire servizi essenziali ai pochi viaggiatori business del periodo, cercando di contenere le perdite».

RIPARTENZA - Il momento più impegnativo arriva adesso, con i turisti sia business sia del tempo libero che stanno pian piano tornando a crescere. «Si rende necessario - spiega Ranieri - riattivare gradualmente tutti i servizi richiesti dalla clientela che erano rimasti fermi, seguendo alla lettera i protocolli di sicurezza. Ciò comporta dei costi operativi maggiori a fronte di una clientela più sensibile al prezzo. Non sono meccanismi semplici da rimettere in moto. Però queste nuove sfide ci rendono più fiduciosi e appassionati oltre che più impegnati, sebbene ci siano gravi criticità di natura economico-finanziaria. Il turismo è il settore più colpito insieme con i trasporti, le cui fortune sono peraltro legate indissolubilmente. A settembre sarà molto dura ottemperare alle scadenze fiscali. Mi auguro che ci sia un sostegno pubblico maggiore in favore delle imprese turistiche, una volta chiusa dal Governo la partita del Recovery fund. Poi sarà fondamentale lavorare in proiezione del 2021 e degli anni a venire. La nostra destinazione, pur avendo tanti punti di forza su cui fare leva anche nei prossimi anni, necessita di tanto lavoro, in parte già avviato, su alcune direttrici: in particolare, sulla creazione di nuovi attrattori turistici, sulla valorizzazione di quelli attuali, sui collegamenti ferroviari, sulla mobilità urbana, sulla pedonalizzazione e viabilità dei quartieri più frequentati dai turisti, sul decoro urbano, sulla sicurezza, sul marketing turistico e culturale, sulla formazione degli operatori pubblici e privati del settore. Pubblico e privato sono chiamati oggi più che mai a lavorare insieme su tavoli tematici periodici, mettendo al servizio della collettività le migliori competenze, attraverso un percorso di idee finalizzato alla realizzazione in tempi brevi di progetti ambiziosi e all’ottimizzazione della gestione delle risorse a disposizione del territorio. Bari e la Puglia hanno una grande chance di ripartenza e di crescita attraverso il turismo».

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